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    Il canario che diventa un pirata mussulmano

    Questo mese l’arca del mistero navigherà per acque infestate da pirati lungo le coste di tutta canaria.

    Il principale protagonista delle razzie marittime del arcipelago fu Alì Arraiz.

    Questo peculiare personaggio dai natali canari, dopo varie scorrerie passò da schiavo a essere un ammiraglio della flotta corsara Turca.

    Originariamente il nome di battesimo di questo signore era Simón Romero, nato a Las Palmas di Gran Canaria nel sedicesimo secolo, figlio di una famiglia di pescatori.

    Già in tenera età partecipava alle battute di pesca famigliari che lo portavano fino alle coste del continente africano.

    Durante una delle battute di pesca nella zona del Nord Africa l’imbarcazione viene attaccata da una nave corsara Turca in cerca di schiavi.

    Tutti gli occupanti vengono trasportati al porto di Algeri per essere venduti.


    Il giovane, separato dalla famiglia, inizia a lavorare nelle case dei ricchi commercianti della città e viene venduto ripetutamente fino ad essere acquistato dal generale Tarec.

    Questo generale turco era famoso per aver bruciato San Sebastian in un assedio nell’isola della Gomera al fianco del famoso Soliman il magnifico.

    Durante la barbarie dell’attacco anche il giovane Simon partecipa e lotta nel fronte Turco.

    Come ringraziamento per la fedeltà dimostrata, Tarec gli concede la libertà e il diritto di cambiare il proprio nome per uno arabo.

    Da questo momento muore Simón Romero e al suo posto nasce la figura del pirata Alì Arraiz.

    Durante un’incursione nelle acque canarie, Alì diventato nel frattempo sottufficiale, attacca alcune navi di pescatori che si trovavano al largo delle acque di Lanzarote, uccidendo gli occupanti meno forti e sequestrando i più forti e i più economicamente preziosi.

    Il bottino umano è costituito da centoventi religiosi cattolici e vari giovani pescatori, i quali vengono fatti sbarcare nel porto di Algeri.

    Vedendo la possibilità di arricchirsi in forma rapida, decide di prendere contatto con gli enti ecclesiastici e le famiglie canarie dei prigionieri per chiedere un forte riscatto per liberarli, le trattative durano alcuni mesi alla fine dei quali viene pagato il prezzo pattuito.

    Affamato di soldi e potere, Alì Arraiz decide di continuare le sue incursioni in territorio canario attaccando navi della flotta militare spagnola ed imbarcazioni civili.

    Grazie al gran numero di schiavi che riusciva ad apportare al mercato mussulmano i reggenti della città decidono di concedere al pirata il rango di ammiraglio delle truppe turche.

    Ormai ricco e famoso il corsaro decide di investire parte del capitale nel settore bancario inventando una forma innovativo per migliorare le sue entrate.

    L’idea era piuttosto semplice e consisteva nell’unire il lavoro da pirata con quello dei finanziamenti bancari.

    Quando venivano catturati spagnoli di famiglie importanti o clerici, Alì chiedeva un riscatto come già aveva fatto in precedenza, però alle famiglie che non erano in condizioni di pagarlo inviava a un rappresentante per offrire loro aiuto.

    Ovviamente le condizioni del prestito erano tali da impedire la chiusura del prestito con un sistema di strozzinaggio che alla fine obbligava i debitori a regalare alla banca immobili e terreni.

    Se invece le famiglie non accettavano il prestito o non avevano sufficienti possedimenti per farvi fronte, l’ammiraglio vendeva gli ostaggi ai mussulmani.

    Queste operazioni economiche lo rendono così importante da ricevere nuove promozioni fino a convertirsi in ambasciatore del sultano ottomano ed essere menzionato in una preghiera mussulmana come esempio di fedeltà al sultano stesso.

    Loris Scroffernecher

     

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