Arriva maggio e, in piena primavera, arrivano le “Feste di Maggio” con città spagnole e latinoamericane che si riempiono di decorazioni floreali e di croci infiorate e decorate. Tutto ruota intorno al 3 maggio, la Festa della Croce, che nelle Canarie coincide con l’anniversario della fondazione di Santa Cruz de Tenerife, Santa Cruz de La Palma e del Puerto de la Cruz, città che per questo motivo festeggiano in modo particolarmente sentito questa ricorrenza. Nell’espansione nel “nuovo mondo” infatti, i conquistatori spagnoli spesso davano nome alle nuove città facendo riferimento alla ricorrenza religiosa del giorno della fondazione. Era infatti il 3 maggio del 1493 quando il conquistatore delle isole Canarie, Alonso Fernández de Lugo, fondò Santa Cruz de La Palma. E l’anno successivo, sempre il 3 maggio, appena sbarcato sulla costa di Tenerife per dar inizio alla definitiva conquista militare dell’isola, piantò una croce sul suolo di quella che diventerà Santa Cruz de Tenerife. Quella croce, conosciuta come “Santa Cruz Fundacional” (la croce santa della fondazione) è conservata nella locale chiesa della Concepción.

Ma sarebbe un errore pensare che le feste e le celebrazioni che ruotano intorno alla Festa della Croce siano una prerogativa delle tante città che ne portano il nome. Si tratta di qualcosa molto più antico, che risale alle origini del cristianesimo occidentale. Basti pensare che oggigiorno nelle Canarie il luogo più di tutti associato a queste feste non porta il nome della “croce”: è il comune di Los Realejos, nel versante nord di Tenerife, famoso per le centinaia di croci e cappelle che vengono adornate e decorate in questi giorni, per il culto religioso e le manifestazioni popolari che vi ruotano intorno, e per gli spettacolari fuochi artificiali della notte del 3 maggio.

La “Vera Croce”

Il nome ecclesiastico della festa del 3 maggio è “Invenzione della Santa Croce”, dal latino “invenio” cioè scoperta, ritrovamento. Fino agli anni 60 del XX secolo esistevano in realtà due feste della croce nel calendario liturgico: la festa della “Invenzione della Santa Croce”, il 3 maggio, e la festa della “Esaltazione della Santa Croce” il 14 settembre. Quest’ultima commemora la dedica delle basiliche che l’imperatore Costantino volle edificare a Gerusalemme sul Monte Calvario e sul Santo Sepolcro, ed è quella che, per esempio a Tenerife, si celebra come “Festa del Cristo” a La Laguna ed a Tacoronte. La prima invece è più antica ed era già perfettamente consolidata come festività religiosa tra i cristiani che vivevano nel sud della penisola iberica conquistata dagli arabi nel 711 dC. Con il Concilio Vaticano II la festa liturgica della “Invenzione” fu accorpata a quella della “Esaltazione”, ma a livello popolare rimane sentita e celebrata in modo estremamente diffuso in Spagna ed in America Latina.

A tutti è noto il racconto che narra come l’imperatore Costantino ebbe la visione di una croce con la famosa frase “in hoc signo vinces” (sotto questo segno vincerai). Costantino vinse, promulgò un anno dopo, nel 313, l’Editto di Milano che concesse la libertà religiosa ai cristiani e alla fine si convertì egli stesso al cristianesimo. Questa è storia. Ma la leggenda racconta che Elena, sua madre, già convertita, viaggiò fino a Gerusalemme per cercare la croce sulla quale era morto Gesù. Dopo varie peripezie ne trovò ben tre e per stabilire quale fosse quella “vera” le collocò a turno vicino al corpo di una persona da poco morta. Al terzo tentativo la persona resuscitò. Era un 3 maggio. La “vera croce” fu quindi mostrata in giro per tutta Gerusalemme e da quel momento migliaia di suoi presunti frammenti sono conservati come reliquie, dispersi per tutta la geografia del cristianesimo.

“Vestir y enramar la Cruz”


Molte delle festività del cristianesimo primitivo si sono affermate attraverso la sincretizzazione di tradizioni e culti preesistenti, attraverso cioè l’unione, assimilazione e fusione tra forme popolari e pagane ed il nuovo significato religioso cristiano. La primavera è sempre stato un periodo di feste religiose e popolari legate alla esaltazione della natura che inizia un nuovo ciclo vitale, con riti specialmente legati alla figura dell’albero, e nella liturgia cristiana spesso ci si riferisce alla Croce come “albero”. È quindi più che ragionevole supporre che l’impegno delle gerarchie ecclesiastiche per eliminare vecchie superstizioni e pratiche pagane contrarie alla morale cristiana abbiano favorito la trasformazione e il raggruppamento delle feste naturalistiche di maggio, data la similitudine di significati e motivazioni, intorno al nuovo simbolo della Croce, che nel cristianesimo è appunto il simbolo per eccellenza di rinascita ad una vita nuova.

Nella penisola iberica è molto frequente incontrare situazioni in cui tuttora coesistono gli antichi elementi pagani con i nuovi elementi cristiani, soprattutto in Castiglia, Estremadura e Andalusia dove è fortemente radicata la tradizione della “festa delle croci di maggio”, tradizione che quindi giunse nelle Canarie con il flusso di coloni dopo la conquista delle isole. Fondamentale fu, in questo senso, l’attività delle tantissime Confraternite della “Santa Vera Cruz y Misericordia”. Quella di Santa Cruz de La Palma, per esempio, vi fu fondata con bolla pontificia già nel 1558, appena 60 anni dopo la conquista.

Il simbolo della croce cristiana iniziò a proliferare, come forma di sacralizzazione, in ogni sorta di luogo della vita civile: lungo sentieri, in zone di attraversamento pericoloso, vicino a fonti d’acqua e all’entrata delle abitazioni. Tutte queste croci vengono “vestidas y enramadas” per il 3 di maggio, cioè addobbate e decorate con motivi soprattutto floreali. La tradizione popolare floreale legata alla festività della Croce del 3 maggio risale al XVII secolo e raggiunse il massimo splendore tra il ‘700 e l’800. Anticamente si adornavano le croci nelle case delle famiglie più ricche con gioielli e tessuti pregiati e la gente si riuniva per andare a visitarle. Nella festa come la conosciamo oggi, vengono preparate croci con motivi naturalistici e floreali dagli abitanti dei vari quartieri cittadini, da associazioni, da artisti dilettanti e professionisti, con concorsi artistici e altre manifestazioni legate alle tradizioni floreali e primaverili.

“El piquer de las calles”

Forse però l’appuntamento più spettacolare è quello della sfida a colpi di fuochi artificiali, tra gli abitanti di due strade del Realejo Alto: la Calle El Sol e la Calle El Medio Arriba. Le due piccolissime rispettive cappelle diventano un tripudio di fiori e decorazioni, così come le facciate delle case. “El pique”, cioè la sana rivalità tra gli abitanti delle due vie, ha origine verso la fine del ‘700 quando le due vie erano residenza di due classi sociali ben differenziate, i proprietari terrieri della Calle El Medio e i mezzadri e piccoli contadini della Calle El Sol. La pirotecnica è sempre stata protagonista nelle feste canarie, e Los Realejos è uno dei comuni con maggiore tradizione professionistica in questo campo. Facile quindi intuire come il “pique” del Realejo Alto sia ormai una vera battaglia campale… in cielo.

Felices Fiestas de Mayo!

di Gianni Mainella