Secondo il Dipartimento delle Finanze, a Santa Cruz de Tenerife quasi 3.000 aziende nel 2018 hanno dichiarato un fatturato superiore al milione di euro, contribuendo alla crescita del 12% del numero di grandi aziende che pagano i tributi dal 2015.

L’Ayuntamiento di Santa Cruz prevede infatti di incassare, in termini di IAE, Impuesto de Actividades Económicas, 8,6 milioni di euro, denaro proveniente dalle 2.987 imprese che sono obbligate a pagare l’imposta indiretta per un fatturato superiore al milione di euro all’anno.

E la cifra, precisa Juan José Martínez, Assessore alle Finanze di Santa Cruz, è del 12% più elevata rispetto a quella registrata a inizio mandato, quando le grandi aziende sottoposte all’obbligo dell’imposta erano 2.667.

Il totale delle aziende che hanno presentato un fatturato netto superiore al milione di euro sono 2.680, cui si aggiungono 238 ulteriori imprese e 47 che, sebbene abbiano un fatturato di importo inferiore, sono ugualmente tenute a versare l’imposta.

Nonostante il numero delle imprese sia cresciuto, il totale delle loro entrate è rimasto stabile a circa 8 milioni di euro; secondo l’Assessore, le imprese subiscono influenze derivanti dal completamento dei piani di ispezione fiscale attraverso i quali sono stati devoluti gli arretrati dell’imposta relativa agli anni passati, senza poi considerare che, a seconda del tipo di attività, ve ne sono 1.329 che per i primi due anni di vita sono esentate dal pagamento della IAE.

Vi sarebbero inoltre fino a 16.849 persone fisiche che non sono obbligate al pagamento della IAE e 7.792 entità con un indice di fatturato inferiore al milione di euro, anch’esse escluse.


L’incremento delle grandi imprese a Santa Cruz de Tenerife è il riflesso di un fenomeno più generale e che riguarda il totale del tessuto produttivo della capitale: la graduale ripresa dal grande colpo sferrato dalla crisi economica.

Nel 2007 la Seguridad Social ha registrato 7.792 imprese domiciliate a Santa Cruz de Tenerife; nel 2014 il numero delle imprese era di 6.263 e 4 anni dopo è salito a 6.990, una cifra che è ancora del 10% inferiore a quella relativa all’anno prima della crisi.

I dati dell’Instituto Canario de Estadísticas (Istac) per il terzo trimestre di quest’anno, continuano a riflettere il fatto che a Santa Cruz il settore dei servizi è quello che, in buona sostanza, trascina l’intero tessuto produttivo, settore cui appartiene l’88% delle società registrate nella Seguridad Social; 456 sono invece le aziende nel ramo dell’edilizia, 307 in quello industriale e infine 51 appartengono al mondo agricolo.

In termini globali, comparando il terzo trimestre 2018 con quello del 2017, il numero di imprese è cresciuto di quasi un centinaio, in particolare sempre nel settore dei servizi.

Il gettito fiscale previsto per il 2019 dovrebbe superare i 72 milioni di euro e l’unico valore che crescerà rispetto a quest’anno sarà quello dell’imposta sulle plusvalenze; così dai 2.770.000 euro del 2018, si passerà a 5.000.000 di euro.

Il motivo dell’incremento, spiega Martínez, è che sono state standardizzate le entrate di una tassa che nel 2018 è stata paralizzata da una sentenza della Corte Suprema, che ha affermato che in caso di mancanza di guadagno, un’azienda non avrebbe dovuto pagare l’imposta.

Magda Altman