I sempre misteriosi Guanche

Foto di Cristiano Collina

Questo mese l’Arca del Mistero si dirige verso uno dei capitoli più delicati e meno divulgati della storia delle Isole Canarie: i crani guanche con caratteristiche considerate anomale, un tema reale, documentato e discusso da decenni in ambito archeologico e antropologico, ma raramente affrontato in modo chiaro al grande pubblico.

Non si tratta di leggende o di interpretazioni fantasiose, bensì di reperti autentici, conservati in musei e archivi scientifici, che continuano a sollevare interrogativi.

I resti umani attribuiti ai Guanche, popolazione preispanica dell’arcipelago, sono stati rinvenuti in numerose grotte funerarie di Tenerife, Gran Canaria e La Palma.

Tra questi, alcuni crani presentano forme allungate, asimmetrie marcate o volumi cranici che, in passato, hanno attirato l’attenzione di studiosi e ricercatori.

Le analisi ufficiali riconducono gran parte di queste caratteristiche a pratiche di deformazione cranica intenzionale, diffuse in diverse culture antiche, ma non tutti i casi risultano facilmente classificabili.

Già tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, alcuni antropologi notarono che una percentuale limitata dei crani guanche non rientrava nei modelli standard nemmeno tenendo conto delle deformazioni artificiali.

In particolare, vennero segnalate strutture ossee più spesse del normale, orbite oculari atipiche e una capacità cranica superiore alla media delle popolazioni coeve del Nord Africa, da cui i Guanche sono generalmente ritenuti originari.

Questi dati, nel tempo, sono stati oggetto di interpretazioni contrastanti.

La comunità scientifica tende oggi a spiegare tali differenze come il risultato di variabilità biologica, isolamento genetico e condizioni ambientali specifiche.

Tuttavia, resta il fatto che alcuni reperti sono stati a lungo esclusi dalle esposizioni pubbliche o mostrati solo parzialmente, alimentando dubbi e sospetti su una gestione prudente, se non reticente, del materiale più controverso.

A rendere il quadro ancora più complesso è il contesto in cui molti di questi crani sono stati rinvenuti.

In diversi casi non si trovavano in sepolture collettive ordinarie, ma in posizioni isolate, difficili da raggiungere, o associati a strutture rituali.

Elementi che suggeriscono un trattamento differenziato dei defunti, forse riservato a individui con un ruolo particolare all’interno della società guanche.

Negli ultimi anni, l’interesse per questi reperti è tornato a crescere, anche grazie alle nuove tecniche di analisi genetica e tomografica.

Alcuni studi hanno confermato l’origine nordafricana della popolazione guanche, ma non hanno ancora fornito risposte definitive su tutte le anomalie morfologiche osservate.

Una parte del materiale resta poco studiata, anche per ragioni etiche e di tutela del patrimonio umano.

Il caso dei crani guanche fuori standard non rappresenta una prova di teorie alternative o sensazionali, ma nemmeno una questione completamente chiusa.

È un esempio concreto di come il passato delle Canarie conservi ancora zone d’ombra, dove i dati scientifici esistono ma non bastano a dissipare ogni dubbio.

Forse il vero mistero non è ciò che questi crani mostrano, ma ciò che ancora non sappiamo sulla complessità culturale e biologica di una popolazione che, nonostante secoli di studi, continua a porre domande senza risposte definitive.

Loris Scroffernecher

 

 

Articoli correlati