
“Il motivo è economico, la conservazione passa in secondo piano”
Tutti i rappresentanti scientifici del Patronato, ad eccezione dell’IAC, hanno votato contro il nuovo PRUG del Parco Nazionale, mentre l’attuale direttore si è astenuto.
Il progetto del Piano Regolatore per l’Utilizzo e la Gestione (PRUG) del Parco Nazionale del Teide andrà avanti senza l’approvazione della comunità scientifica delle Canarie.
Il nuovo testo non ha ottenuto il favore degli scienziati delle Canarie, che concordano sul fatto che la norma non protegge l’unica e già ridotta biodiversità della vetta di Tenerife, ma privilegia i valori turistici ed economici di un ecosistema in grave stato di conservazione.
Il finanziamento del piano lo conferma: solo il 18% dei fondi è destinato al Programma di Conservazione e appena l’1% alla ricerca, contro oltre il 57% dedicato alla gestione degli usi turistici, sportivi e ricreativi.
Lo scorso 29 settembre, una tesa riunione del Consiglio di Amministrazione del Parco Nazionale del Teide si è conclusa con l’approvazione del progetto PRUG che aspira a sostituire quello vigente dal 2002.
I voti a favore provengono dai rappresentanti politici, dai consiglieri e dai membri del Governo delle Canarie e del Cabildo di Tenerife, nonché dall’Istituto di Astrofisica delle Canarie (IAC).
Chi si è opposto alla nuova normativa sono stati scienziati, ecologisti, associazioni di guide e alpinisti.
Nella lista figurano l’Università di La Laguna, il Consiglio Superiore delle Ricerche Scientifiche (CSIC), i gruppi ambientalisti e conservazionisti (Associazione per la Conservazione della Biodiversità delle Canarie [ACBC] e Atan), la Federazione di Montagna, le guide turistiche e l’Organismo Autonomo dei Parchi Nazionali. Da parte sua, l’attuale direttore del Parco, Manuel Durbán, si è astenuto.
Il motivo? “Il fondamento della norma è lo sfruttamento economico, e non quello che dovrebbe prevalere in un Parco Nazionale, dove il primo comandamento è la conservazione”.
Una delle principali preoccupazioni degli scienziati è la gestione delle specie invasive.
Nel Parco Nazionale convivono diverse specie che stanno compromettendo la sua salute: mufloni, conigli, ratti, topi e gatti.
A questi si aggiunge la pressione delle api mellifere che vengono consapevolmente portate ogni anno nel Parco e che diversi studi, condotti proprio sul Teide, hanno dimostrato causare un danno ecologico all’ambiente, spostando gli impollinatori autoctoni, che sono quelli che garantiscono i processi di riproduzione delle piante.
Il CSIC afferma che l’eradicazione del muflone è un obiettivo tecnicamente fattibile a Tenerife, ma senza un quadro di gestione dettagliato e definito “non è garantito”.
Una situazione simile si verifica con i conigli, per i quali, sebbene vengano esposte misure e l’intenzione di limitarne la densità, non viene stabilito come farlo esattamente.
In particolare, il nuovo Piano Regolatore prevede misure preventive e di eradicazione con recinzioni di esclusione, propone metodi di valutazione della densità e menziona i metodi di controllo, ma non stabilisce un piano per attuarlo né per tenerli a bada nel tempo.
Per ratti, topi, piccioni e gatti la menzione è ancora più superficiale.
L’obiettivo è quello di controllare i piccioni, eradicare ratti, topi e gatti e raccogliere i cani, ma per gli scienziati questa necessità richiede un “piano di controllo dettagliato” che “consenta di sviluppare e valutare con metriche precise la sua attuazione”.
Il chiaro impatto della fauna si riflette nello stato attuale della ginestra (Spartocytisus supranubius), che ha subito un calo del 54% tra la fine degli anni ’80 e il 2024.
“Ciò significa che più della metà della copertura è scomparsa”, insiste González, che spiega che questa specie è importante perché è considerata una specie “ombrello” dalla cui esistenza dipendono molte altre.
In particolare, le api mellifere, nella loro funzione di impollinatori, tendono sempre a rivolgersi alla stessa pianta e, quindi, allo stesso polline.
Ciò impedisce lo scambio genetico.
Nonostante la mancanza di misure chiare per la conservazione del Parco questo PRUG si mostra permissivo nei confronti di alcuni tipi di attività che, nella pratica, hanno un impatto significativo sull’ambiente naturale.
La critica principale del settore scientifico si concentra sulla gestione del turismo.
Il PRUG propone una soluzione ‘incompleta’ al sovraffollamento turistico, non stabilisce chiaramente il sistema di mobilità sostenibile aumentando gli usi del Parco.
Quest’ultimo punto apre la porta alle riprese cinematografiche su larga scala, al ciclismo su determinati percorsi – finora vietato –, alla possibilità di suonare strumenti musicali e allo svolgimento di ulteriori eventi sportivi che, in definitiva, “aumenteranno la pressione sulla biodiversità del Parco”.
I ricercatori criticano anche il “pardon” concesso alla funivia che, secondo il PRUG del 2022, avrebbe dovuto essere smantellata entro il 2037, una volta terminata l’attuale concessione amministrativa.
“Il nuovo testo apre la porta al rinnovo di tale concessione ed elimina ogni riferimento allo smantellamento”.
Bina Bianchini
