Le Canarie hanno mantenuto il 31,2% della popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale (tasso Arope) nel 2025, la stessa percentuale dell’anno precedente, il che le colloca al quarto posto tra le comunità con i dati peggiori, mentre la media nazionale è del 25,7%, nonostante il record turistico e il massimo storico nell’occupazione nelle isole.
Nonostante i dati macroeconomici positivi, come i record di arrivi turistici e di entrate assolute negli ultimi tre anni, il raggiungimento di dati occupazionali storici con 1.043.000 persone occupate nel 2025 e una crescita economica superiore al 3% nell’ultimo anno, questa ricchezza non si traduce in un reale miglioramento delle condizioni di vita dei canari.
Hanno salari bassi e insufficienti per far fronte al costo della vita, molte assenze dal lavoro, e molti che vivono di sussidi accontentandosi, un prezzo delle abitazioni alle stelle a causa della speculazione e da un paniere della spesa il cui costo è impossibile da sostenere.
Fattori quali la povertà, la precarietà o l’instabilità lavorativa e la difficoltà di accesso all’alloggio sono collegati all’aumento della prevalenza dei disturbi mentali, che colpiscono già tra il 20 e il 25% della popolazione, con un aumento della domanda di assistenza dal 25 al 30% negli ultimi cinque anni.
Preoccupanti i dati sui suicidi e l’elevato consumo di ansiolitici, tranquillanti, benzodiazepine e antidepressivi, come indicatori dell’impatto della crisi di salute mentale.
Il Sondaggio sulle condizioni di vita (2025) dell’Istituto Nazionale di Statistica (INE) rileva che quasi un terzo dei canari è a rischio di povertà e/o esclusione sociale, di cui quasi il 23% a rischio povertà, mentre il 9,3% della popolazione delle Canarie soffre di gravi carenze materiali e sociali e l’11,6% vive in famiglie con bassa intensità lavorativa (lavorando solo pochi giorni al mese o poche ore al giorno, spesso per scelta).
L’arcipelago si è posizionato al quarto posto nella classifica Arope, solo dietro all’Andalusia (34,7%), alla Castiglia-La Mancha (34,0%) e alla Regione di Murcia (32,5%), a parte le città di Ceuta e Melilla, con rispettivamente il 40,8% e il 43,7%.
All’opposto, i Paesi Baschi (14,7%), le Baleari (15,2%) e la Navarra (16,5%) hanno registrato i tassi di rischio di povertà o esclusione sociale più bassi.
Tra gli indicatori che confermano le difficoltà economiche, quasi la metà delle famiglie delle Canarie (il 49,8%) non è stata in grado di far fronte a spese impreviste nel 2025 (non disponendo di risorse proprie e risparmi, senza ricorrere a prestiti o acquisti a rate), contro il 36,4% a livello nazionale.
L’11,5% della popolazione delle Canarie ha confessato di avere “molte difficoltà” ad arrivare a fine mese, superato solo da Castilla-La Mancha (12,7%) e Murcia (12,1%), con una media nazionale dell’8,5%.
Il 16,2% delle famiglie delle Canarie ha avuto ritardi nel pagamento delle spese relative all’abitazione principale (mutuo o affitto, bollette del gas, spese condominiali…) o negli acquisti a rate negli ultimi 12 mesi, rispetto al 13,3% a livello nazionale.
L’INE sottolinea che il 39,3% delle famiglie delle Canarie non può permettersi di andare in vacanza fuori casa almeno una settimana all’anno, contro il 32,2% a livello nazionale.
Inoltre, il 9% dei canari non può permettersi un pasto a base di carne, pollo o pesce almeno ogni due giorni, contro una media nazionale del 5,4%.
Il rapporto riporta anche il reddito medio pro capite, che nel 2024 ha raggiunto i 15.620 euro a livello nazionale, mentre nelle Canarie era di 14.222 euro.
Il 66,8% delle famiglie delle Canarie risiede in una casa di proprietà nel 2025, rispetto al 73,3% a livello nazionale, la percentuale più bassa della serie dal 2004 (hanno venduto molte case di famiglia).
Il 23,6% delle famiglie delle Canarie vive in affitto (il 16,9% a prezzo di mercato e il 6,7% in alloggi sociali).
Bianca Leonardi
