Il 93% delle interruzioni volontarie di gravidanza nelle Canarie viene effettuato in cliniche private e ci sono isole in cui non è garantito

Un rapporto della CCOO sottolinea che le donne dell’arcipelago, a seconda di dove vivono, devono affrontare percorsi di accesso diversi e diseguali, con intere isole in cui questo servizio non viene fornito, causando una grande disparità territoriale

Nelle Canarie, il 93% delle interruzioni volontarie di gravidanza viene effettuato in centri privati.

Ciò avviene nonostante in Spagna si tratti di un diritto delle donne che deve essere garantito dal servizio sanitario pubblico.

Inoltre, ci sono differenze tra le isole e in alcune di esse non è nemmeno possibile accedere a questo diritto, per cui le donne devono recarsi nelle isole capitali.

Per quanto riguarda i centri che praticano l’interruzione di gravidanza a Gran Canaria, si tratta della Clínica Gara, della Clínica Ntra. Sra. del Carmen e dell’Hospital Universitari Materno Infantilil de Canarias; a Tenerife, della Clínica Tacoronte S.L. ” Dr. Juan Reyes”, l’Hospital Universitario de Canarias, l’Hospital Universitario Ntra. Sra. de Candelaria, Tacoronte, S.A. (Clínica Tara).

A Fuerteventura, presso l’Hospital General de Fuerteventura e l’Hospital Parque Fuerteventura.

A Lanzarote, La Palma, La Gomera e El Hierro, invece, non risulta alcun centro registrato presso il Ministero della Salute.

Il sindacato CCOO sottolinea nel suo rapporto che “i dati ci mostrano che in una fase iniziale la grande maggioranza si reca presso il centro sanitario pubblico per informarsi e alla fine finisce per effettuare l’aborto in un centro sanitario privato, principalmente per due motivi: la mancanza di risorse o mezzi nel settore pubblico e l’obiezione di coscienza del personale sanitario nella sanità pubblica”.

Per quanto riguarda gli altri dati forniti dall’indagine del Ministero della Salute, nelle Isole il profilo delle donne che decidono di interrompere volontariamente la gravidanza è quello di donne con un diploma di scuola superiore o di formazione professionale, che non hanno figli precedenti e che di solito si sottopongono al loro primo o secondo aborto.

Inoltre, non hanno utilizzato metodi contraccettivi, si sono recate presso il centro sanitario pubblico per informarsi e hanno meno di 8 settimane di gravidanza.

Queste interruzioni sono richieste dalle donne, che sono solitamente lavoratrici dipendenti seguite dalle disoccupate, per lo più di nazionalità spagnola, seguite dalle donne sudamericane.

Marta Simile

 

 

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