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    Il vecchio lebbrosario di Abades risorgerà accanto ad un hotel di lusso

    abades

    Il Cabildo di Tenerife ritiene che il complesso architettonico di 36 edifici, progettato dal famoso architetto José Enrique Marrero Regalado, e lasciato a metà nel 1946, abbia valore storico e artistico.

    Gli investitori italiani, quindi dovranno prima recuperarlo per un uso complementare al complesso turistico che sarà costruito a Punta de Abona.

    Quello che non è mai diventato un lebbrosario, ma così è conosciuto, è situato ad Abades e da 73 anni resiste alla salsedine e al vento di Punta de Abona, nel sud di Tenerife.

    E’ formato da 36 edifici, per più di 12.000 metri quadrati, lasciati incompiuti a metà degli anni ’40 del secolo scorso.

    La loro destinazione era un sanatorio ospedaliero per i malati di lebbra, ma poi è passato nelle mani dell’Esercito per le esercitazioni militari e infine è stato acquisito da alcuni imprenditori italiani che costruiranno su quel tratto di costa quattro alberghi a cinque stelle.

    L’investimento di 363 milioni di euro per quasi 3.000 posti letto, coinvolge un’area che si estende per 1,78 milioni di metri quadrati (pari a 178 campi di calcio), includerà anche un grande parco ricreativo, una spa-talassoterapia e un centro commerciale.

    Anche se il lebbrosario non è mai stato completato, l’impronta del suo creatore, José Enrique Marrero Regalado, è visibile nella qualità del design di alcuni edifici, alcuni dei quali sono monumentali, e nel concetto generale del progetto.


    Il Servizio del Patrimonio Storico del Cabildo, la Commissione Insulare del Patrimonio Storico e il Comune di Arico hanno evidenziato tali valori storici e artistici nel dossier di modifica della pianificazione che renderà possibile questo investimento turistico.

    La società di investimento, Playa de Arico SL, controllata dalla famiglia italiana Giacomini, ha raccolto le istanze dell’amministrazione e ha, quindi, rinviato a un futuro piano speciale – diverso dal progetto alberghiero – la riabilitazione di questa parte di Punta de Abona.

    L’edificio è classificato come rurale e sarà consentita solo la ristrutturazione della vecchia opera, che sarà utilizzata come edificio complementare al futuro complesso turistico.

    Per rendere attuabile questo grande progetto alberghiero, dal piccolo comune di Punta de Abona all’urbanizzazione di Abades, il Vice-Ministero delle Politiche Territoriali del Governo delle Canarie ha sospeso il regolamento urbanistico sussidiario di Arico.

    Lo scopo è organizzare questo settore attraverso un regolamento transitorio, che sarà poi incorporato nella pianificazione generale del comune, la cui valutazione ambientale è stata resa pubblica lo scorso anno.

    Nonostante il cattivo stato di conservazione del complesso architettonico, la ristrutturazione è possibile, dovendo essere combinata fattibilità strutturale-costruttiva, adattamento all’ambiente fisico, economico e possibili usi complementari del principale edificio da installare.

    Durante la Repubblica, nel 1935, prima della guerra civile, la Mancomunidad Sanitaria chiese assistenza finanziaria al Cabildo di Tenerife per la costruzione di un lebbrosario e di un ospedale anti -tubercolosi.

    Nel 1941, l’architetto Marrero Regalado presentò il progetto, commissionato dal Cabildo.

    Date le grandi difficoltà economiche di quegli anni, molte delle infrastrutture di base di quel periodo furono finanziate attraverso donazioni e raccolte popolari.

    Alla fine del 1938, si tenne una Festa dell’Albero, patrocinata dal governatore civile e dai tradizionalisti spagnoli Falange e JONS, per ottenere i fondi per la costruzione delle diverse opere sanitarie dell’Isola.

    Nonostante la richiesta del Cabildo, fu la Direzione Generale della Salute, in collaborazione con il Ministero dell’Interno, a prendere finalmente l’iniziativa di costruire il lebbrosario ad Arico.

    Nel 1943 il terreno fu acquistato e furono aggiudicati i lavori che iniziarono un anno dopo.

    Non si conosce la data esatta della sospensione dei lavori e dell’abbandono definitivo del progetto, ma si presume che sia stato verso la fine del 1946. 

    La ragione fu l’introduzione di antibiotici contro la lebbra come i solfoni e il dapsone, e i loro derivati a partire dai primi anni ’40.

    La malattia cominciò ad essere trattata in modo efficace e, a differenza del passato, il paziente non aveva più bisogno di essere ricoverato in un centro sanitario.

    Nei decenni successivi, fino al 1981, quando il terreno passò di proprietà dal Ministero della Cultura al Ministero della Difesa, il luogo fu utilizzato per le manovre e le esercitazioni di tiro.

    Si pensò anche alla creazione di un campeggio, di un centro culturale o residenziale, di un centro per tossicodipendenti o di altre strutture sociali.

    Una volta istituita la base militare come Cantone militare B-3 Porís de Abona, il terreno continuò ad essere utilizzato come zona di esercitazione e di tiro per l’artiglieria e la fanteria.

    Nel 2002, il terreno è passato nelle mani dell’attuale proprietario, Playa de Arico S.A., che lo ha acquistato dalla Difesa per sviluppare il progetto come struttura complementare.

    Questo luogo fu scelto per la costruzione del sanatorio perché era lontano da qualsiasi centro urbano e in un comune con pochissimi abitanti, dove il vento costante di nord-est garantiva tutto l’anno il continuo rinnovo dell’aria nei locali.

    Gli edifici, organizzati secondo l’uso sanitario, seguono un rigoroso piano medico-ospedaliero, di tipo colonia, detto anche a padiglione.

    Questa concezione dell’edificio si basa sulle teorie degli igienisti, che vedevano nell’aria viziata il più grande veicolo di contagio delle malattie.

    Per questo motivo, la separazione e la classificazione delle malattie è stata fatta in diversi padiglioni, articolati intorno ad ampi spazi liberi, esposti al vento secondo le diverse esigenze.

    Colpisce la grande e monumentale architettura progettata da Marrero Regalado.

    La regolarità compositiva, di stile classicista, del lebbrosario rispondeva alle esigenze igienico-sanitarie imposte.

    È evidente la combinazione, in modo eclettico, dello stile classicista con quello funzionalista, quest’ultimo di taglio razionalista, dove si osserva, come è abituale in tanti esempi dell’opera di quell’architetto, un approccio alle correnti regionaliste, vicino all’ideologia estetica del regime politico dominante all’epoca.

    Tra gli edifici, il modulo centrale, le funzioni generali e la chiesa si distinguono per le loro dimensioni; il resto, ad eccezione degli chalet dei direttori sanitari, sia quelli residenziali che quelli per l’amministrazione, l’ingresso e i box, sono edifici a un piano con una struttura semplice.

    Lo stato di abbandono in cui il lebbrosario è ridotto da decenni, ha prodotto un generale deterioramento di tutte le costruzioni.

    I danni osservati dagli architetti vanno dalla perdita di marciapiedi, rivestimenti e, in alcuni casi, un significativo decadimento delle strutture in calcestruzzo, che mostrano segni di carbonatazione, ragion per cui, durante la ristrutturazione, dovranno essere demolite per la ricostruzione.

    Da quando i lavori sugli edifici sono stati interrotti, non è stata fatta alcuna manutenzione, se non il minimo necessario per il loro utilizzo durante la fase militare.

    Il deterioramento è andato via via aumentando, non solo per la mancanza di cura, ma anche per l’aggressività degli agenti naturali a cui sono altamente esposti.

    Inoltre, gli edifici sono stati continuamente occupati durante vari periodi, per praticare ogni tipo di gioco, come la guerra amatoriale o il paintball, le riprese di film, o riti satanici.

    Il futuro piano di gestione speciale degli edifici del lebbrosario sarà preceduto da uno studio che individua oltre ai valori storici e architettonici, lo stato di conservazione attuale, le destinazioni d’uso assegnabili, tra quelle consentite, e la fattibilità economica dell’intervento, specificando gli edifici che dovranno essere ristrutturati.

    La legge sulla terra e le aree naturali protette delle Isole Canarie permette di elaborare speciali piani di gestione per proteggere, conservare e riabilitare il patrimonio storico dell’Arcipelago.

    Fino all’entrata in vigore di questo piano speciale, saranno consentiti solo i tipi di lavori di conservazione, restauro e consolidamento, e la demolizione è espressamente vietata.

    In relazione alla conservazione del patrimonio storico e culturale, il Servizio Amministrativo del Patrimonio Storico del Consiglio Insulare ha emesso quattro relazioni tra il 2017 e il 2018 per richiedere che il piano speciale per la gestione del lebbrosario non sia riferito esclusivamente ai singoli edifici ma all’intera area.

    Si è cercato così di evitare usi incompatibili con la conservazione degli edifici che compongono il vecchio sanatorio.

    Il futuro piano speciale, quindi, dovrà stabilire la compatibilità delle destinazioni d’uso previste con la conservazione di tutti gli edifici esistenti, e tenere conto del valore patrimoniale che sia il Comune di Arico che la Commissione Isola del Patrimonio Storico hanno stabilito per l’insieme.

    L’eventuale scomparsa di uno qualsiasi degli edifici può essere giustificata solo sulla base dell’assenza di valore patrimoniale all’interno del complesso e non per incompatibilità tra le nuove destinazioni d’uso previste e la manutenzione di tali edifici.

    I promotori hanno accettato di inserire tale indicazione nella loro proposta, in modo da garantire che il regime di utilizzo previsto per il settore dei lebbrosari non condizioni la conservazione delle sue unità edilizie.

    Il Consiglio Direttivo del Consiglio Insulare ha sottolineato che si dovrà dare una risposta adeguata a quanto indicato dall’Unità Tecnica del Patrimonio Storico nelle opere di urbanizzazione (nelle sue fasi di ridefinizione, esecuzione e completamento) e che tali misure dovranno essere contemplate, se necessario, nei corrispondenti progetti di urbanizzazione.

    Tutta questa struttura turistica, sia la parte rustica che quella sviluppabile, si trova a Punta de Abona, sulla costa sud-est di Tenerife, tra l’autostrada TF-1 e il mare. 

    Lo spazio ha una forma approssimativamente quadrata di circa 1.300 metri per lato, con una superficie  di circa 180 ettari, delimitata a nord-est dalla strada El Porís-La Punta, dal nucleo di Punta de Abona; a sud-ovest dall’asse della gola di La Centinela che la separa da Los Abriguitos; a ovest con la possibile deviazione dei barrancos Centinela e Los Pilones; e a nord-ovest con una futura strada che collegherà l’incrocio delle Abades sulla TF-1 con la strada El Poris-La Punta e l’asse del letto del barranco del Callao Grande.

    Secondo il documento per la valutazione ambientale, la realizzazione dei progetti di sviluppo urbano previsti comporterà la distruzione di 67,7 ettari di Euphorbia balsamifera, cioè il 54% della superficie di questo ecosistema.

    L’intenzione è quella di preservare le fasce abitate da questa pianta in migliori condizioni e di trapiantare esemplari, ripopolando con questa pianta altre aree di questa zona.

    La fascia costiera più settentrionale manterrà la sua attuale naturalità, e il tratto sud-orientale avrà una passeggiata costiera che servirà da asse integratore per piccole operazioni di recupero ambientale.

    I margini delle gole del Callao Grande (alveo pubblico) e La Centinela (alveo privato) rimarranno intatti.

    L’area identificata come Llano del Faro sarà sotto tutela paesaggistica per recuperarne il valore ecologico, ormai deteriorato.

    L’area di Playa Grande sarà zona protetta per l’elevato valore naturalistico, in quanto esiste un ecosistema unico ed è un potenziale habitat di interesse comunitario, con specie a rischio di estinzione.

    La nuova struttura alberghiera avrà 533.508 metri quadrati di giardini, che consumeranno 658.325 litri di acqua di irrigazione al giorno.

    Avrà 1.550 posti auto, di cui 1.273 all’interno di lotti privati.

    Il terreno situato di fronte alla spiaggia di Los Abriguitos (57.339 metri quadrati) sarà destinato alla costruzione di un centro di talassoterapia termale.

    Gli alberghi avranno tra i due e i quattro piani di altezza massima, tre di 785 posti letto e uno di 630.

    Nel parco ricreativo, di 639.000 mq, è ammessa una superficie edificabile di 67.250 mq, per costruzioni di un piano, con un centro ippico e strutture per sport all’aperto, commerciali e alberghiere (bar e ristoranti).

    I cambiamenti più importanti che il Cabildo ha realizzato rispetto a quanto inizialmente previsto sono stati l’eliminazione del progetto di un grande campo da golf (al suo posto verrà costruito un parco ricreativo) e degli alberghi sul lungomare (i quattro previsti saranno costruiti accanto all’autostrada del sud, lasciando libera la costa).

    E’ stata evitata la demolizione del sanatorio-lebbrosario, in quanto patrimonio storico, e 67 ettari di tabaiba dolce saranno ripopolati e ripiantati nella stessa area per compensare la quantità di vegetazione che verrà disboscata durante il progetto.

     

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