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La concorrenza sleale NON ESISTE!

Esistono i consumatori liberi di scegliere oppure i consumatori non liberi. Se i consumatori non sono liberi non c’è concorrenza e basta. Se i consumatori sono liberi di scegliere di acquistare prodotti quale che sia la provenienza, anche da manodopera a basso costo e sottopagata, c’è concorrenza che non è leale né sleale. E’ concorrenza. Stop.

Quando un governo alza barriere, anche con le migliori intenzioni buoniste, per “dire no” allo sfruttamento non sta risolvendo il problema dei bambini costretti a lavorare 16 ore al giorno, sta obbligando i suoi cittadini a spendere più soldi, senza risolvere né il problema della povertà di quei paesi né quello dei consumatori che cercano di spendere meno per aver il meglio che gli riesce di trovare (come fa CHIUNQUE vada a fare la spesa scegliendo le pere o le banane migliori). Sta semplicemente colpendo la loro libertà di scelta.

E’ solo il consumatore che può decidere liberamente se boicottare certi produttori o no. L’altro problema che il governo è chiamato a risolvere limitando la libertà di scelta dei consumatori è la tutela degli occupati locali. La contraddizione non si vede solo per chi non vuol vederla. Da una parte impedisce l’ingresso ai prodotti fatti dai bambini che perderanno anche quel misero reddito, dall’altra impoverisce i consumatori obbligandoli a “mantenere” gli occupati che li soddisfano a prezzi maggiorati.

Ci rimettono tutti, tranne i politici e i loro amici (im)prenditori protetti. Quando lo Stato sussidiava coi soldi delle tasse dei consumatori gli Agnelli, con dazi che rendevano non competitiva la concorrenza straniera, e lo faceva per evitare che la FIAT licenziasse migliaia di operai che producevano prodotti scadenti, fece il momentaneo interesse degli Agnelli e di quegli operai, oltre che ovviamente quello della casta sindacale (operai che vennero comunque poi licenziati allorché diventarono vietati gli aiuti di Stato), ma impoverì tutta la nazione.





Il mercato è un processo che implica miliardi di scelte che i consumatori (e i produttori) devono essere liberi di fare secondo il loro personale giudizio (pagando di tasca propria), non è qualcosa che deve fare del mondo un posto migliore. Non ci sono però dubbi sul fatto che ogni volta che in qualche modo si è limitata la scelta degli attori del mercato, il mondo è diventato un posto peggiore. La povertà, lo schiavismo, la coercizione non sono mai stati, né mai lo saranno, problemi indotti dal mercato, ma sempre e solo dagli Stati e dalla politica.

di Mauro Gargaglione









2 risposte a “La concorrenza sleale NON ESISTE!”

  1. bidellissimo ha detto:

    Secondo commento: "Quando lo Stato sussidiava coi soldi delle tasse dei consumatori gli Agnelli, con dazi che rendevano non competitiva la concorrenza straniera, e lo faceva per evitare che la FIAT licenziasse migliaia di operai che producevano prodotti scadenti, fece il momentaneo interesse degli Agnelli e di quegli operai, oltre che ovviamente quello della casta sindacale (operai che vennero comunque poi licenziati allorché diventarono vietati gli aiuti di Stato), ma impoverì tutta la nazione". Se lo Stato non fosse intervenuto, gli operai della FIAT sarebbero stati licenziati, è vero. Ma un disoccupato non lo puoi uccidere con un colpo secco: forse ancora per poco, ma ancora no. E non tutti i disoccupati si suicidano. Un disoccupato è un costo sociale, un costo che viene pagato: o dalla sua famiglia che lo deve mantenere, o dalla collettività intera, sotto forma di sussidi e di strutture di sopravvivenza (mense per i poveri) o di mantenimento in carcere per quelli che delinquono per disperazione. Focalizziamo per ora solo il primo caso: le famiglie che mantengono un disoccupato possono spendere di meno per i consumi superflui, E LA PRIMA SPESA CHE TAGLIANO è QUELLA DELLA AUTOMOBILE, ITALIANA O STRANIERA CHE SIA. E LO STESSO DISOCCUPATO VENDE LA SUA MACCHINA SENZA COMPRARNE UNA NUOVA. Più in generale: una massa di disoccupati abbassa il PIL, e quindi impoverisce l'intera nazione, e quindi deprime il mercato. Davide Selis

  2. bidellissimo ha detto:

    <font style="font-size:100%" my="my"> Mah… vi è certo una logica interna all'articolo… ma la conclusione "La povertà, lo schiavismo, la coercizione non sono mai stati, né mai lo saranno, problemi indotti dal mercato, ma sempre e solo dagli Stati e dalla politica" è perlomeno ambigua, perché gli Stati e soprattutto la politica sono oggi, almeno in parte, asserviti ai mercati. La tesi di fondo, che non esiste una concorrenza sleale, è insoffribile per me; io non credo che nemmeno la politica debba essere una zona franca, rispetto all'Etica. Ma io sono fra i pochi a dire NO AL MERCATO, e quando la sinistra si convertì a sostenere "PIU' MERCATO", si prepararono queste attuali conseguenze, fra le quali il pensiero espresso in questo articolo, pensiero che ha una sua coerenza. Nulla contro l'autore, che rispetto e con il quale potrei perfino cenare assieme; ancor meno contro gli amici editori che condividono questo pensiero, ma… meno male che l'amicizia si è già instaurata come pure una mia collaborazione. Avessi letto prima questo "editoriale", mai avrei accettato di collaborare al giornalino… Ora il passo è già compiuto e a questa famiglia mi sono affezionato: voglio bene a Bina ed ho stima e simpatia per Franco, con il quale non ci siamo ancora potuti stringere la mano (ma spero che questo avvenga presto). Il dado è tratto… sono in ballo… Tenerife non può più rimanere senza "omarello" (anche questa è una scelta etica)… Davide Selis </font>

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