Ci sono diverse ipotesi sull’origine di questo modello di vecchio coltello nelle Isole Canarie.

In genere lo si localizza nell’epoca della colonizzazione inglese, alludendo al nome che ha acquisito nelle Isole Canarie questo tipo di coltelli, naifes (della parola inglese knife).

Ma ci sono anche altre ipotesi che indicano l’origine portoghese naifa (navaja=rasoio).

Ma se guardiamo alle caratteristiche del manico, sembra che la sua origine possa essere più vicina al Nord Africa.

Situata la sua apparizione cronologicamente nel XIII secolo per alcuni studiosi, altri però affermano che la sua presenza nelle Isole Canarie non è confermata prima della metà del XIX secolo, legata agli inizi della coltivazione della banana.


Il fatto che si chiami anche Naife, termine appunto che deriva dall’inglese “knife” ci porterebbe alla teoria che sono stati gli inglesi a portarlo nelle isole.

Infine e dopo molti studi, Don Alejandro C. Moreno y Marrero ha sottolineato che  “l’origine del Cuchillo Canario è in quei territori peninsulari dove gli arabi sono rimasti dopo la Riconquista.

Per i disegni/decorazioni più grandi, oserei affermare che si concentra o si trova nelle regioni di Toledo e Albacete, città dove, come scrisse Martinez del Peral, la fabbricazione di coltelli proviene dai Mori, abili artigiani nella lavorazione e nel trattamento dei metalli”.

Già nelle Isole Canarie, il coltello ha messo radici come strumento essenziale per gli agricoltori e allevatori e, tra i primi riferimenti scritti, siamo colpiti dalle parole dell’inglese Olivia Stone, nel 1885:

“Gli isolani hanno, almeno, una buona abitudine…

Quasi tutti gli uomini e i ragazzi portano coltelli, ma non appena inizia la lotta, vengono gettati lontano.

Se questa usanza non fosse ben consolidata, il sangue impetuoso darebbe luogo a molte terribili tragedie”.

Essendo motivo di studio per molti, il coltello canario può essere classificato, a seconda del manico, in: Cuchillo de cabo de Palo, Cuchillo de cabo de Cumbre, Cuchillo de cabo de Costa y Cuchillo de cabo de Flores.

Inoltre, a seconda della lunghezza della lama troviamo il Cuchillo de Pastor, di 18 cm; il Cuchillo de Labranza o Platanero (Coltello da Lavorazione o Bananaro), di 21 cm e il Coltello Pitero, di oltre 23 cm.

Infine, a seconda dei materiali utilizzati nella loro elaborazione, sono suddivisi in Cuchillos de Trabajo y Cuchillos-Joya. (Coltelli da lavoro e Coltelli gioiello).

Detto questo, i materiali utilizzati per realizzare i manici dei Coltelli Canari sono, essenzialmente, oro, argento, alpaca (lega di rame, zinco e nichel), avorio, corno d’ariete (bianco nero e biondo), ebano, ecc.

D’altra parte, le lame possono essere in oro, argento, alpaca, acciaio damasco, acciaio inossidabile e acciaio al carbonio (lega di ferro e carbonio).

Il coltello canario è stato anche degno di un monumento, che si trova alla fine della Lomo de Guillén, a Santa María de Guía de Gran Canaria, una città che è stata considerata da tempo immemorabile la terra dei coltelli per eccellenza.

Nonostante sia nell’isola di Gran Canaria dove si trova la maggiore produzione, a Tenerife ci sono anche diversi artigiani che li elaborano anche nell’isola di El Hierro.

Così possiamo trovare a Tenerife, anche se dall’isola di El Hierro l’artigiano versatile Belio Acosta Castañeda, virtuoso sia con il legno e metallo.

Secondo la tradizione, se si regala un Cuchillo Canario, è conveniente ricevere in cambio una moneta, essendo questo l’unico modo per garantire la pace tra i due.

Bina Bianchini