Paul Gauguin – Mata Mua, 1892

Scrivete su un foglio sei numeri per il superenalotto ma non giocateli.

Dopo l’estrazione andreste a vedere se “avevate indovinato”?

Sareste in grado di vincere l’emozione, il panico di quando li estraggono?

Vi prendereste beffe del destino acquistando un “gratta e vinci” per poi regalarlo ad un amico o meglio, ad uno sconosciuto?

Ecco, quando pensate di cambiare vita andarvene da dove abitate, ma non lo fate, è la stessa cosa.

Però sono anche molti coloro che invece decidono di andare a vivere all’estero come fosse giocare al superenalotto o acquistare un gratta e vinci.


Con la speranza nel cuore di giocare i numeri giusti.

Andare a vivere all’estero (o rinunciarvi) non è un gioco.

Alcuni lo fanno per necessità, altri per migliorare la propria vita, o persino per motivi affettivi.

Certamente non è la stessa cosa di come fare una vacanza; trasferirsi in un altro posto, integrandosi e adattandosi allo stile di vita di dove si vuole stare sa più di chirurgia plastica.

Esiste uno stress provocato da quello che non conosciamo e sulla capacità di ognuno di noi di confrontarsi con un’altra cultura, oltre che lo stress provocato dalla connessione di quest’ultima con la nostra “creatività”; insomma se ci accettano o meno.

Il nostro tipo di creatività scaturisce dalla vita che facevamo nel nostro paese.

La nostra creatività è come un attrezzo che ci eravamo fabbricati e che ora useremo per “lavorare” nel nuovo posto. Se il nostro attrezzo è una sgorbia lavoreremo bene se abiteremo su un tronco ma non se stiamo su una roccia.

Si svilupperà dunque un legame solido oppure vacuo tra il vivere all’estero e la tipologia di creatività che abbiamo.

L’adattamento ad una cultura straniera fortunatamente crea, comunque, una serie di variabili dove la creatività si modella per adeguarsi all’ambiente.

Fino a pochissimo tempo fa non approfondivamo l’impatto delle norme sociali di altre culture sul nostro benessere quando cerchiamo di integrarci in esse.

Anche se viviamo in un mondo globalizzato le norme sociali dividono ancora il mondo e, in molti casi, danno la sensazione di creare maggiore distanza.

Si tratta di fattori che rendono più o meno difficile l’integrazione di un nuovo residente.

Per quanto riguarda le persone nate e cresciute in paesi o culture “difficili”, esse si adattano meglio a vivere all’estero perché hanno sviluppato una percezione molto attenta delle norme sociali e si adeguano a quelle nuove con molta facilità.

Al contrario di noi italiani che siamo abituati a non fermarci sulle strisce pedonali e mal sopportiamo che non accettino questa nostra “creatività”.

È la grettezza culturale che ha un impatto negativo sulla facilità di adattamento ad altre culture; i fattori che rallentano notevolmente questa integrazione passano dal voler essere accettati per forza nel proprio ruolo, ad una scarsa cooperazione con gli altri, il non accettare un trattamento diverso dal solito e, molte volte, il cedere alla tentazione di infrangere le regole.

I tratti, la creatività da avere, gli strumenti per “lavorare” bene sono: apertura all’esperienza, l’umiltà, l’onestà, la gentilezza, l’emotività, la coscienza e l’estroversione.

Comunque come cita un proverbio vikingo: “Prima di entrare in un posto, guarda da dove puoi uscirne.”

Andrea Maino

Paul Gauguin – Mata Mua, 1892.