Un topolino spavaldo, stufo di stare al caldo con i suoi fratellini decise di uscire all’aperto pensando di trovare nel prato i fiorellini.
I suoi genitori gli dissero: è ormai sera fuori non è primavera ma il topolino disubbidiente affrontò lo stesso l’aria pungente.
All’aperto acquistò energia correndo veloce nella prateria.
Nel mese di dicembre il giorno finisce presto e anche il buio diventa pesto.
Una forte nevicata coprì il prato di una coperta bianca innevata.
Il topolino smarrì il suo cammino, aveva perso l’orientamento abbandonandosi nel lamento e rimpiangendo il calore dei fratellini, stanchi e bagnati erano i suoi piedini.
Era la vigilia di Natale, un avvenimento eccezionale rinfrancò il povero topolino nell’avvistare la Stella, la stessa, sì sempre quella che indicò all’antico pastore la grotta dove nacque il Signore.
Il suo alone di luce l’addita e par che dica: seguimi topolino da laggiù che ti farà trovare riparo, il bambino Gesù.
Nella prateria bianca si notava una verde pianta.
Con le forze ridotte a brandelli il topolino raggiunse quei ramoscelli.
Tutte le foglioline premurose l’avvisarono che esse erano spinose ma il topolino indifferente s’intrufolò per evitare il freddo pungente.
La testolina venne punta da una spina così il petto e la gambina macchiando del rosso sangue tutta la piantina.
Col freddo della nottata la neve divenne ghiacciata trasformando tutte le goccioline in rosse palline.
La Stella luccicava parecchio facendo da specchio alla verde pianticella seppur di notte appariva assai bella.
La verde pianta tra il manto bianco e il firmamento divenne un vero ornamento di beltà con le palline rosse che spiccavano vivacità.
La luna meravigliata per come arricchiva la Natura volle definirla pianta della fortuna ma la stella polare mormorò ritornata in loco: la pianta verrà chiamata pungitopo giacché il sangue non è di buon auspicio lo disperde chi è destinato al sacrificio.
Antonio Monte da Tenerife
