L’arrivo di una nuova ondata di influenza debitamente condita da disinformazione, paure indotte e allarmismi, mi ha portato a notare un nuovo comportamento fra i miei pazienti che è un segnale dei tempi.
Quando arrivano per una febbre, una tosse, un problema intestinale, sempre più spesso sento dire: “Dottore sono sotto antibiotico da una settimana”.
La paura di una forma degenerativa porta il cittadino comune a usare l’artiglieria pesante “fra vedere e non vedere”.
Errore veramente grande. Quindi cerchiamo di fare il punto.
E’ innanzitutto essenziale comprendere l’origine della patologia in corso e in questo senso dobbiamo isolare le infezioni batteriche da quelle virali in modo netto ma semplice.
I Batteri sono organismi automi che si riproducono in modo autonomo mentre i virus sono materiale genetico (RNA o DNA) racchiuso in una sostanza proteica e sono letteralmente dei parassiti delle cellule che li ospitano: usano le funzioni delle nostre cellule per sopravvivere e riprodursi.
SE per i batteri è corretto ricorrere agli antibiotici (o meglio l’esatto tipo di antibiotico adatto ad ogni tipo di batterio), per i virus è un errore grave e si deve invece ricorrere agli antivirali che agiscono in modo completamente diverso.
Un modo casereccio di orientarsi per capire se siamo stati attaccati dagli uni o dagli altri è tenere in conto che l’infezione batterica dà sintomi spesso più leggeri nella fase iniziale e tende ad essere persistente.
Le forme virali spesso iniziano col botto ma nei casi più semplici si risolvono da sole nell’arco di una settimana.
Di certo non c’è sciocchezza più grande che attaccare l’organismo con gli antibiotici quando non sono necessari e meno che meno quando c’è in corso una infezione virale.
In caso di immunodepressione (pazienti oncologici, anziani, trapiantati) sono l’oro della medicina e non v’è farmaco omeopatico o alternativo che possa farne le veci.
La prima regola fondamentale è non abusarne per non creare i presupposti della comparsa di superbatteri o batteri resistenti alle terapie conosciute, che sono un grosso rischio collaterale dell’uso inadeguato o prolungato degli antibiotici.
La seconda è non scherzare con i cocktail di farmaci. L’interazione fra sostanze chimiche nel nostro organismo, richiede un alto livello di competenza specifica e quando i miei pazienti spaventati per una semplice influenza che mi dicono “per andar sul sicuro ho preso, antifiammatorio, tachipirina, mucolitico e antibiotico” mi metto le mani in testa.
Gli antibiotici danneggiano la flora batterica intestinale e vaginale, il che può indebolire la capacità dell’organismo di sconfiggere i virus con la sola arma con cui è possibile farlo: il nostro apparato immunitario.
Assumere antibiotici in presenza di raffreddore o influenza virale è un’attentato alla nostra salute.
Notiamo a volte l’insorgere di diarrea, afte, stomatiti, candidosi, spossatezza, eruzioni cutanee, quando assumiamo antibiotici anche accompagnandoli con l’appropriata terapia vitaminica.
Questo è il segnale che il nostro organismo paga un prezzo per risolvere problemi di ordine superiore e che la superficialità nell’assunzione degli antibiotici nei casi in cui non servono, non può essere sdoganata con un semplice “per andare sul sicuro ho preso tutto”.
Nel dopo covid ho registrato un incremento davvero rilevante di questo atteggiamento e vi esorto a restare razionali e sensati.
Pertanto da medico all’antica che si appresta a diventare anche un vecchio medico, vi raccomando quanto segue.
Primo passo: valutare il “passo” dell’insorgere dei sintomi, una febbre improvvisa ma non alta è probabilmente batterica, una febbre alta che arriva in seconda battuta dopo dolori articolari e mal di testa è più probabilmente batterica, il muco delle forme virali è più chiaro e liquido di quello delle forme batteriche che tende ad essere giallo verde e più denso per la maggior quantità di globuli bianchi interessati.
Ma come sempre, latte caldo con miele, tisana di zenzero limone e curcuma, vitamine a go go, riposo calore e sudare, sono gli unici cocktail consentiti a chi non vuole ingrassare le case farmaceutiche mentre danneggia se stesso e le persone che ama.
Dott. Alessandro Longobardi
