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    Le Canarie sono sempre più italiane, energia e satelliti in mano al Bel Paese

    La tradizione romana dice che in Italia la politica viaggia su strada e l’economia su autostrada e la saggezza popolare esprime con eleganza quanto sta succedendo al mondo ormai globalizzato e come una delle potenze del G7, l’Italia, si stia accaparrando posizioni di riguardo nei settori strategici dei territori spagnoli, quali energia e satelliti.

    L’Italia guadagna terreno alle Canarie molto velocemente, con Endesa, leader assoluto dell’energia, e con Abertis, che prende il controllo del 57% della società che a sua volta controlla telecomunicazioni e satelliti di Hispasat.

    Ma la cosa sorprendente è che il governo nazionalista di Fernando Clavijo mantiene il più stretto riserbo riguardo alle dimensioni di queste operazioni, evitando addirittura di mostrare un benché minimo segnale di interesse ancor prima che si arrivi a completa realizzazione.

    Quindi in silenzio e velocemente, le Canarie sono sempre più italiane.

    Endesa, venduta ad Enel, è controllata da Roma, niente meno che dal Ministero dell’Economia e Atlantia, di proprietà del gruppo tessile italianissimo Benetton, assumerà la rete di telecomunicazioni e di satelliti di Hispasat dopo un’operazione già approvata da Bruxelles in pieno conflitto catalano.

    Operazioni, queste, accelerate all’interno della Commissione europea e del regolatore spagnolo CNMV nel bel mezzo di un conflitto civile quale quello della Catalogna.

    Hispasat, con un fatturato di 105 milioni di euro nelle Canarie, ha come azionista di maggioranza il 57% delle azioni di Abertis, che passerà a sua volta nelle mani di Atlantia, ovvero di Benetton.


    I cittadini sono edotti riguardo a questi passaggi che decretano un’italianizzazione del loro Arcipelago?

    In buon sostanza no, visto che il Gobierno canario, alla stregua di quello spagnolo, mantiene il silenzio istituzionale a dispetto del suo status nazionalista, e le fonti dell’esecutivo si esprimono solo affermando che siamo di fronte ad operazioni condotte da società privata.

    Sbagliato, lo stato spagnolo controlla il 7,4% di queste operazioni.

    Lo Stato spagnolo non è stato in realtà in grado di fermare l’offerta pubblica lanciata da Atlantia in primavera, pur provandoci con ACS (Florentino Pérez-March), ma la società di costruzioni spagnola sta ancora analizzando la possibilità di presentare una contro offerta.

    La luce verde di Bruxelles è arrivata appena pochi giorni dopo che il CNMV, il regolatore spagnolo, ha autorizzato l’acquisizione in Spagna e appena pochi giorni prima che ACS potesse presentare la contro offerta per Abertis.

    Quindi nulla di fatto per la Spagna.

    L’offerta di Atlantia ha valorizzato Abertis per più di 16,2 miliardi di euro ed è stata presentata il 15 giugno, accettata in seguito il 3 di luglio.

    Tutta l’operazione mette in evidenza in buona sostanza il forte interesse dell’Italia a penetrare il mercato dell’energia e delle comunicazioni delle Canarie e un debole e disattento atteggiamento da parte della Spagna.

    Analizzando bene i vari rapporti che intercorrono tra le società attrici della manovra, si apprende che Atlantia ed Enel hanno in comune la loro origine italiana, laddove Enel è per il 25% di proprietà dello Stato italiano; Endesa, leader assoluto di energia delle Canarie, è di proprietà di Enel iberoamericana per un 70% e di un 30% di azioni quotate in Borsa.

    Atlantia, invece, è di Benetton, una delle aziende tessili più famose al mondo, che si augura che il potenziale Abertis sia utile alla diversificazione dei propri mercati nelle autostrade americane.

    Abertis in particolare presenta tra i suoi azionisti di punta Caixa che, a sua volta, è a favore del cambio di gestione presentata da Atlantia poiché potrebbe creare significative plusvalenze.

    Insomma, al di là di tutte le tortuose appartenenze delle società coinvolte, il risultato è che le Canarie saranno un po’ di più italiane, almeno per quanto riguarda energia e satelliti, e se questo sia un male o un bene ancora non è possibile ipotizzarlo.

    di Ilaria Vitali

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