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    CANNAVACCIUOLO, il cuoco dalla pacca sulla spalla

    Chissà se il buon cuoco Cannavacciuolo, chef al servizio della televisione e dei palati sopraffini, avrà preso a pacche sulle spalle anche coloro che gli hanno contestato distrazioni varie nella conduzione del suo ristorante Bistrot Torino, da pochi mesi inaugurato nella città piemontese, in zona Gran Madre, vicino al Po.

    Gli Ispettori della USL ed i Nas hanno pensato bene di far visita allo chef Antonino Cannavacciuolo e ad altri ristoranti alla moda. Il menu’ nel suo ristorante si aggira sui 75 a persona, con esclusione del vino, 5 calici 60 euro. Chi lo segue come cuoco e giudice a Masterchef conosce bene il suo spirito critico nei confronti di coloro che non adempiono al loro dovere con ardore, precisione e rispetto delle regole.

    Quando poi funge da consigliere nel programma “Cucine da incubo” dove è  lui a cambiare  impostazione al locale e ne rivoluziona la conduzione, quante volte gli sentiamo ripetere la frase, mentre apre il frigorifero in cucina “Cosa ci fa questo contenitore nel congelatore? Questa roba si BUTTA!” quando scopre tra gli alimenti da cucinare, avanzi di cibi precotti!

    Dev’essersi scordato di far ben presente la cosa ai propri dipendenti il buon Cannavacciuolo, dal momento che nei frigoriferi di Bistrot Torino è stato rinvenuto cibo precotto conservato, che lui ha subito giustificato come alimento per uso personale.

    Cannavacciuolo, non si fa! Segue pacca sulla spalla!

    Inoltre non sono stati menzionati sui registri del ristorante i fornitori della merce presente in cucina. Beh! Tanto lavoro negli ultimi tre giorni. Non c’è stato il tempo. Così si giustifica il famoso cuoco.

    Sui menù mancava anche l’asterisco che indica gli alimenti congelati. Oh ma quanti peccatucci, però, pensare che si parla di un “giudice tv” che alla fine si è pure lagnato di questi controlli, ritenuti “assurdi”.


    A finire nei guai è il direttore del Bistrot, Giuseppe Savoia, e la moglie di Cannavacciuolo, responsabile della società Ca. Pri., a cui fanno capo i ristoranti del famoso chef. Condannati a pagare una multa di 1.500 euro, dovranno rispondere anche di inadempienza del rispetto delle più elementari regole che segnano l’impronta della serietà di un locale, quelle che ci si aspetta soprattutto da ristoranti blasonati e a 5 stelle.

    di Danila Rocca

     

     

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