Emiliana, la armonia che danza

Invitata alla presentazione della quinta edizione dei Veranos del Taoro, il festival che potremmo definire una boutique del teatro, ho attraversato i sentieri del Parque de La Sortija seguendo gli spazi che nei giorni successivi avrebbero ospitato spettacoli, prove e incontri.

Il percorso si è concluso al Gran Hotel Taoro, dove giornalisti, artisti e rappresentanti istituzionali erano riuniti per l’aperitivo inaugurale.

In quell’atmosfera vivace e cordiale, tra assaggi di gastronomia locale e conversazioni spontanee, mi sono ritrovata a parlare con due professioniste della scena contemporanea: una direttrice artistica che segue progetti di danza e una ballerina che, con mia sorpresa, ho scoperto essere italiana, Emiliana Battista.

È stato un dialogo fitto, sincero, che ha toccato temi cruciali per chi vive quotidianamente la creazione artistica: la fragilità degli spazi dedicati alla danza, la necessità di condizioni di lavoro più stabili, l’importanza di una formazione che accompagni il movimento con la stessa grazia e armonia che la danza richiede sul palco.

Da quella conversazione è emersa una consapevolezza condivisa: la danza non può esistere senza cultura.

Ha bisogno di essere sostenuta dalla musica, dalla storia dell’arte, dalla pedagogia, dalla filosofia del corpo.

Ha bisogno di un ecosistema che la nutre, che le permetta di crescere, di respirare, di trovare un linguaggio che non sia solo gesto ma memoria, ricerca, visione.

È un’esigenza che molte artiste stanno portando avanti, chiedendo più formazione, meno burocrazia e un riconoscimento reale del valore del loro lavoro.

Non come rivendicazione sterile, ma come condizione necessaria affinché la danza possa continuare a essere un’arte viva e non un esercizio isolato.

Emiliana è coreografa e artista di danza contemporanea, una disciplina nata come risposta alla rigidità del balletto classico e che non segue passi codificati, ma esplora il movimento in modo libero, personale ed emotivo.

Lavora con il peso, la gravità, il respiro e la relazione con lo spazio, mescolando tecniche diverse — dal teatro fisico allo yoga, dal gesto quotidiano alle arti visive — per costruire un vocabolario unico.

È un’arte che non imita, ma evoca: idee, memorie, stati d’animo.

In sintesi, una forma d’arte in continua evoluzione, dove il corpo diventa pensiero, ricerca e libertà.

Il suo spettacolo, presentato en Veranos del Taoro, Raíces, è una creazione che intreccia corpo, territorio e memoria.

Emiliana è nata a Napoli, formata tra il Balletto Teatro di Torino e i conservatori madrileni Mariemma e María de Ávila, ha costruito un percorso che unisce rigore tecnico e ricerca artistica.

Ha lavorato in produzioni del Teatro Real di Madrid, collaborando con registi e coreografi come Romeo Castellucci, Pierre Audi e David McVicar, e ha danzato in compagnie di rilievo come Labart, Teresa Nieto en Compañía, Umma Umma Dance e Lava, diretta da Daniel Abreu.

Parallelamente ha approfondito la gestione culturale con un master dedicato alle industrie creative, segno di una visione che non separa mai l’arte dal suo contesto.

Negli ultimi anni ha presentato lavori propri, come REAL e Goody, creati insieme al danzatore Leandro González.

O suoi propri spettacoli, come coreografa e ballerina  nel teatro Vitoria di Santa Cruz di Tenerife.

La sua presenza al festival non è stata solo artistica, ma anche umana: nel suo modo di parlare della danza si percepisce un’idea precisa, quella di un’arte che nasce prima delle parole e che ha bisogno di essere accompagnata, non lasciata sola.

Mi parlano, lei e l’americana produttrice che vuole restare anonima, restia anche a foto, ma incantevole come persona che trasmette quello che oggi tutto il mondo definisce come “aura”,  di Espacio Raíces e della compagnia che ha presentato uno spettacolo pensato appositamente per il parco del Taoro, con ballerine pioniere che intrecciano danza contemporanea e folklore gomero, nominano figure come Laura Marrero del collettivo Nido, attivo a Madrid e altri storici come Carmen Werner e Teresa Nieto.

Conversiamo sulla nascita del festival, la grande incognita del covid e come ora il festival, nato soli 5 anni fa, come rassegna teatrale, stia diventando un vero festival di arte scenica, dove teatro, danza e musica convivono senza gerarchie.

Si approssima l’ora delle prove e concludiamo l’incontro.

A noi non resta che aspettare dopo Isabella Rossellini ed Emiliana Battista il prossimo artista italiano a Veranos del Taoro edizione numero sei e sostenere sempre di più un ambiente in cui la danza possa “accadere” davvero.

L’Arte ha bisogno di spazi adeguati, di formazione continua e di politiche culturali che la sostengano.

Giovanna Lenti

 

 

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