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    Arcipelago, mancano i vaccini contro difterite e tetano

    ospedale vaccini salutedi Magda Altman

    Il Ministero della Salute spagnolo ha sospeso le vaccinazioni contro difterite e tetano per effetto di una momentanea carenza dei vaccini a livello mondiale.

    La vaccinazione, che doveva rappresentare l’ultimo richiamo per oltre 19.000 quattordicenni dell’Arcipelago, è stata per il momento posposta a data da destinarsi, come comunicato dallo stesso Ministero in accordo con la Commissione di Salute Pubblica, un organo dipendente del Consiglio del Servizio Nazionale di Sanità.

    In particolare questa disposizione riguarderà 19.913 giovani che compiranno nel 2017 i 14 anni, con esclusione di coloro che presenteranno una urgenza teratogenica, vale a dire coloro che incorreranno in situazioni a rischio tetano per un contatto diretto con ferro o materiale arrugginito.

    Non è la prima volta che accade una situazione di questo tipo, basti ricordare che nel 2015 vennero sospese per analogo motivo le somministrazioni del vaccino trivalente contro difterite, tetano e pertosse destinate ai bambini di 6 anni.

    Ma a tutt’oggi, a distanza di 2 anni, questi bambini, pari a 37.000 soggetti, non sono stati ancora vaccinati per il perseverare della carenza del preparato necessario.

    Fonti dell’Associazione Spagnola di Pediatria del Gobierno de Canarias e della Direzione Generale della Salute Pubblica richiamano l’attenzione pubblica alla tranquillità.


    Inutile fare allarmismo, dal momento che le dosi mancanti rappresentano in entrambi i casi dosi di richiamo, essendo tutti i soggetti interessati già protetti dall’età di 2 mesi, quando sono stati vaccinati con 4 dosi di questi antigeni.

    Ma com’è possibile che dal 2015 tutto il mondo intero non abbia a disposizioni questi vaccini?

    La spiegazione ufficiale è quanto mai banale: Sanofi e GlaxoSmithKline, gli unici due laboratori che realizzano i vaccini, hanno problemi di produzione.

    Come spiega un responsabile delle relazioni pubbliche della Sanofi Pasteur, il processo produttivo di un vaccino può prolungarsi dai 12 ai 22 mesi e molto di quel tempo è destinato ad effettuare dei controlli di qualità.

    In particolare, sottolinea, per creare un vaccino è necessario coltivare separatamente gli antigeni che saranno utilizzati; una volta superata questa fase, si utilizza una parte specifica dei batteri in grado di generare una corretta risposta anti-genica; se il processo biologico presenta dei problemi, siano essi una scarsa produzione o una presunta contaminazione del laboratorio, la produzione ricomincia da capo e l’azienda definisce genericamente la situazione come problema di produzione.

    In soli due anni, e questo è curioso, entrambe le aziende avrebbero sofferto di problemi di produzione in concomitanza con un aumento della domanda dei vaccini, soprattutto quello contro la pertosse a causa di un picco della patologia riscontrato in neonati di età inferiore ai due mesi.

    Poiché la prima dose di vaccino esavalente viene inoculata a partire dai due mesi, il fatto che tutti i neonati più piccoli fossero esposti ha portato alla decisione di vaccinare in via preventiva le donne in stato di gravidanza, in modo che la protezione potesse essere trasmessa in fase ancora fetale direttamente dalla madre.

    La diminuzione delle risorse e i problemi riscontrati nella produzione, hanno quindi portato in breve tempo ad una carenza a livello mondiale dei vaccini.

    Questo preoccupante evento, al di là dei messaggi confortanti dei due funzionari della Sanità Pubblica, mette ben in evidenza che l’oligopolio delle due aziende farmaceutiche ha una chiara conseguenza sulla pelle della popolazione.

    Ma anche di fronte a questa amara conclusione, i portavoce delle due aziende sottolineano che la produzione dei vaccini, un tempo estesa a 26 aziende, non ha nulla di vantaggioso dal punto di vista economico a fronte di un impegno produttivo complesso e oneroso.

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