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    Le confessioni del Commissario Alzani 


    Aprite: polizia! Il commissario ci apre il suo cuore!

    Prima di iniziare vorrei dire che ho scritto questa rubrica con emozione e ammirazione per gli uomini in divisa, sia poliziotti reali come l’integerrimo Giuseppe Dosi, il fiore all’occhiello della Polizia Italiana, sia eroi della televisione come il Tenente Sheridan oppure il Maresciallo Rocca.

    Francesco Bertolazzi Investigatore, il nostro Ugo Tognazzi, ha detto: Uccellino in gabbia se non canta per amore canta per rabbia.

    Ma questa canzone che vi presento, le confessioni del commissario Alzani, è quella di un uomo difensore dell’ordine, ben diversa dalle confessioni di un delinquente.

    Facciamo un po’ di storia…

    Tra il 1954 e il 1958 ci sono stati alcuni sceneggiati polizieschi televisivi con ambientazioni scenografiche in paesi stranieri.

    Però già nel 1958 c’è stata un’esplosione del genere poliziesco nella RAI, con ambientazioni nel Bel Paese.


    La prima serie poliziesca veramente italiana è stata Aprite polizia! in sei episodi, sulle inchieste del Commissario Alzani, il mio collega, impersonato da Renato De Carmine, originale televisiva di Daniele D’Anza e Giuseppe Mangione.

    L’episodio Ragazze in vetrina è il primo di questa saga, inizia con una sparatoria, dopo vediamo lo stesso Alzani tirare fuori dalla tasca il suo fazzoletto e bendare il graffio di uno dei suoi subordinati.

    Questo ci mostra già il suo garbo.

    In seguito accade una cosa insolita, si rivolge al pubblico, mentre gioca con una sigaretta e cominciano le sue confessioni. “È una lotta sleale, da un lato i banditi che non hanno niente più da perdere e dall’altro i poliziotti che non hanno nulla da guadagnare e tutto da perdere: la loro vita e la loro famiglia.

    Gran brutto mestiere ve lo assicuro”.

    Ricordiamo che il Tenente Sheridan è stato ucciso in una sparatoria nell’episodio finale La donna di picche.

    Impossibile non sentire compassione per i poveri poliziotti di Alzani armati, nell’anno 1958, con queste piccole armi che sembrano rivoltelle giocattolo.

    Oggi sono i tempi della grande pistola Glock, questa ha il castello, cioè la parte operativa, di polimero, è detta una pistola di plastica e per questo sembra così grande.

    Il Nostro ci appare come un poliziotto sincero e tanto umano come Gino Cervi nei panni del Commissario Maigret. Ma con una differenza: Alzani si mostra più trasparente mentre ci parla del suo difficile mestiere, quello che la sig.ra Maigret chiamava mestieraccio.

    Si permette anche di dire “personalmente non so perché ho scelto questo mestiere; non mi sento affatto un eroe, confesso candidamente di avere spesso paura”.

    È commovente ascoltare le sue parole…

    Devo ammettere che non ho mai sentito una simile confessione; forse perché non esiste.

    Vedendo Alzani non capisco come esistano persone che non apprezzano i coraggiosi poliziotti che fanno quello che loro sarebbero incapaci di fare: rischiare la propria vita.

    Chissà è perché per la nostra professione, non potrebbe essere in un altro modo, per la polizia tutti sono colpevoli e possono essere scagionati soltanto se si dimostra la loro innocenza.

    Agli antipodi, per la giustizia tutte le persone sono innocenti fino a prova contraria.

    Il Commissario Carraro della serie Qui, Squadra Mobile ha detto: “Un poliziotto non deve farsi illusioni. Ha a che fare solo con gente che o lo comanda o lo teme o lo disprezza”.

    Non concordo: ho visto il bel rapporto tra il Commissario Guido Salemi, impersonato da Luigi Vannucchi, il sostituto di Carraro, con la sua squadra, sempre collaborativa.

    Ci credete che in un libro di  grammatica italiana di una certa prof.ssa ho trovato delle barzellette sui carabinieri? Come mai in tempi del politicamente corretto, dove non è ben visto stigmatizzare  le persone?

    Questa società liquida tenta di imporci un pensiero omogeneo, si tratta di essere ipocriti per non dire il nostro vero pensiero.

    Qualcuno ha detto che seguendo il gregge si calpesta la cacca.

    Ma non è servito a niente: questa ipocrisia non ha potuto ridurre la violenza odierna.

    C’è un libro del Dott. José Ingenieros, italo-argentino, dell’anno 1913, che si chiama L’uomo mediocre, ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale.

    Ci sono anche quelli che hanno reclamato i nostri diritti… in tempi di pandemia!

    Non riesco a immaginare questi ignoranti, in questo mondo ne esistono molti, anche con la laurea, nella sofferente Ucraina mentre disobbediscono agli ordini del governo di andare nei rifugi durante i bombardamenti!

    Non è un problema di diritti, è l’ordine indispensabile, i miei diritti finiscono dove cominciano i diritti degli altri. Certo che le api, e i calabroni, sono più intelligenti dell’uomo postmoderno, vivono e lavorano in un’armoniosa convivenza.

    Il simpatico Commissario Alzani è accompagnato da un altro simpaticone, lo spigliato Maresciallo Patanò, interpretato da Enzo Turco.

    Con lo sguardo da poliziotto gli ripete la sua battuta “Dotto’ mi credete che se nasco un’altra volta sa che cosa faccio?”.

    Anche il Maresciallo pensa che il suo sia un mestieraccio!

    All’inizio dell’episodio, ascoltiamo una bellissima musica jazz, è la musica giusta che va intrecciando le diverse azioni.

    Vorrei aggiungere che c’è una scenografia un po’ teatrale, cioè con porte e finestre di cartone… sono un perfezionista e questo particolare per me è importante.

    Però ammetto che questa forse è una mia debolezza, qualcuno ha detto che gli sceneggiati sono teatro fatto bene e le fiction attuali sono film tv fatti bene.

    Sono d’accordo e vi assicuro che potrete godervi dei deliziosi momenti con i sei sceneggiati di Alzani… nonostante le porte di cartone!

    di Commissario Steneri

    Potete seguirmi su: https://www.instagram.com/commissario_steneri/

     

     

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