Tamadaba, non solo nebbia…

Foto di Cristiano Collina

Questo mese l’Arca del Mistero approda tra i silenzi antichi e le nebbie persistenti del Parco Naturale di Tamadaba, un’area del nord-ovest dell’isola che da tempo torna al centro di racconti, segnalazioni e interrogativi che continuano a ripetersi con sorprendente costanza.

Tamadaba non è soltanto uno dei più grandi pineti di Gran Canaria, cresciuto su un massiccio vulcanico di oltre 14 milioni di anni: è un territorio isolato, difficile da attraversare e storicamente carico di significati, che ha sempre esercitato un forte impatto su chi lo frequenta.

Negli ultimi anni diversi episodi di smarrimento e incidenti lungo i sentieri del parco, soprattutto nelle zone che scendono verso il barranco di Guayedra o nei pressi del Roque Faneque, hanno riportato l’attenzione su un fenomeno ben noto agli abitanti della zona: la nebbia improvvisa. In pochi minuti il pinar può essere avvolto da una coltre fitta che riduce drasticamente la visibilità e rende difficile orientarsi anche a chi conosce bene l’area. Dal punto di vista meteorologico si tratta di un fenomeno spiegabile, legato all’umidità oceanica e alla conformazione del terreno, ma resta il fatto che questa nebbia compare spesso senza preavviso e in modo molto localizzato.

La memoria storica dell’isola colloca Tamadaba tra i luoghi più importanti e temuti dai Canari preispanici. Le ricerche archeologiche confermano l’uso dell’area per sepolture e cerimonie rituali: sono stati rinvenuti resti umani, ossa lavorate e grotte adattate a spazi cerimoniali. I faycanes, figure religiose centrali nella società guanche, avrebbero officiato riti legati alla montagna e alle forze naturali, in un contesto in cui la morte faceva parte di un equilibrio più ampio. Questi dati non provano pratiche estreme, ma mostrano come Tamadaba fosse considerata un’area speciale, non adatta alla vita quotidiana.

Un ulteriore elemento che ha riacceso l’interesse è emerso dopo il grande incendio del 2019. Le fiamme hanno scoperto zone fino ad allora difficili da raggiungere, portando alla luce cavità e resti che hanno richiesto nuovi studi. Da quel periodo sono aumentate anche le segnalazioni informali di escursionisti che parlano di sensazioni insolite: confusione improvvisa, perdita della percezione del tempo, rumori difficili da collocare in un contesto naturale.

Dal punto di vista razionale, fattori come isolamento, umidità costante, copertura irregolare dei segnali GPS e particolari condizioni geologiche possono influire sull’equilibrio psicologico delle persone. Tuttavia colpisce la somiglianza dei racconti, spesso riferiti da persone diverse tra loro per età ed esperienza, ma descritti con parole molto simili.

Tamadaba appare come uno di quei luoghi in cui natura e passato si sovrappongono in modo evidente. Non ci sono prove definitive di presenze o fenomeni fuori dall’ordinario, ma esiste una somma di elementi – storici, ambientali e umani – che continua ad alimentare domande. Forse il vero mistero di Tamadaba non è ciò che nasconde, ma il modo in cui questo territorio, ancora oggi, riesce a mettere alla prova chi lo attraversa, ricordando che non tutto può essere compreso fino in fondo.

Loris Scroffernecher

 

 

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