Chi abita nell’arcipelago delle Canarie, e in particolare su isole come Tenerife, Fuerteventura e Lanzarote, conosce molto bene il fenomeno della calima, il vento di Scirocco che, dal vicino Sahara, trasporta oltre all’aria calda dell’Africa, pulviscoli di sabbia che causano una foschia giallastra e temperature elevate.

Con la calima l’aria diventa particolarmente pesante, la polvere trasportata si deposita ovunque, passando perfino da porte e finestre chiuse e la visibilità in generale si riduce.

Ma se per alcuni questo in fondo non è che un fenomeno fastidioso, per molti altri rappresenta un serio pericolo per la salute.

Gli pneumologi del Complesso Ospedaliero Universitario delle Canarie (HUC), struttura del Ministero della Salute del Gobierno delle Canarie, hanno realizzato uno studio per analizzare le alterazioni delle funzioni polmonari e dei sintomi sperimentati da coloro affetti da asma durante la calima.

La conclusione cui sono pervenuti è che, durante questo particolare fenomeno atmosferico, i pazienti asmatici hanno un aumento della sintomatologia e una significativa diminuzione della funzione polmonare.

Il progetto ASTHMADUST-1, questo il nome dello studio, ha ricevuto il sostegno della Società Canaria di Pneumologia e Chirurgia Toracica (NEUMOCAN) e la collaborazione dell’Agenzia di Stato di Meteorologia AEMET, oltre a quella con la Stazione Sperimentale delle Zone Aride, la CSIC di Almeria e la Facoltà di Matematica della Università di La Laguna.


Lo studio condotto tra agosto e ottobre 2018 ha coinvolto 50 pazienti affetti da asma con trattamento inalatorio regolare e follow up del servizio di pneumologia dell’HUC.

Nella visita iniziale sono stati raccolti dati epidemiologici e medici, somministrati questionari di controllo dell’asma (ACT e ACQ), questionari di adesione e compimento dei trattamenti inalatori (TAI), oltre a reperire i dati relativi alle esacerbazioni della patologia e a eventuali ricoveri avvenuti l’anno precedente.

Tutti i dati della funzionalità polmonare e della sintomatologia sono stati raccolti giornalmente grazie all’utilizzo di una apposita App Android; è stato registrato il flusso espiratorio massimo (FEM) con un Peak Flow manuale e i sintomi sono stati trattati con medicinali di primo soccorso, con ovvia procedura di urgenza in casi in cui si è riscontrato un peggioramento.

Le donne hanno rappresentato l’82% sul totale dei pazienti coinvolti, di età media pari a 50 anni, e il 94% di coloro che si sono sottoposti ai vari test presentava un livello di asma persistente moderata o grave, mentre solo il 28% ha dimostrato un buon controllo della patologia.

Circa i trattamenti somministrati, il 62% ha ricevuto farmaci biologici di nuova generazione.

La calima, che si è presentata con particolare intensità nel mese di settembre, ha provocato il raddoppio del numero dei pazienti con respiro sibilante, dispnea, senso di oppressione toracica e necessità di ricorrere a medicinali di primo soccorso.

La calima quindi, oltre a essere disagevole per tutti, è fonte di peggioramento delle condizioni di salute per coloro che soffrono di patologie legate alla funzionalità respiratoria.

In generale quando si verifica il fenomeno occorre innanzitutto idratarsi accuratamente, prediligendo l’acqua alle bibite zuccherate, evitare di fare esercizio fisico soprattutto nelle ore centrali del giorno e di esporsi al sole, per limitare quanto possibile il rialzo della temperatura corporea.

L’ideale sarebbe rimanere in casa con porte e finestre ben chiuse, tenere a portata di mano gli abituali farmaci in caso si abbia una patologia legata alla funzionalità respiratoria e ricorrere, in caso di sintomi di lieve o modesta entità, ai centri della salute più vicini, lasciando il pronto soccorso a coloro in reale pericolo di vita.

Biancamaria Bianchini