L’importante è la salute…

doctor with pen to sign the contract

A Tenerife più che mai, chi ha la fortuna di non star male è bene che se la tenga stretta.

Un ragazzo si presente al (STRUTTURA INNOMINABILE PER MOTIVI LEGALI) alle 12 per una forte colica, chiede un esame obiettivo che gli consenta di stabilire se è la fine di una digestione difficile o il principio di un’appendicite.

Nel primo e nel secondo mondo della sanità, in questi casi, ti visita un medico, se non è niente di serio vai via con un antibiotico e un antinfiammatorio, se è una peritonite vai dritto in sala operatoria.

Dal terzo mondo in poi può accadere ciò che è accaduto al (STRUTTURA INNOMINABILE PER MOTIVI LEGALI) alcuni giorni fa.

Il personale striscia immediatamente la tessera dell’assicurazione privata e regala al gigante della sanità la possibilità di incassare il saldo di un ricovero.

Il paziente va a nanna con un paracetamolo che, per i non addetti ai lavori, è il principio attivo di una tachipirina (!!!).
I familiari accorsi, scoprono che NON C’E’ UN SOLO MEDICO in reparto, dopo parecchie ore, verso le 19, telefonano al medico di famiglia che suggerisce di riportare a casa il ragazzo e curarlo con farmaci adeguati alla gastroenterite virale che ha colpito in questi giorni mezza isola.

Incredibilmente, il personale nega al paziente il diritto di tornare a casa e si batte strenuamente per garantire alla struttura un secondo giorno di ricovero ottimamente retribuito dalla compagnia di assicurazione, indipendentemente dalla sua utilità.


La famiglia insiste, chiama in causa il medico di famiglia come garante, chiede si rispetti il diritto di firmare una dimissione sotto la responsabilità del paziente, ma niente, opposizione irremovibile, il ragazzo deve passare la notte in un letto d’ospedale, sedato, e senza personale medico disponibile.

A questo punto la famiglia decide di chiamare la Guardia Civil e si compie il miracolo…

Il foglio per le dimissioni si materializza per magia, il personale sorride e saluta, il ragazzo non è più un paziente in pericolo, e una sola notte ben pagata per un ricovero completamente inutile, può essere sufficiente.

Dove conduce tutto questo?

Alla riflessione elementare ma insindacabile che il peggiore cancro per la qualità di un servizio è il monopolio.

Chi non ha concorrenza non ha motivo alcuno per offrire qualità se non per una spinta della propria coscienza.

Se in Canaria non si dismette la vecchia dinamica dei Baroni, questo posto così bello e pieno di colori e di profumi che incantano, resterà sempre una periferia d’Europa in bilico fra sottosviluppo e voracità cieca degli avventurieri.

E poiché siamo stanchini dell’abbinamento automatico fra italiani e avventurieri, suggeriamo un’analisi meno banale e più centrata del  DNA della cronica mancanza di qualità dei servizi in Canaria.

Il baronato feudale è retaggio spagnolo, l’inconsistenza dell’intervento delle istituzioni nell’arginare lo strapotere dei forti sui deboli, è retaggio sudamericano, il senso della tribù, le cui regole non possono né debbono essere sfiorate dalle leggi dello stato, è retaggio africano.

Il misto affascinante ma dal corto respiro fra Europa feudale, instabilità istituzionale sudamericana, rete tribale africana, è appunto il tratto caratteristico delle Canarie.

Gli italiani, popolo di navigatori per eccellenza, navigano a meraviglia in questo come in qualsiasi altro mare, ma non dimentichiamo che oltre all’elasticità e all’adattabilità, il terzo connotato tipico del DNA italiano è la capacità di riconoscere la qualità, la capacità di creare la qualità, e la capacità di vuotare un’isola con la stessa velocità con cui l’hanno riempita se si accorgono che i padroni di una periferia d’Europa pensano davvero di mettere anche a loro, l’anello al naso.

Lettera firmata