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    Tenerife e la Tejita alla prova dei “guiri”

    Cinque anni fa, quando mi preparavo a lasciare l’Italia, tutti avevano un amico diretto a Tenerife con biglietto di sola andata.

    Oggi, tutti hanno un vicino che va via da Tenerife.

    Tanti ancora arrivano ma il flusso in uscita è più energico di quello in entrata ed è solo un inizio.

    Tenerife è un feudo che ignora le leggi scritte e rispetta religiosamente leggi non scritte.

    Il “Signore”, che crea e distrugge con un battito di ciglia, poi vassalli, valvassini, valvassori, legati in una gerarchia rigida.

    Padroni antichi mai caduti dal trono, politici che eseguono senza fiatare, affiliati di fiducia, canari come unico popolo di riferimento e, fanalini di coda, i “guiri”.

    Guiro vuol dire “smarrito”, disorientato, indica gli stranieri  in senso dispregiativo, quelli che pagano tutto il doppio, arrivano per ondate, si fanno spennare e vanno via.


    Come un’invasione di cavallette su un campo di grano la rovescio, i canari attendono sul loro scoglio vulcanico, ondate di ghiri da spolpare.

    Tedeschi in fuga nel dopoguerra, Inglesi orfani della Signora Tatcher, francesi dalle colonie non più sicure, russi figli della perestroika…

    E noi. 

    Figli di un paese che sogna rivoluzioni ma non le fa.

    Ogni volta che si vuota, l’isola ha sul groppone nuovi lazzaretti immensi costruiti in fretta e che non reggeranno al tempo, reti stradali che hanno bisogno di tanti tanti guiri per essere mantenute, reti fognarie altamente responsabili di un mare poco attraente.

    Tenerife è uno scoglio in mezzo al niente con un cielo molto bello attorno.

    In un mondo instabile troverà sempre qualcuno disposto a pagare un prezzo giusto per stare il più lontano possibile da Porto Cervo e dai tronisti della De Filippi che piano piano arrivano in parlamento.

    Se però cementifica ogni spazio libero e puro per leggere e pensare, se vende a 30 euro un poco di pane e mojo, se mortifica la libera impresa e tratta male gli stranieri che la riscattano dall’essere uno scoglio nero alla periferia del mondo, non serve un chiaroveggente per vedere nella bolla di cristallo, un’isoletta coperta di costruzioni brutte, strade rotte e paesi deserti, obbligata a ritrovare l’umiltà perduta.

    Sediamoci sulla “riva” del Teide e stiamo a vedere…

    Claudia Maria Sini

     

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