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    Loro Parque presenta una nuova mostra per i pappagalli africani

    Gli uccelli sono elencati come “minacciati” e “quasi minacciati”, secondo la UICN (International Union for Conservation of Nature).

    La nuova struttura dedicata all’Africa aiuta il pubblico a riconoscere le caratteristiche delle diverse specie.

    Loro Parque, una vera e propria ambasciata degli animali, pochi giorni fa ha inaugurato un nuovo habitat creato per dieci specie di uccelli africani “minacciati” e “quasi minacciati”, secondo la Lista Rossa delle Specie Minacciate dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN).

    La nuova struttura dispone di 3 sezioni altamente visibili adattate alle esigenze di questi animali.

    Attraverso questa mostra è possibile osservare il volo e il comportamento degli esemplari mentre si muovono liberamente tra piante/tronchi e cibo della loro regione d’origine e altri elementi che li mantengono fisicamente e psicologicamente attivi.

    Ci sono anche piante di caffè del Kenya, tra le altre piante, che sono in accordo con le specie che ora vivono in questo recinto.


    Questo nuovo spazio permette agli uccelli di sviluppare i loro muscoli e di interagire tra loro.

    Lì, questi pappagalli riescono a mettere in pratica tutte le loro capacità e ad agire come veri ambasciatori dei loro pari in natura.

    Pertanto, pur conoscendo le loro caratteristiche e peculiarità, questi animali contribuiscono a rendere visibili le difficoltà incontrate dai loro omologhi selvatici.

    Tutti questi uccelli sono nati nel centro di riproduzione di Loro Parque Fundación, dove si trova la più grande riserva di specie e sottospecie di pappagalli del mondo.

    In questo senso, la ricreazione dell’ambiente in cui vivono questi animali riflette l’impegno di Loro Parque per la costante innovazione, la conservazione e il benessere degli animali.

    La nuova rappresentazione africana si trova accanto all’ecosistema dei lemuri dalla coda ad anelli del Madagascar, uno spazio dove si può osservare anche l’evoluzione acquatica dell’ippopotamo pigmeo.

    Franco Leonardi

     

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