La guerra delle assenze per malattia nelle Canarie (baja laboral)

I sindacati denunciano un sovraccarico di lavoro e i datori di lavoro sostengono che “non c’è personale disponibile”.

Solo 3 assenze su 10 per inabilità temporanea vengono sostituite nelle isole, il che mette in luce un profondo conflitto sulle condizioni del settore dei servizi.

Le Canarie stanno attraversando una situazione critica nel mercato del lavoro che ha fatto scattare tutti gli allarmi.

Secondo i dati dell’Osservatorio sull’occupazione delle Canarie, dall’inizio dell’anno sono state registrate 30.053 assenze di lavoratori per inabilità temporanea (IT), ma allo stesso tempo sono stati firmati solo 9.802 contratti di sostituzione.

Questo divario, che implica che solo tre assenze su dieci vengono coperte, ha scatenato un duro scontro tra sindacati e datori di lavoro, con due versioni completamente opposte per spiegare lo stesso fenomeno.

Casi paradigmatici come quello dell’hotel Tamaimo Tropical, nel sud di Tenerife, dove un lavoratore su tre è in congedo, o la manifestazione indetta al Ritz-Carlton Abama, con il 20% del personale, 150 lavoratori, nella stessa situazione, mettono in evidenza una tensione crescente che riflette un problema strutturale profondo.

Per il sindacato, la radice del problema è una decisione aziendale deliberata.

“Solo 3 su 10 assenze per baja laboral vengono sostituite.

Cosa significa questo? E cosa genera? Genera un carico di lavoro per il resto del personale, che a sua volta, essendo oberato di lavoro, genera ulteriori assenze, e si entra in un circolo vizioso difficile da spezzare”.

I sindacati rifiutano categoricamente il termine “assenteismo” utilizzato dai datori di lavoro, precisando che “l’assenteismo è quando l’assenza dal lavoro non è giustificata”, mentre in questo caso si tratta di assenze per malattia certificate.

Secondo la rappresentante della CCOO, le aziende non solo non perdono denaro, ma traggono vantaggio da questa situazione.

Spiega che, dopo un certo periodo di tempo, le assenze vengono assunte dalla previdenza sociale (cioè il popolo tutto), quindi “alle aziende non comporta alcun costo e ciò che comporta è un beneficio”.

In questo modo, il sindacato ribalta l’accusa e conclude che non è il lavoratore a danneggiare l’azienda, ma “sono le aziende che generano questo danno alle persone” non coprendo le assenze e sovraccaricando il resto del personale.

Si pone l’accento sulla precarietà delle condizioni di lavoro come vero motivo per cui presumibilmente “manca personale”.

“La gente non vuole lavorare in posti con salari molto bassi e con carichi di lavoro elevati perché non garantiscono qualità di vita”.

Inoltre, si collega questa precarietà a un dato allarmante: il 13,8% dei lavoratori delle Canarie vive in condizioni di povertà.

La replica dei datori di lavoro: “Mancanza di rigore e assenteismo professionalizzato”

Dall’altra parte, il presidente della CEOE di Santa Cruz de Tenerife, Pedro Alfonso, nega categoricamente le accuse dei sindacati.

La sua argomentazione principale è semplice e diretta: non si assume più perché “non c’è gente che vuole lavorare”.

Secondo Alfonso, il problema non è un tentativo di risparmiare sui costi, ma l’impossibilità materiale di trovare personale.

“Abbiamo lo stesso problema con le aziende di trasporto, ora a Natale non abbiamo autisti, nel commercio non abbiamo dove assumere per le vendite natalizie, abbiamo problemi nella ristorazione…”, elenca.

Alfonso definisce il rapporto presentato dalla CCOO “di parte e con una mancanza di rigore che a volte fa arrossire”, accusando il sindacato di mescolare dati del settore pubblico e privato per ingigantire il problema nel turismo.

Inoltre, ricorda che i contratti collettivi “sono firmati dai sindacati, così come dagli imprenditori”, quindi la responsabilità sulle condizioni concordate è condivisa.

Nega il sovraccarico e punta il dito contro quello che definisce un “assenteismo professionalizzato”. “Chi è il non corretto? Il lavoratore o l’imprenditore?”, chiede.

“Chi paga il prezzo del fatto che i lavoratori, i colleghi, non vengono a lavorare, sono gli stessi lavoratori”.

“Se il 20% del personale non si presenta al lavoro una mattina, dove trovo il 20% del mio personale in meno di 24 ore? È impossibile”.

Critica inoltre il fatto che normative come quelle dell’Ispettorato del Lavoro impediscano di raddoppiare i turni o di organizzare gli straordinari con maggiore flessibilità, aggravando la carenza di personale.

Il dibattito lascia sul tavolo un paradosso difficile da risolvere.

Secondo gli ultimi dati, nelle Canarie ci sono 147.679 persone in situazione di disoccupazione, una cifra che stride con l’affermazione dei datori di lavoro secondo cui non riescono a trovare lavoratori.

Per i sindacati, la risposta sta nelle condizioni: gli stipendi e il carico di lavoro non sono compensativi, il che spinge le persone a rifiutare questi lavori.

Per gli imprenditori, invece, si tratta di una mancanza di volontà di lavorare e di un abuso dei congedi per malattia.

Mentre le due parti si accusano a vicenda, il conflitto rivela le crepe di un modello economico fortemente dipendente dal turismo.

I sindacati chiedono una negoziazione dei contratti che garantisca “un lavoro dignitoso con un salario dignitoso” e una distribuzione più equa dei “profitti aziendali esistenti”.

Da parte sua, la patronal chiede soluzioni alla “diversificazione che non arriva mai” e critica la mancanza di pianificazione a lungo termine da parte del governo, mentre affronta una realtà lavorativa che, dal suo punto di vista, è segnata dall’ideologia e non dalla realtà del mercato.

Franco Leonardi

 

 

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