L’isola è giunta al terzo anno con precipitazioni al di sotto della media.

La mancanza di piogge è una delle cause della perdita del 50% della vendemmia.

Tenerife è al terzo anno consecutivo con precipitazioni al di sotto della media, un deficit che sta mettendo a rischio le colture dell’isola, soprattutto patate, viti e cereali.

Un dato confermato dal segretario dell’Associazione degli agricoltori e del bestiame delle Isole Canarie (Asaga), Javier Gutierrez, che spiega che soprattutto al sud gli agricoltori subiscono le conseguenze della siccità.

I dati sulle precipitazioni raccolti da Agrocabildo indicano che in alcune zone dell’isola quest’anno è piovuto meno della metà della media registrata tra il 2001 e il 2016.

Ad esempio, stazioni come quella di Guía de Isora hanno registrato una media di 187,8 litri in quel periodo, mentre tra il 1° ottobre 2018 e il 31 luglio 2019 sono caduti appena 46,3 litri.


Una situazione simile si verifica in alcune zone di Arico, dove sono stati raccolti 67,6 litri, nonostante la media sia di 257,5 litri.

A El Frontón, Vilaflor, in questa stagione sono stati contati 162,2 litri, quando la media a questo punto dell’anno è di 473,5 litri, secondo i dati forniti dall’ente pubblico.

Il sindaco di Vilaflor, Agustina Beltrán, conferma la mancanza di pioggia nella sua località durante la scorsa stagione. Tuttavia non vi sono stati razionamenti o restrizioni nell’uso dell’acqua per irrigare, come è accaduto negli anni precedenti.

Il sindaco ricorda che piove meno di 200 litri all’anno, una quantità che non è sufficiente per l’agricoltura, il che ha causato un calo della produzione.

La situazione è leggermente migliore nel nord dell’isola, dove i valori delle precipitazioni sono più vicini alla media degli anni precedenti.

I punti dove c’è una differenza maggiore sono Llanito Perera, a Icod de los Vinos, e El Palmar a Buenavista.

Mentre nella prima località sono caduti 119,7 litri in meno rispetto alla media del luogo, a El Palmar tra lo scorso ottobre e luglio 2019 sono stati registrati 404,7 litri, con una media che tocca i 500 litri.

Gutiérrez sottolinea che la mancanza di pioggia è uno dei fattori determinanti che hanno causato la riduzione della vendemmia fino al 50% in alcune regioni dell’isola.

Alcuni produttori di vino non ricordano un anno così brutto che si aggiunge agli anni precedenti, anch’essi scarsi.

Le patate sono un altro prodotto che risente maggiormente della mancanza di pioggia, in quanto la siccità genera le condizioni favorevoli per lo sviluppo della falena della patata che quest’anno è stato un grosso problema per gli agricoltori.

Per quanto riguarda i cereali, Gutiérrez avverte che il raccolto è stato particolarmente cattivo, perché la stragrande maggioranza si è seccato per la mancanza di pioggia e non è stato possibile utilizzarlo per il foraggio.

Anche altre colture come gli ortaggi e gli alberi da frutto, sono stati colpiti dalla mancanza di pioggia, ma rappresentano un segmento più piccolo del totale delle colture dell’isola.

Nonostante esistano altri modi per irrigare le colture, il segretario generale di Asaga spiega che la pioggia svolge anche altre funzioni oltre a fornire acqua al raccolto.

L’umidità dell’ambiente, il calo delle temperature, l’effetto lavante sulle piante sono benefici che non si ottengono con altri metodi di irrigazione.

Di fronte a questo scenario, molti agricoltori scuotono la testa per quello che potrebbe accadere in futuro e sperano che la prossima stagione delle piogge sia più benevola delle precedenti. In caso contrario, secondo Gutierrez, ci saranno molti problemi.

I diversi progetti realizzati negli ultimi anni per ridurre la dipendenza dell’agricoltura dall’acqua piovana, come l’aumento della produzione di acqua desalinizzata e il ricorso all’acqua di recupero, hanno contribuito a mitigare le conseguenze della siccità.

Lo conferma il segretario generale di Asaga, Javier Gutiérrez, che spiega che al sud ci sono stati razionamenti molto limitati, ma nulla a che vedere con la situazione che si è verificata negli anni precedenti, quando gli agricoltori hanno subito tagli che hanno messo a rischio molte colture.

Secondo Gutiérrez, stanno venendo alla luce i frutti di diversi anni di lavoro come, ad esempio, l’uso di acqua di recupero in Valle Guerra e Tejina grazie ad un impianto di trattamento, o l’avvio di impianti di desalinizzazione come Fonsalía, che hanno dato tranquillità agli agricoltori della zona.

Ciononostante, c’è ancora molto lavoro da fare per portare avanti questa strategia anche nei prossimi anni.

Claudia Di Tomassi