Aemet indica temperature sopra la media e una possibile stagione più secca, ma ricorda che temporali intensi e “danas” restano fenomeni difficili da prevedere con largo anticipo.
Dopo mesi segnati da giornate ventose, piogge intermittenti e temperature percepite come più fresche del solito, molti residenti delle Canarie si chiedono come sarà la primavera.
Le previsioni stagionali indicano una tendenza verso temperature più alte della media, ma non escludono fasi di maltempo, che nelle isole restano difficili da anticipare con largo anticipo.
A tracciare il quadro è stata l’Agenzia statale di meteorologia (Aemet), che ha presentato il bilancio climatico dell’ultimo inverno insieme alle prospettive per i prossimi mesi.
Secondo gli esperti, nell’arcipelago esiste circa il 50% di probabilità che il trimestre compreso tra marzo, aprile e maggio registri temperature superiori ai valori abituali.
Le possibilità che la primavera sia più fredda della media sono invece intorno al 20%.
Più incerta la situazione sul fronte delle precipitazioni.
I modelli climatici non indicano segnali particolarmente netti, anche se emerge una leggera tendenza verso condizioni più secche.
La probabilità che il trimestre primaverile sia meno piovoso della media è stimata intorno al 40%, mentre la possibilità di un periodo più umido del normale si ferma al 25%.
Fenomeni come temporali intensi o le cosiddette danas – depressioni isolate in quota che possono generare piogge improvvise e localmente molto forti – sono tra gli eventi più difficili da prevedere con mesi di anticipo.
Il portavoce dell’agenzia, Rubén del Campo, ha spiegato che la principale difficoltà delle previsioni meteorologiche è stabilire con precisione dove e con quale intensità si manifesteranno questi fenomeni.
Spesso si tratta infatti di episodi molto localizzati, capaci di colpire duramente alcune zone mentre altre, anche vicine, restano quasi completamente all’asciutto.
Per questo motivo, le previsioni stagionali non devono essere interpretate come indicazioni su eventi specifici.
Servono piuttosto a delineare la tendenza generale del clima nei mesi successivi, senza poter stabilire se e quando si verificherà una tempesta o un episodio di piogge intense.
Negli ultimi decenni, tuttavia, la capacità di previsione è migliorata sensibilmente.
L’Aemet sottolinea che gran parte di questo progresso è legato allo sviluppo dei satelliti meteorologici e alla cooperazione internazionale tra i servizi meteorologici, fondamentale per osservare e analizzare un’atmosfera che non conosce confini.
Grazie a modelli sempre più avanzati, oggi le previsioni risultano abbastanza affidabili fino a otto o dieci giorni.
Negli anni Novanta, invece, la loro utilità si limitava spesso a tre o quattro giorni.
Il contesto climatico degli ultimi anni conferma inoltre una tendenza al riscaldamento.
L’inverno appena concluso è stato abbastanza freddo e nuvoloso anche se nei giorni con calima faceva molto caldo e secco.
Se queste tendenze saranno confermate, anche la primavera del 2026 potrebbe mantenere valori termici più alti del normale alle Canarie.
Ma, come ricordano i meteorologi, nelle isole la variabilità del tempo resta sempre un fattore decisivo: tra giornate di sole e improvvisi episodi di maltempo, la stagione primaverile potrebbe riservare ancora qualche sorpresa.
Michele Zanin
