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    Giovani expat italiani: il triplo delle stime

    “Nella storia demografica dell’Italia unita l’emigrazione è stata una costante, la regola più che l’eccezione: in anni lontani le ondate di persone che andavano a cercare fortuna all’estero erano massicce, quella la recente ondata migratoria dei giovani sembra di dimensione minore alle precedenti.

    Ma in realtà i numeri reali sono molto maggiori, per quanto riguarda i flussi addirittura il triplo di quelli rilevati ufficialmente”.

    Lo scrive Il Sole 24 Ore citando lo studio “Lies, Damned Lies, and Statistics: un’indagine per comprendere le reali dimensioni della diaspora dei giovani italiani” a cura della Fondazione NordEst e Talented Italians in Uk ed a firma di Ludovico Latmiral, Luca Paolazzi e Brunello Rosa, presentato di recente alla Annual Conference – Italian Economic Association a L’Aquila , il quale “dimostra come la recente ondata migratoria sia di dimensioni paragonabili a quelle precedenti, con effetti molto importanti sul potenziale di crescita dell’economia italiana, e quindi sulla sostenibilità del debito pubblico.

    Nel secondo decennio degli anni Duemila è ricominciata e ha via via preso maggiore consistenza l’emigrazione italiana.

    Il flusso è caratterizzato dall’età giovane delle persone (20-34 anni), e questo non è una novità storica, e dal più elevato grado di istruzione (30% laureati nella stessa coorte, contro il 28% per il totale dei coetanei), anche se un quarto di quanti se ne vanno non ha completato le scuole superiori.

    I numeri assoluti – rileva il Rapporto – paiono a prima vista molto inferiori a quelli delle tre grandi emigrazioni passate.

    Negli undici anni 2011-2021 secondo i dati ISTAT 451.585 giovani italiani di 18-34 anni hanno trasferito all’estero la residenza, mentre 134.543 dall’estero l’hanno trasferita in Italia.


    Nel complesso, dall’Italia sono usciti 317.042 giovani (saldo migratorio).

    Questo numero si confronta con i quasi 600mila del saldo migratorio totale di italiani nello stesso periodo.

    Il quale è un terzo degli 1,8 milioni del 1951-61 e del 1919-1930 e i 5,2 milioni del 1904-14.

    Questo ha indotto a non assegnare alla nuova fase del fenomeno una rilevanza demograficamente significativa.

    Ma le cose stanno diversamente: molti giovani restano residenti in Italia e non si registrano all’Aire, e quindi il fenomeno resta sottostimato.

    Il numero reale del flusso, però, nel periodo 2011-2021 sale a quasi 1,3 milioni, analogo agli anni ’50, che genera un “costo” in perdita di capitale umano stimato in 38 miliardi.

    (NoveColonneATG)

     

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