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    Coalicion Canaria vettore politico in Europa

    Carlos Alonso Perez e Giovanna Lenti

    In occasione delle elezioni europee abbiamo incontrato il candidato al parlamento europeo per il partito di Coalicion Canaria.

    Direttore generale degli affari economici con l’Unione Europea, presidente dell’esecutivo autonomico, viceconsigliere agricoltura del governo di Canaria, presidente del Cabildo tra il 2013 e 2019, Carlos Alonso Perez è sicuramente il politico canario più noto tra gli appassionati di politica e conoscitori delle dinamiche europee.

    L’anima più libera di Coalicion Canaria, del partito nazionalista che non ha l’autonomia regionale come obiettivo, del partito che veicola gli interessi autonomici rappresentandoli con libertà ideologica nelle sedi politiche, Carlos Alonso è colui che il partito ha richiamato in campo per le indiscutibili competenze e i meriti ampliamenti riconosciuti.

    Nella sede del gruppo parlamentario di CC nel parlamento a Santa Cruz di Tenerife siamo ricevuti da un Carlos Alonso impegnatissimo che non ha voluto saltare l’appuntamento nonostante le ultimissime novità politiche richiedessero la sua attenzione, in quel giorno il presidente del governo annunciava la sua pausa di riflessione, si era appena conclusa la manifestazione “Canaria ha un limite”, presidente e vicepresidente del governo facevano due dichiarazioni se non contrastanti perlomeno diverse su turismo ed ecotassa.

    Ma l’appuntamento con  il mensile italiano era di uguale importanza, abbiamo tenuto una conversazione su vari temi e la preoccupazione per una Europa che rappresenti tutta la diversità canaria.

    Al candidato Alonso chiediamo come nasce la sua candidatura per queste nuove elezioni europee, se le considera diverse dalle precedenti del 2019 e come mai per questa nuova Europa CC punta tutto sul politico più indipendente e capace di scegliere e determinare una direzione politica assolutamente condivisa.

    • Beh, penso che in parte per le ragioni che hai appena sottolineato. Sicuramente per la mia esperienza negli affari europei. Da direttore generale, gli anni di lavoro a Bruxelles per gli affari europei, diciamo che ho un background professionale e personale molto ampio e in qualche modo la mia figura di politico delle Canarie, in particolare di Tenerife, poteva risultare credibile e dare una certa credibilità alla candidatura di CC perché vogliamo che queste elezioni non siano un’elezione qualsiasi.
    • Desideriamo un’importante mobilitazione degli elettori, che in Canaria si partecipi al voto, che il dato non sia quello dell’astensione ma che sia evidente la massiccia partecipazione cittadina alle elezioni.
    • Abbiamo anche deciso di incorporare altre persone rilevanti nella candidatura all’interno della mappa politica del partito. Mi accompagneranno il presidente del Cabildo della Palma, Sergio Rodríguez, il presidente del Cabildo di Fuerteventura Lola García, il caro presidente di Lanzarote Oswaldo Betancort García, mi accompagneranno nella candidatura nella scommessa che sta facendo la coalizione delle Isole Canarie in queste elezioni, presentare non solo me, ma anche i candidati che vi ho appena citato è molto, molto potente, e vogliamo anche portare la diversità delle Isole Canarie in Europa.
    • Ed è per questo che abbiamo scelto anche candidati provenienti da isole periferiche per sottolineare che, per come la intendiamo noi, l’Europa è un’Europa dei popoli, un’Europa che deve rappresentare la diversità e in questo modo abbiamo anche costruito la candidatura e ho anche l’onore che la lista elettorale verrà chiusa da Isidoro Sánchez, (ndr eurodeputato per CC dal 1999 al 2003, componente di importanti commissioni come agricoltura turismo e politica regionale) che era già un deputato storico e punto di riferimento nelle isole per le politiche comunitarie europee e che darà sicuramente un valido contributo.

    Non sono lì a controllare l’operato dunque, però se CC ha un progetto e la forza di quel progetto sta nella condivisione perché l’esigenza di coinvolgere altri soggetti politici che già hanno incarichi istituzionali?

    -Perché vogliamo che la candidatura sia il riflesso della diversità delle Isole Canarie.


    È molto difficile che risultino eletti come eurodeputati, ma la loro candidatura è un sostegno, non è un controllo, è capire che le Isole Canarie non sono rappresentate da una sola isola, ma piuttosto dalla somma di più esigenze.

    La Palma ad esempio è strettamente legata allo sviluppo del settore agricolo. E deve affrontare i problemi che si sono verificati a causa del vulcano.

    Lanzarote ha problemi legati all’immigrazione, così come Fuerteventura, che ha problemi legati anche al tema alloggio.

    Molte volte le elezioni europee, soprattutto alle Canarie, restano chiuse attorno ai settori tradizionali, ma le elezioni europee hanno a che fare con l’agricoltura, con l’industria, ed affronta anche questioni molto più ampie e riguarda tutti.

    Il fatto di preferire l’Unione Europea come sede di discussione e presentazioni di esigenze è perché non c’è fiducia nel governo centrale? L’Europa è capace di interagire meglio e di dare a Canaria una presenza solida e diretta in Europa?

    -Naturalmente le Isole Canarie sono l’unico territorio della Spagna che ha una base giuridica autonoma all’interno del trattato, l’articolo 349 consente che le politiche comunitarie si applichino alle isole Canarie in modo diverso, tenendo conto delle nostre peculiarità.

    A differenza di quanto accade in altri territori dell’Unione Europea dove i regolamenti, le decisioni e le direttive vengono applicate in modo generale, qui viene applicato in modo speciale.

    I regolamenti hanno il componente specifico per Canaria. È da riconoscere comunque che le cose stanno cambiando, il contesto politico, sociale ed economico che esisteva all’inizio del 21° secolo, già non è quello di un tempo, la maggiore globalizzazione, il cambiamento climatico, questioni che riguardano la sicurezza, l’immigrazione, lo sviluppo tecnologico, tutti questi cambiamenti influiscono su Canaria e potrebbero modificare anche le particolarità delle Isole Canarie e, quindi, avere un vettore politico come è Coalizione Canaria, che lavori per Canaria affinché queste particolarità abbiano sempre forza ed esistenza e non si cancellino, è necessario, perché altrimenti, alla fine, omogeneizzeranno tutte le politiche e avremo qualcosa che non è adatto alla realtà canaria.

    La difficoltà oggi di fare questa differenza all’interno di un’Europa che sta cambiando o evolvendo, in che contesto l’incontra Coalicion Canaria? Vede la difficoltà di entrare in Europa per il proprio settore economico-commerciale o per ideologia? Coalicion Canaria spingerà per entrare con politiche economiche commerciali o ideologiche?  

    -Di solito non ci posizioniamo. Perché ora non solo la politica europea, ma in generale la politica spagnola, ad esempio, è notoriamente molto polarizzata. E cercano sempre di collocarti sull’asse ideologico destra o sinistra e questi poli stanno diventando sempre più estremi.

    A noi non piace posizionarci su questo asse ideologico. Ci piace collocarci nell’asse territoriale. Perché la situazione particolare delle Isole Canarie è così evidente da richiedere misure concrete che non importa se si tratti di politiche di sinistra o di destra.

    L’importante per noi è che tengano conto della realtà delle Isole Canarie. E, probabilmente, sotto l’asse territoriale che concorderemo, genereremo più consenso che se lo attribuissimo a un asse ideologico. In effetti noi del gruppo parlamentare siamo all’interno di quello dei liberali, normalmente hanno una posizione più neutrale dal punto di vista ideologico. E quello che stiamo cercando è rafforzare l’asse territoriale, per questo sosteniamo che in un’Europa che sta cambiando la sua agenda globale, bisogna andare nella direzione in cui esiste un asse.

    Un vettore come la Coalizione delle Canarie che permette di applicare diversamente le politiche comunitarie nelle Isole Canarie, tenendo conto delle nostre condizioni, perché è il nostro scopo e non c’è nessun altro partito che lo farà.

    Per riuscire in questo progetto avete cercato l’appoggio di un partito che più o meno ha i vostri stessi problemi e esigenze?

    -Certo, vediamo, forse anche questa è una cosa che va spiegata bene all’elettore italiano, perché in altri Paesi il collegio elettorale non è statale, come in Spagna, cioè in Spagna tutti i partiti che si candidano alle elezioni lo fanno in un unico collegio elettorale, non è distribuito per territorio, ma si vota per un’unica lista che è scelta a livello nazionale.

    Per ottenere una certa probabilità di esito elettorale dobbiamo cercare alleanze con altri  partiti e per noi con il Partito Nazionalista Basco, un partito con cui siamo stati alleati in molte elezioni, con cui condividiamo un carattere territoriale, possiamo creare l’obiettivo principale di una Europa dei popoli, un’Europa che tiene conto della diversità di ciascuno dei territori.

    Siamo due partiti che sono realtà diverse e quello che vogliamo è unire le persone con partiti che difendono un’Europa diversa. Ed è per questo che ci sentiamo comodi in alleanza con loro, ciascuno con la propria particolarità, linguaggio, il distinto regime fiscale come la quota basca (CUPO basco).

    Esiste una quota per Canaria?

    No, ma abbiamo un regime economico fiscale (Ndr il REF), non è una quota, ma è una misura particolare adattata alla realtà delle Isole Canarie.

    È per questo che da CC si vuole mettere una tassa sui turisti perché non c’è la quota canaria?

    No, no. Se vuoi, entriamo nel merito, hai già sentito alcune dichiarazioni che alcuni leader politici hanno realizzato (Ndr. il Presidente Clavijo) ma la ecotassa non è diretta ai turisti, è una misura legata all’uso degli spazi naturali. Dopo la pandemia le persone vogliono vivere di più in un ambiente aperto e godersi di più la natura, tanto i residenti quanto i turisti.

    Quando ero Presidente del Cabildo, abbiamo puntato sui turisti affinché visitassero l’isola, si muovessero sull’isola,  conoscessero la natura dell’isola e non restassero chiusi in hotel e ovviamente, anche questo sta generando congestione negli spazi naturali e penso che sia abbastanza ragionevole che generiamo valore e reddito con la gestione in modo che anche per il turista l’esperienza sia molto più piacevole.

    Ho letto una sua dichiarazione per cui non c’è bisogno di più turisti per l’economia di Tenerife. Comprendiamo che questo non significa dire che non vogliamo turisti ma che non c’è bisogno di fare altro per richiamare ancora più turisti. Questo non significa che i turisti presenti nell’isola diano un’entrata sufficiente all’economia e l’esigenza dovrebbe essere quella di indirizzare meglio le entrate del settore turistico invece che aumentare le tasse? 

    -Penso che ci sia molto dibattito a riguardo. Penso infatti che in particolare, ad esempio, nell’isola di Tenerife negli ultimi anni, quello che stiamo cercando è che i turisti spendano di più nella destinazione. Ciò genera più entrate. C’è stata un’importante ristrutturazione degli hotels a Tenerife. Abbiamo già aggiornato molti hotel, siamo una destinazione turistica matura. Dobbiamo migliorare la qualità del servizio, la qualità dell’offerta turistica. E questo è un bene perché alla fine aumenta il potere d’acquisto dei turisti. E penso che questa sia la linea di lavoro. Insisto su questo nella parte degli spazi naturali.

    Anche noi abbiamo fatto azioni politiche in questo senso, ad esempio nel caso di Teno abbiamo regolamentato l’accesso invece che con un mezzo privato in autobus e questo ha aumentato la qualità della visita. Bene, si tratta di fare qualcosa di simile in un altro in un’altra area. (Ndr accesso al Teide in autobus)

    Nell’attuale contesto legislativo europeo, Coalicion Canaria vuole modificare qualcosa riguardo al settore della pesca e ritiene necessario migliorare le condizioni economiche dei pescatori delle Canarie? 

    -La nostra proposta nel campo della pesca è orientata su tre aspetti. Il primo recuperare gli aiuti che c’erano per favorire la commercializzazione dei prodotti della pesca diluiti nei fondi comunitari, e che riproponiamo come nuovamente previsti per le regioni ultraperiferiche. Il secondo eliminare i limiti di quota per il settore del tonno artigianale, affinché si possa aumentare la capacità di pesca tenendo conto anche della sostenibilità della risorsa che è molto limitata ed è consigliabile garantire ai pescatori un mezzo di sostentamento dato che anche il settore si è ridotto negli ultimi anni. Terzo, si tratta di essere presenti nei negoziati commerciali che la Commissione europea porta avanti con i paesi del nostro intorno per regolare i limiti di pesca nelle acque.

    Quale sarebbe la misura principale che l’Europa dovrebbe accettare affinché le Isole Canarie siano maggiormente integrate nell’economia europea?

    -Abbiamo diverse misure su questo punto. Il primo riguarda la creazione di un osservatorio che permetta di conoscere come avviene l’adeguamento delle normative europee, per i settori produttivi, nelle Isole Canarie. A volte in ogni paese europeo vengono emanate norme alle quali è difficile adattarsi nelle isole, o in regioni come la nostra, e ciò che vogliamo fare è monitorare queste norme per consentire un facile adattamento alle regioni ultraperiferiche e per consentire un migliore utilizzo della fusione.

    Vogliamo anche che gli appalti pubblici, in linea con le clausole ambientali nella produzione locale, abbiano dei vantaggi dato che, non dovendo sostenere i costi di trasporto, ci permettono di ridurre le emissioni e quindi essere più sostenibili assumendo localmente e, in ultima analisi, ma anche in primo luogo, vorremmo modificare le condizioni per l’attuazione delle clausole del pacchetto europeo “pronti per il 55%”, norme che vengono a integrare e promuovere la riduzione delle emissioni nei settori dei trasporti aerei e marittimi, in modo che quando si parla di forniture o di rapporti commerciali con altri paesi dell’Unione Europea, siano più flessibili le condizioni di adattamento per la riduzione delle linee di emissioni del settore marittimo e aereo. Vogliamo che questo non costituisca un costo eccessivo per il transito delle spedizioni di prodotti delle Canarie.

    Considera necesaria una politica migratoria comunitaria?

    -Sì, assolutamente sì, crediamo che sia necessario che l’Unione europea continui ad avanzare in questa politica di immigrazione. Il patto per la migrazione e l’asilo sono un passo in avanti, ma a nostro avviso appena sufficiente: fornisce risorse alle regioni, soprattutto a quelle di confine, per aiutarle nel trattamento di questo flusso migratorio, ma presenta carenze che dovremmo migliorare. Proponiamo inoltre che nelle isole si tenga una conferenza internazionale sui movimenti migratori in Africa per adottare misure volte ad affrontare il problema migratorio alla radice, aiutando sostanzialmente lo sviluppo dei paesi che ci circondano. Ed è la risposta che vogliamo. Una risposta in scala comunitaria.

    Ancora una ultima  domanda per gli italiani. La comunità italiana in realtà non è una comunità isolata, è perfettamente integrata nel tessuto sociale canario, i bambini frequentano la scuola pubblica spagnola, quindi vivono sull’isola come canari. Teme che l’italiano che investe, sente questa isola come casa sua possa sentirsi un po’ additato da movimenti filoambientalisti che mettono lo straniero al centro del mirino come causa del male di Canaria? Può la politica controllare in un certo modo questa tendenza?

    -Guarda, io sono delle Canarie e conosco bene la realtà della gente delle isole. È stato un popolo di migranti abituato a convivere non solo con il turismo ma, storicamente, con molte culture che sono arrivate alle Isole Canarie e che hanno convissuto adeguatamente, che sono state quelle che hanno sviluppato il commercio, l’agricoltura nelle isole Canarie.

    Sinceramente non credo che ciò accadrà mai, che ci sarà una sorta di rifiuto verso chi viene da fuori. Penso che la gente delle Isole Canarie sia una gente amichevole nei confronti dei visitatori, sia di quelli che vogliono venire a trascorrere qualche giorno, sia di quelli che vogliono venire a vivere qui, e questo anche a causa della storia che abbiamo, è parte integrante del DNA dell’isola.

    Giovanna Lenti

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