La prima volta che andai a vedere una “luchada” fu nel “terrero de lucha” di Tasagaya a Güímar nell’ormai lontano 1999. Club de Lucha Güímar contro Club de Lucha Chimbesque di San Miguel de Abona. Una sfida tutta del sud dell’isola. Il tutto in una mini-arena: un circolo di sabbia di 10-12 metri di diametro con una gradinata tutt’intorno, e dodici lottatori per parte. E’ la “lucha canaria”, lo sport autoctono per eccellenza delle Isole Canarie.

Autoctono perché, anche se in forma più primitiva, era praticato già dagli abitanti preispanici delle isole, per poi venire assimilato nella cultura della nuova società canaria creatasi con la conquista europea. Ma anche se al giorno d’oggi si tratta di uno sport perfettamente disciplinato sia nelle regole che nei formati delle competizioni, la sostanza rimane la stessa di secoli fa: due lottatori scalzi sulla sabbia, ognuno dei quali afferra con una mano la maglietta e con l’altra i pantaloncini dell’avversario e, senza mai lasciare la presa, cerca di farlo cadere. Perde il primo che tocca la sabbia con qualsiasi parte del corpo che non siano i piedi.

Si tratta quindi di uno sport di abilità ed equilibrio oltre che di forza. Una forma “nobile” di lotta. Una volta iniziata la contesa, i due lottatori non possono più staccare le mani dagli indumenti dell’altro. Non sono quindi permessi colpi di alcun tipo, né prese di sottomissione tipiche delle discipline nelle quali i contendenti possono lottare anche al suolo. Tutto si riduce nel cercare di far cadere l’avversario. Il repertorio tecnico di un lottatore consiste quindi in una serie “mañas”, cioè di movimenti che gli consentono di far cadere l’avversario.

Molto è cambiato rispetto alle prime cronache storiche che ci raccontano come gli abitanti preispanici delle isole praticavano questa attività ludica ma, oltre alla forma di lottare, c’è un’altra cosa che è rimasta uguale a se stessa e che rende la Lucha Canaria una curiosa via di mezzo tra uno sport individuale e collettivo: una “luchada” si svolge come uno scontro da due gruppi di lottatori che si affrontano a turno individualmente finché tutti quelli di una parte non siano stati eliminati.

Per comprendere la storia e l’evoluzione pluricentenaria di questo sport, si distinguono tre epoche: un’epoca storica, una folcloristica e una istituzionale. La prima si riferisce alla pratica degli aborigeni canari descritta dai viaggiatori, sia prima che dopo la conquista delle isole e durante il periodo in cui questa popolazione fu assorbita nella nuova società coloniale. Scomparsa di fatto la società aborigena come tale, la Lucha passò a far parte del patrimonio folcloristico e culturale dei coloni europei. In questa epoca che va dal ‘600 fino alla metà del ‘900, e che viene chiamata “folcloristica”, gli eventi di lucha erano legati principalmente a celebrazioni festive e religiose. Le “luchadas” si svolgevano fondamentalmente tra differenti gruppi familiari, tra differenti paesi, differenti zone della stessa isola o tra rappresentanti di isole diverse. Per citare il più classico degli esempi storici, nel 1834 si svolse a Tenerife una storica e mitica “luchada” nella quale si sfidarono i migliori lottatori del versante Nord dell’isola contro quelli del versante Sud. Fu la “Luchada de la Media Montaña” ed ebbe luogo sulla costa del paese di Barranco Hondo nel comune di Candelaria, che è il comune del Sud dell’isola più vicino al versante Nord. Durò per ben tre giorni consecutivi, dal 24 al 26 giugno. Ogni sfida individuale si svolse al meglio di due su tre: il vincitore restava sulla sabbia in attesa che il posto dello sconfitto venisse preso da un altro lottatore della sua stessa parte. A buona ragione la “Descrizione delle Isole Canarie” pubblicata nel 1764 a Londra da George Blas nel 1764, riportava che gli svaghi degli abitanti delle isole consistevano nel “cantare, suonare la chitarra, ballare e lottare”.

Il periodo istituzionale inizia invece a metà del XX secolo con la regolamentazione di questo sport, la creazione di veri e propri club sportivi e lo svolgimento di regolari tornei. In realtà la prima regolamentazione della Lucha Canaria avviene all’interno della comunità di emigrati canari a Cuba: il primo regolamento moderno vide infatti la luce nella città cubana di Matanzas nel 1872. Fu però solo nel 1960 quando fu approvato un Regolamento Generale Organico finalmente accettato ed applicato in tutte e sette le isole dell’arcipelago canario. Nasceva così la Federación de Lucha Canaria che tutt’oggi organizza i vari campionati insulari e regionali. Il moderno regolamento prevede lo scontro tra due squadre di 12 lottatori ciascuna, la cui composizione risponde a precise regole sul “livello individuale” riconosciuto ad ogni singolo lottatore. Ma di questo ne parliamo nella seconda parte di questa chiacchierata, il mese prossimo.


Gianni Mainella

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