La cucina di Tenerife ha vissuto una svolta che l’ha portata ad ottenere sei stelle della Guida Michelin.

Tempo fa il critico gastronomico Xavier Domingo definiva la cucina di Tenerife come una grande sconosciuta con un enorme valore aggiunto che è quello antropologico, che la portava ad essere una “sorpresa”.

Non sbagliava Domingo quando utilizzava questa definizione perché dopo 30 anni la cucina di Tenerife è arrivata ad una svolta che l’ha portata ad ottenere sei stelle della Guida Michelin in cinque diversi ristoranti dell’Isola.

Senza dubbio in campo gastronomico Tenerife è stata un’antesignana e ora anche le altre isole si sono allineate.

E’ vero che la cucina di avanguardia non va più, ma sono sopravvissuti piatti creati con quei prodotti che, come diceva Xavier Domingo, sorprendono per la semplicità quasi francescana.

La tavola di tutti i giorni sembra modesta, frugale e apparentemente povera, ma è tanto sorprendente quanto la surreale bellezza dell’isola.


Sebbene con quei prodotti quasi francescani, i cuochi siano stati capaci di creare piatti meravigliosi, la cucina tradizionale nata nei focolai domestici, mantiene la sua forza e la particolarità di essere, come si dice oggi, a km zero in ogni isola.

Prendendo un prodotto di ciascuna isola si può creare un menù propriamente canario.

Per La Graciosa, che di recente è stata dichiarata l’ottava isola canaria abitata, si potrebbero menzionare ad esempio le lapas a la plancha, come omaggio a un territorio che fondamentalmente vive di prodotti legati all’oceano.

Dopo questo antipasto potrebbe arrivare un piatto di tollos, che nel linguaggio colloquiale significa tonto e in molte occasioni consigliere, sempre con il massimo rispetto per questa carica.

Si dice che anche gli abitanti di El Hierro abbiano una speciale abilità per la preparazione del palombo o altre specie di pescecane.

Insieme a questo piatto, una prelibatezza, tanto bistrattata nelle zone turistiche sono los mojos

Gli abitanti di La Palma affermano con ragione che sono migliori accompagnate da papas arrugadas le quali sono state riconosciute come la prima delle 7 meraviglie di Spagna in un concorso promosso da Allianz Global Assistance.

Proseguendo con i primi, esiste un piatto, come racconta Josè H.Chela nel libro “El Sabor de las Islas, che caratterizza Gran Canaria e sono las garbanzas.

L’autore racconta della sua esperienza in un’osteria a conduzione familiare vicino al barranco de Las Mades, dove nasce l’acqua di Firgas.

Lasciando da parte i primi piatti, arriviamo al potaje de berros, minestra di crescione, simbolo inequivocabile de La Gomera.

Il bosco del Cedro, all’interno del Parco Nazionale di Garajonay, è dove si degusta la migliore zuppa di questa pianta che ben si accompagna ad un poco di formaggio bianco e gofio.

Essendo circondate dal mare, i piatti di pesce sono comuni alla cucina di tutte le isole.

Uno dei migliori si può gustare a Los Riscos de Famara, a Lanzarote dove le opere di Cesar Manrique si ammirano accompagnate da un buonissimo escaldon.

Per la carne torniamo a Tenerife, al ristorante el Maquila che ha lasciato un’impronta gastronomica a La Laguna sebbene sia chiuso ormai da anni.

Chi lo ha frequentato ricorda il capretto marinato che preparava Antonio Cabrera.

Per terminare il menù ci vuole un dolce, il frangollo, in rappresentanza di Fuerteventura senza comunque dimenticare che la cucina locale eccelle anche nel capretto e nei piatti di mare.

Otto piatti per rappresentare altrettante isole, otto piatti per creare un menù che altro non vuole essere se non un suggerimento gastronomico per un giorno come oggi.

Claudia Di Tomassi