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    Pochi investimenti e scarsa volontà politica

    Pochi investimenti e scarsa volontà politica, le barriere storiche che rallentano il ciclo dell’acqua a Tenerife

    Per costruire le opere necessarie sull’Isola sarebbero necessari 1.000 milioni di euro, 500 solo per le acque di scarico.

    Il Ministro dell’Acqua di Tenerife assicura che i presupposti per cambiare la difficile situazione sono stati posti e cita come esempio un accordo di 170 milioni con il governo centrale per raddoppiare la capacità di trattamento delle acque.

    Il problema delle risorse idriche a Tenerife affonda le sue radici nel XVI secolo, dopo la conquista, quando la terra e, con essa, l’acqua, considerata, un bene abbondante furono distribuite.

    Sotto la dittatura di Franco, i cosiddetti aguatenientes iniziarono a scavare privatamente gallerie e pozzi e a vendere azioni, concentrando la proprietà nelle proprie mani.

    Secondo il Ministro dell’Acqua, Javier Rodríguez, il ciclo integrale dell’acqua a Tenerife, che comprende la raccolta, la distribuzione, l’approvvigionamento e il riutilizzo, non è stato sviluppato perché non ci sono stati investimenti e non è stata data priorità a questo tipo di infrastrutture pubbliche.

    Affinché l’Isola possa disporre di un’adeguata rete fognaria e di trattamento delle acque, sono necessari investimenti per 1.000 milioni di euro, di cui 500 milioni solo per lo smaltimento.


    Nei 31 comuni di Tenerife vi sono carenze che causano la perdita di acque reflue nel sottosuolo, generando un inquinamento da nitrati nella falda acquifera sotterranea.

    Rodriguez specifica che ci sono comuni che hanno una rete fognaria estesa e altri che ne hanno una di dimensioni ridotte, ma in tutti ci sono carenze e la mappa di distribuzione non è adeguata.

    In una delle conclusioni, il Plan Hidrologico de la Isla afferma che l’espansione urbana ha evidenziato la fragilità delle infrastrutture, caratterizzate da sistemi di tubazione carenti per l’età e per il precario stato di conservazione.

    Inoltre, i principali impianti di trattamento hanno difficoltà a lavorare bene, a causa dell’alto contenuto inquinante e di salinità delle acque reflue, e del cattivo stato delle infrastrutture.

    Il Ministro dell’Acqua ritiene significativo che gli impianti non siano adeguati, obsoleti e le prestazioni tecniche, suo parere, sono basse, a causa delle molte perdite.

    La stessa cosa succede con gli impianti di trattamento delle acque reflue dal momento che la rete non è sufficientemente capillare.

    Secondo questo documento, a Tenerife il livello di sviluppo della rete fognaria ha portato all’esistenza di agglomerati urbani non conformi alle normative vigenti e ha determinato che le acque non trattate né riutilizzate finiscano per essere scaricate in mare senza il depuramento richiesto dall’Unione Europea.

    Rodriguez spiega che ci sono comuni che hanno un’efficienza idrica del 33%, cioè ogni 3 litri d’acqua ne perdono due. Si tratta una situazione drammatica per un Arcipelago che ha una significativa carenza di precipitazioni e, quindi, di acqua.

    A ciò si aggiungono le scarse informazioni sullo stato delle infrastrutture, sulla gestione dei servizi idrici, della fornitura e dell’irrigazione, e la limitata disponibilità di dati sulla qualità dell’acqua di scarico dei bacini idrici comunali.

    Nel 2016, durante il mandato di Manuel Martínez a capo del Consiglio dell’Acqua di Tenerife, si è cercato di indagare sulle diverse esigenze municipali in termini di risanamento idrico, rispettando le normative dell’Unione Europea.

    Secondo Rodríguez, l’ex ministro delle Acque dell’isola aveva gettato, allora, le basi per invertire la tendenza e i lavori in corso attualmente nel sistema fognario ne sono una dimostrazione.

    Al momento è in fase di realizzazione un importante accordo di 170 milioni di euro attraverso il quale sarà possibile investire su cinque grandi sistemi: quello di Granadilla, quello di San Miguel-Arona, quello nella parte occidentale dell’isola (tra Guía de Isora e Santiago del Teide), quello ad Acentejo e quello nella Valle de La Orotava.

    Rodriguez assicura che oggi c’è la volontà di migliorare il ciclo integrale dell’acqua a Tenerife, anche come impegno contro il cambiamento climatico.

    Ciò sarà attuabile attraverso lo sfruttamento delle acque di deflusso, incanalando l’acqua che si genera, verso gli impianti di depurazione e costruendo impianti di desalinizzazione che riforniscano la popolazione.

    In questo senso, la provincia di Las Palmas è stata pioniera nel cercare di combattere la siccità che colpisce questa regione, con la costruzione di impianti di desalinizzazione.

    Il primo impianto in Europa è stato costruito nel 1964 a Lanzarote.

    Su quest’isola, il 100% dell’acqua consumata proviene da questo tipo di strutture, proprio come a Fuerteventura. A Gran Canaria, supera l’80%.

    A Tenerife più dell’80% dell’acqua consumata è di origine sotterranea e, di conseguenza, da anni la Direzione della Salute Pubblica del Governo delle Canarie ne limita il consumo perché presenta un eccesso di fluoruro, prodotto dalla contaminazione.

    Il problema dell’acqua a Tenerife affonda le sue radici nella fine della conquista dell’isola nel XVI secolo, quando la terra e, con essa, le risorse idriche (sorgenti o ruscelli) furono distribuite; non avvenne così a Fuerteventura o Lanzarote, dove l’acqua fu dichiarata patrimonio comune.

    La figura dell’aguateniente emerse durante la dittatura di Franco, quando l’iniziativa privata fu responsabile delle prime perforazioni alla ricerca di gallerie e pozzi.

    Successivamente nacque il mercato dell’acqua, un bene essenziale con il quale si faceva speculazione attraverso le partecipazioni in gallerie e pozzi. Così emerse la figura dell’azionista dell’acqua.

    Negli anni Ottanta, quando il socialista Jerónimo Saavedra presiedeva il Governo delle Canarie con il cosiddetto patto di progresso insieme alla Sinistra Canaria e all’Assemblea Majorera, si era tentato di far passare una legge sull’acqua, che ne regolava la proprietà e lo sfruttamento.

    La legge venne fortemente osteggiata dai gruppi di proprietari delle risorse idriche di Tenerife e venne approvata nel 1990 in una forma ben lontana da quella inizialmente configurata.

    Alcuni rappresentanti comunali si opposero ad investimenti nelle reti fognarie locali temendo problemi tra residenti e uomini d’affari. Inoltre, ritenevano fossero opere poco redditizie.

    La situazione nel tempo è diventata cronica ed ora si è arrivati a questo punto.

    Claudia Di Tomassi

     

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