Questa notte ti ho sognata e te lo voglio raccontare.

Eri tornata viva, luminosa e laboriosa.

Profumavi di crema solare di giorno e di mille fragranze diverse la sera.

Noi umani ovunque ci incontravamo, sulle spiagge o dentro un centro commerciale, anche senza conoscerci, ci sorridevamo tutti.

Faceva molto caldo ed io giravo tra i banchi di un mercato a scegliere e poter vedere le cose finalmente di persona e non da una pagina web.

Tu ci mandavi una bella e fresca brezza che ci aiutava a respirare e nessuno voleva ritornare a casa, perché era piacevole rimanere tutti assieme.

Mi ritrovai poi dentro un pub per inglesi.


Di quelli con l’immancabile karaoke a base di Elvis e Neil Diamond.

Entrambi nel mio sogno erano molto adirati di come venivano storpiati.

Il primo mi disse di non riuscire a riposare in pace, il secondo minacciò di farci causa a tutti.

Non so cosa risposi perché nel mio sogno un po’ movimentato ero in compagnia di alcuni amici e tu avevi deciso di farci un regalo.

Ci portasti su fino al cratere del Teide, trasformato solo per noi in un immenso pentolone che friggeva Churros.

Al ritorno, giù in città, le strade erano in festa tipo un carnevale, ma al posto del talco profumato, lanciavamo in aria con grossa soddisfazione la farina manitoba e poi in ogni nostro drink non c’era ghiaccio ma cubetti di lievito di birra.

Erano ritornati qui molti pensionati ed aficionados anche se non era ancora inverno.

Eh si, avevano deciso di passare da te anche l’estate, visto che con la pandemia e la paura, nei mesi passati non si erano goduti la permanenza.

Io ti raccontavo di come tutti noi abbiamo superato questa reclusione e ci siamo fatti forza, riguardando le foto di te in mille pose ed in diverse epoche e stagioni.

Tu mi hai sorriso e sono certa di averti anche vista arrossire.

Nel sogno mi hai mostrato come molti dei tuoi sentieri ora sono selvaggi ed impraticabili per mano della vegetazione che si è fatta spazio o dalle varietà di uccelli che hanno nidificato nei posti più impensabili.

Però me lo dicevi con un velo di tristezza perché vorresti che anche noi umani ti trattassimo con il loro stesso rispetto.

Ti ho vista anche piangere sai?

Quando mi hai mostrato tutte quelle povere anime di cani abbandonati e di quelli morti, gettati giù nei tuoi profondi barranchi.

Lì ti ho stretta forte a me ma sei tornata subito pragmatica e propositiva.

Infatti mi hai chiesto come fare per salvare i molti conigli selvatici e ricci che ormai girano indisturbati sulle strade ed autostrade. Non ti ho risposto e mi sono vergognata per non avere una soluzione.

Non te la sei presa a male ma anzi hai subito cambiato argomento impaziente di darmi le buone notizie.

Dicevi che grazie a questo fermo dell’uomo, ci sarebbe stato tantissimo pesce in abbondanza per molte famiglie e ristoratori ma anche alcuni “strani” effetti collaterali.

Ad un certo punto ebbi paura, perché sono certa di aver visto alcuni esemplari di pterodattili venire verso di noi, ma tu mi rassicurasti dandomi della sciocca perché non riconoscevo più i miei adorati gabbiani, solo cresciuti in modo spropositato grazie alla maggiore quantità di cibo.

In questo strano sogno i delfini e le balene si erano organizzati loro stessi per portare in giro sul dorso i turisti nelle più belle calette della tua costa.

Non ci fu modo, neanche scomodando il Cabildo ed il Dio Tritone, di convincerli a mollare questo business.

L’economia in qualche modo si era risollevata e tu eri serena, perché hai sempre saputo di avere mille risorse.

Solo sui piccioni non mi hai voluto dire cosa avessero fatto in questi mesi, senza potersi più divertire a farla su noi umani e sulle nostre auto: ma ho capito che non avevamo la stessa considerazione di questi animali e non volevo deluderti o offenderti.

Ci siamo fatte assieme delle grasse risate parlando di come usano le rotatorie i canari, però mi hai anche redarguita sul fatto che noi Italiani, siamo ancora a discutere se sia migliore in tuo nord o il tuo sud.

Ti ho confortata dicendoti che siamo molti di più quelli che ti ritengono bella in ogni tuo angolo e così ti è tornato il sorriso e con lui un sole forte che scottava la pelle.

Non so perché ci siamo dovute salutare in fretta, forse perché la gatta mi ha morso un piede.

Prima di congedarmi ti ho chiesto se potevamo replicare e parlare ancora la notte successiva.

Mi hai detto che a causa di una festa religiosa (che non ricordo) ma che cade di giovedì, tra pre e post festivo, non prima di martedì ci saremmo potute rivedere.

Mi sono svegliata sorridendo e che sia un folle e meraviglioso presagio.

Ciao bella signora, a presto.

Morena Del Raso