
Il borghetto di Anaga perde abitanti e chiede servizi, mentre i suoi abitanti lottano per ritrovare lo spirito comunitario con la riapertura del locale El Til e mantengono viva la memoria di questi luoghi unici.
La nebbia e la pioggia accolgono il visitatore a Casas de la Cumbre come un segno distintivo.
Basta affacciarsi dal belvedere di Jardina tra ciclisti, escursionisti e auto a noleggio parcheggiate ai margini della TF-12, per capire che questo borgo di Anaga vive sospeso tra la bellezza del paesaggio e le difficoltà quotidiane di chi lo abita.
Sparse da una parte e dall’altra della strada, circa un centinaio di case formano un nucleo che i suoi abitanti non considerano un quartiere, ma un paese.
Un paese che appartiene amministrativamente a Santa Cruz de Tenerife, ma che guarda alla montagna e alla memoria per spiegarsi.
Il cuore di Casas de la Cumbre emerge dalla nebbia attorno a tre simboli: la chiesa, teatro delle feste della Vergine di Guadalupe in agosto, e la sede sociale dell’associazione di quartiere El Til, recuperata dopo anni di degrado e conflitti.
Accanto rimane l’impronta di un’altra epoca, quella delle trattorie che davano vita al borgo e che oggi sono solo un ricordo.
Perché Casas de la Cumbre subisce da anni un lento spopolamento.
Dove un tempo vivevano più di cento persone, oggi ne rimangono stabilmente solo tra le 40 e le 60, secondo le stime degli stessi residenti.
La popolazione invecchia, i giovani se ne vanno in cerca di lavoro e alloggio e il ricambio generazionale è quasi inesistente.
Anche il tessuto commerciale si è progressivamente affievolito. Dei dieci negozi o guachinches che c’erano nella zona ne sopravvivono appena un paio, mentre altri nomi storici hanno chiuso i battenti o sono diventati memoria orale.
Il sintomo principale del deterioramento è demografico. Casas de la Cumbre perde residenti e accumula assenze.
Il borgo si svuota poco a poco e con ogni casa chiusa perde anche un po’ del suo polso vitale.
L’identità dei «soprannomi» che avevano tutte le famiglie.
A tutto ciò si aggiungono carenze che i suoi abitanti considerano inopportune per il XXI secolo.
La più grave è la mancanza di fognature. In un nucleo abitato situato su una galleria che rifornisce d’acqua gran parte di Anaga, l’assenza di un sistema fognario è percepita come un rischio aggiuntivo.
I residenti continuano in molti casi a dipendere dai pozzi, con il timore che le infiltrazioni possano compromettere una risorsa essenziale.
La contraddizione, agli occhi di chi vive lì, risulta difficile da accettare, poiché in una zona da cui proviene l’acqua per altre zone del Massiccio di Anaga, ci sono ancora case prive di un’adeguata rete fognaria.
L’altra grande preoccupazione è la mobilità. La TF-12, asse portante di Anaga, è diventata anche fonte quotidiana di fastidi.
La massificazione del traffico, la presenza costante di auto a noleggio, la mancanza di parcheggi e alcuni interventi sulla strada che i residenti considerano mal risolti hanno ridotto lo spazio disponibile e aggravato la sensazione di saturazione.
Dove prima i veicoli potevano accostare o i residenti fermarsi, ora ci sono tratti chiusi o protetti da barriere.
Dominga Ravelo incarna la memoria intima del casale. Nata a Taborno e residente a Casas de la Cumbre dal 1970, la sua biografia ripercorre quasi un secolo di storia rurale ad Anaga.
Compirà 94 anni ad agosto e conserva una sorprendente agilità mentale nel raccontare la sua vita, recitare romanzi come quello della madre che rivide suo figlio anni dopo averlo dato in adozione perché non poteva mantenerlo, ed evocare tempi in cui la durezza della montagna scandiva ogni giornata.
Dominga lavorava trasportando legna, calce, forche per la vigna «e tutto ciò che serviva».
Riepiloga una generazione di donne di Anaga che hanno sostenuto case, animali, orti e famiglie senza quasi alcun riconoscimento.
Il turismo e la tutela del paesaggio hanno messo Anaga sulla mappa, ma questo non si traduce sempre in condizioni migliori per chi continua a viverci ancora.
Nonostante tutto, il borgo si rifiuta di scomparire in silenzio.
Lo fa attraverso coloro che ancora lo difendono come un paese, tengono aperte le loro case e conservano una memoria che ancora ordina il presente.
Tra la nebbia, il freddo e la strada, è ancora lì, aggrappato ai suoi abitanti più fedeli e alla convinzione che, anche se sono sempre meno, valga ancora la pena lottare.
Casas de La Cumbre è un nucleo del Parco Rurale di Anaga che si distingue per i panorami offerti dalla sua posizione nel Massiccio e come punto di partenza di sentieri.
I suoi 790 metri lo collocano come il nucleo abitato più alto di Santa Cruz de Tenerife.
Michele Zanin
