Diario di un difensore dell’ordine

Questo mese vorrei offrire un’analisi ragionata della situazione della sicurezza a Tenerife nel 2025, alla luce dei dati emersi in questi mesi, per guardare con chiarezza al futuro che ci attende.

Il 2025 nelle Canarie ha mostrato un andamento contraddittorio.

Da un lato i reati complessivi hanno registrato un lieve calo, dall’altro le tipologie più gravi hanno conosciuto un’impennata significativa.

Omicidi, tentati omicidi e aggressioni sessuali sono aumentati con percentuali preoccupanti.

Anche rapine violente, risse e traffico di droga hanno fatto segnare un incremento che non può essere liquidato come un semplice fenomeno isolato.

Questi numeri raccontano un’isola che, pur restando tra le destinazioni più sicure d’Europa, sta vivendo sacche di fragilità sempre più evidenti.

Il quadro statistico conferma ciò che chi lavora nella sicurezza osserva ogni giorno: non siamo di fronte a episodi casuali, ma a dinamiche strutturate che tendono a ripetersi.

E il paradosso è che spesso i dati, se guardati nella loro globalità, mascherano la realtà.

Un calo medio della criminalità non restituisce la percezione di chi subisce un’aggressione, di chi finisce in ospedale, di chi denuncia senza ottenere risposte immediate.

Ed è proprio nella differenza tra ciò che dicono le cifre e ciò che si vive nelle strade che nasce la sensazione diffusa di insicurezza.

Guardando all’anno che si chiude, emerge con chiarezza come il nodo centrale sia la capacità di intercettare per tempo le forme di violenza organizzata, che colpiscono turisti e residenti con modalità sempre più collaudate.

Non è sufficiente reagire, serve prevenire.

In questo senso, il coordinamento tra forze dell’ordine, vigilanza privata e strutture pubbliche è stato determinante nei casi più complessi, ma resta ancora molto da fare.

Ogni episodio violento porta con sé non solo il peso della vittima, ma anche la domanda inevasa su cosa si sarebbe potuto fare prima per evitarlo.

Il 2026 sarà inevitabilmente un anno di scelte.

La pressione del turismo di massa continuerà a crescere, con milioni di arrivi che metteranno alla prova le infrastrutture e i sistemi di sicurezza.

L’equilibrio tra accoglienza e tutela sociale sarà sempre più delicato e il rischio è che, senza una strategia chiara, si continui a rincorrere i problemi anziché anticiparli.

Allo stesso tempo, sarà cruciale educare cittadini e visitatori a un comportamento più consapevole: la sicurezza non è mai un concetto astratto, ma il risultato di responsabilità condivise.

Il 2025 ci lascia in eredità dati che preoccupano, ma anche una consapevolezza nuova.

Non possiamo più permetterci di minimizzare.

Dobbiamo leggere i segnali, trasformare le statistiche in azioni e le paure in strategie.

Perché solo così Tenerife potrà continuare a essere un luogo accogliente e sicuro, non per abitudine, ma per scelta.

E il prossimo anno sarà decisivo per dimostrarlo.

 

 

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