L’oceano: da sempre fonte di fascino, libertà e bellezza — ma anche di un’inaudita furia, pronta a colpire quando meno ce lo si aspetta.
È quanto accaduto domenica nell’isola di Tenerife: alcune persone sono state travolte da un’onda “imprevista” mentre sostavano nei pressi di una piscina naturale, nella zona della scogliera di Los Gigantes.
Il bilancio è tragico: almeno quattro vittime e vari feriti e un disperso.
Le autorità locali avevano – giustamente – segnalato condizioni pericolose: mare agitato, forti correnti, onde alte fino a 3–4 metri.
Alcune spiagge e piscine naturali erano già state chiuse al pubblico, e decine di bagnanti erano stati invitati a non avvicinarsi alla riva.
Eppure — come spesso accade — la sottovalutazione del pericolo: tutti ingredienti che possono trasformare un momento di quasi magia in tragedia.
🌊 Perché l’oceano è così insidioso
- Spesso non servono onde mastodontiche: esistono onde “traditrici”, le cosiddette sneaker wave — onde anomale, potenzialmente molto più grandi delle altre e capaci di sorprenderti anche quando il mare sembra “calmo”.
- Ci sono correnti e fenomeni meno visibili: le cosiddette “correnti di risacca” (rip current), che spesso non si notano, eppure riescono a trascinare via anche i nuotatori più esperti. In certi casi le acque non “sembrano pericolose” — ma proprio per questo sono ancora più subdole.
- Rocce, scogli e piscine naturali complicano la situazione: una volta fatti pochi passi, basta un’onda un po’ più forte o un colpo di vento per far perdere l’equilibrio, trascinare sotto, sbattere contro le rocce. E in posti “chiusi” come piscine naturali, l’acqua non ha via d’uscita sicura.
🛑 L’illusione del “mare calmo”
Molti credono che, se le onde non sono “spettacolari”, allora non c’è pericolo.
Ma è un’illusione fatale: quel “mare calmo” può celare correnti forti, improvvisi cambi di fondo, onde che girano, rimbalzi su scogli o pareti.
Il richiamo della ragione: rispettare in questo caso alla lettera i divieti di balneazione.
Le bandiere di segnalazione sulle spiagge e i cartelli di chiusura non sono un modo per “rovinare la vacanza”: sono spesso l’ultimo, fragile argine tra la vita e la tragedia.
Se vedi onde grosse, spruzzi alti, mare mosso, scogli bagnati: stai lontano. Anche solo per guardare o fare foto.
Mai sottovalutare l’acqua: anche un bagno breve, un tuffo dal basso, una disattenzione, può essere fatale.
Sì — l’oceano continua a essere spettacolare: il rumore delle onde, il profumo di salsedine, l’abbraccio dell’acqua, l’orizzonte che si perde. È una magia antica, affascinante, potente.
Ma in quella bellezza si nasconde un rispetto da avere. Un rispetto verso un elemento che non sempre è prevedibile.
E quando il mare chiama… ascoltiamolo davvero. Non ignoriamolo.
Bina Bianchini
