La difficile arte dell’opposizione: il caso La Orotava e il modello Santa Ursula

Molto spesso giudichiamo una cittadina dalla sua amministrazione comunale, dalle sue politiche e dall’esperienza diretta che i cittadini, soprattutto stranieri, vivono negli uffici pubblici.

La prima impressione nasce quasi sempre dal front office: dagli impiegati comunali, dagli assessori, dalla burocrazia quotidiana.

Ma la qualità democratica di un municipio non dipende solo dalla maggioranza che governa.

Dipende anche, e soprattutto, dalla vitalità delle opposizioni.

Dimmi come sono le opposizioni e ti dirò quanto è sana la democrazia.

Nell’isola di Tenerife, al di fuori dell’area metropolitana e dei centri del sud, due realtà limitrofe offrono un contrasto sorprendente: La Orotava, dove l’opposizione sembra scomparsa sotto il peso di una eterna maggioranza, e Santa Ursula, dove l’opposizione è diventata motore di partecipazione e cambiamento.

Questo articolo nasce da una domanda semplice: abbiamo democrazia quando un’opposizione non può più fare opposizione?

E cosa succede, invece, quando riesce a farlo così bene da condizionare l’intera agenda politica?

La Orotava è una elegantissima cittadina, nobile ed orgogliosa della propria storia, ma dietro la facciata impeccabile probabilmente si nasconde un’altra realtà.

Chi vive la politica dall’interno racconta di un clima di immobilismo, una democrazia che respira a fatica, una opposizione che lotta per non scomparire.

Il PSOE, secondo partito della cittadina, non riesce a superare la soglia dei cinque seggi, ottenuti in passato, attualmente sono 4 i consiglieri eletti, nonostante sia la forza politica che presenta più proposte in consiglio comunale.

Le loro iniziative vengono respinte sistematicamente, salvo poi riapparire, quasi identiche, sotto la firma della maggioranza.

Le domande protocollate non ricevono risposta, nonostante l’obbligo istituzionale.

Le richieste su accesso a costa, sulle sovvenzioni, sui progetti finanziati, sulle istallazioni di placche solari negli edifici pubblici, rimangono sospese nel vuoto.

Il dibattito mensile sulle ordinanze municipali è stato ridotto ad un’unica sessione annuale.

Le parole vengono tagliate, ritagliate e silenziate.

Il consiglio comunale è in stile bulgaro: si vota ma non si discute.

Le proposte vengono rimandate alla riunione dei capigruppo che svuotano così il confronto politico.

Il lavoro preparatorio dei partiti di minoranza viene frustrato e umiliato.

La Orotava sembrerebbe un territorio che non vuole cambiare.

Ne parliamo con il segretario dl PSOE Maria Jesus Alonso Hernandez che si divide tra passione politica e l’importante lavoro di insegnante e che con amarezza constata la situazione.

La Orotava è conservatrice, profondamente localista dove la tradizione è un valore, ma diventa un recinto.

Molti cittadini evitano di partecipare a incontri pubblici dell’opposizione per timore di essere visti, giudicati ed etichettati.

Le associazioni di vicinato non sono luoghi neutri: esporsi potrebbe costare relazioni, lavoro, tranquillità.

Il PSOE ha una sede aperta ma i contatti avvengono per telefono, con discrezione.

Organizzare riunioni è difficile: c’è chi teme ritorsioni, chi preferisce non farsi vedere e la maggioranza presidia i social con una comunicazione costante e impeccabile: una macchina propagandistica che diffonde un’immagine di controllo totale.

Ogni evento, ogni festa di quartiere, ogni iniziativa culturale diventa un palcoscenico dove l’amministrazione appare come sponsor onnipresente.

Incrociare sguardi potrebbe costare amicizie e saluti.

È un clima di omertà con una ben vestita apparenza.

Intanto i problemi reali rimangono irrisolti. Il commercio, commenta il segretario del PSOE lamenta la mancanza di parcheggi, in questi giorni dove un parcheggio importante è stato sacrificato per dare copertura alla feste delle “murgas”, si sono persi parcheggi senza trovare alternativa alla gente che lavora nel centro. 

Ciò è dovuto anche alla mancanza di previsione dopo la  chiusura del teatro Teobaldo Power, teatro chiuso per problemi strutturali.

La mancanza di previsione e la mancanza di pedagogia è quanto lamenta il PSOE di La Orotava.

Il parcheggio manca soprattutto nella zona di la Perdoma, frazione altamente popolata di La Orotava, frazione dove pur esiste un’associazione che chiede sostegno senza ricevere risposta.

Le strade vengono chiuse e aperte senza una linea programmatica chiara.

Si chiudono per scelta ma se qualcuno si lamenta tornano ad aprirsi.

Ognuno va per proprio conto, come in una udienza privata, l’attuale politica sembrerebbe non favorire l’associazionismo.

Il traffico paralizza il centro storico, pieno di ristoranti ed attività ma non esiste un piano per deviarlo.

Il progetto di coperture dei centri sportivi, presentato dal PSOE anni fa è stato approvato solo da poco a marca cambiata.

Il “punto limpio” è stato rimosso perché poco estetico.

Il piano verde cittadino non è mai stato affrontato.

Gli studi geologici per accedere alla costa, non si sa a che punto siano.

Non possiamo evitare di citare il PRUG.

Il precedente piano è stato demonizzato con grande propaganda, il nuovo, che scontenta molti, è stato approvato nel silenzio più assordante.

La trasparenza è minima.

Le periferie vengono usate politicamente ed infine il problema della tassa rifiuti: la normativa europea non obbliga ad aumentare la tassa ed intanto il comune non prepara la popolazione alla futura raccolta dell’organico, ed il mirador di Humboldt è abbandonato al vandalismo, sospeso in un limbo senza destino.

Superato invece, il mirador di Humboldt siamo catapultati a Santa Ursula: tutto cambia, la vita è più dinamica e più partecipata.

Qui l’opposizione, il Partito Popolare, non solo esiste ma funziona.

E funziona così bene da costringere l’amministrazione a muoversi dove è distratta.

Il Pp ha saputo rinascere, come la Fenice dalla sue ceneri,  e con un semplice messaggio nelle reti sociali di “Hola sono Dario Mesa consigliere comunale del PP di Santa Ursula” si è innescato un processo inatteso: i cittadini hanno iniziato a parlare dei problemi locali, hanno iniziato a segnalarli e a chiedere soluzioni.

Il PP è diventato referente naturale.

Ha usato i social non come vetrina ma come piazza pubblica, ha ascoltato e restituito.

Ha creato una identità politica riconoscibile, viva, capace di generare entusiasmo.

A Santa Ursula, infatti, la politica non è percepita come un rischio, ma come un diritto.

La partecipazione non è un gesto coraggioso, ma un’abitudine, e la linea politica comunale, paradossalmente, la marca la opposizione.

In un video che si è volto virale in pochi minuti si denuncia l’installazione di panchine con la seduta rivolta alla strada, proprio al ciglio della strada; altre denunce vanno sulle paralisi, più di 8 anni, di opere pubbliche; strisce pedonali che conducono a muri o ad incroci e curve pericolose.

In tutte le reti sociali si viralizzano i video del PP dietro i quali lavora una squadra dedita a sollevare le sorti del proprio partito e della propria cittadina.

Il PP ha così animato la popolazione che partecipa attivamente agli incontri cittadini rionali, il mese di febbraio è pieno di questi appuntamenti in distinte zone della cittadina.

La distanza tra La Orotava e Santa Ursula è inesistente dal punto di vista geografico, inesistente perché Cuesta de la villa è come un ponte tra i due comuni, ma fortissima per la politica democratica.

Due partiti opposti tra di loro con ideologie differenti che sono entrambi opposizione a partiti di Coalicion Canaria o vincolati a Coalicion Canaria.

L’opposizione, a La Orotava denuncia un sistema chiuso, impermeabile al confronto, dove la trasparenza è scarsa e la partecipazione civica frenata da timori e consuetudini radicate.

A Santa Ursula invece l’opposizione è diventata un attore centrale, capace di influenzare le decisioni amministrative e di risvegliare il senso civico della cittadinanza.

Il PSOE di la Orotava si trova davanti ad una sfida enorme: ricostruire la propria presenza locale, liberarsi dal peso della politica nazionale e restituire ai cittadini la libertà di partecipare senza paura.

Perché la democrazia non  è solo votare, è poter parlare, dissentire, proporre, scontrarsi.

Il silenzio continua ad essere la parte più rumorosa della politica orotavense ma ogni sistema, anche il più consolidato, prima o poi deve fare i conti con la realtà: quando il re è nudo, basta una voce per ricordarlo a tutti.

Giovanna Lenti

 

 

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