Uno di noi candidato alla Camera dei Deputati

Giuseppe Stabile
Giuseppe Stabile

Sento oggi il dovere morale di riprendere il dialogo con i mei vecchi lettori, e propormi a dei nuovi, perché siamo alla vigilia di un evento fondamentale per tutti noi, italiani residenti nelle Canarie: le elezioni politiche nel nostro paese di origine.

Per la prima volta si candida a diventare deputato uno di noi, emigrati dal “bel paese” a questo arcipelago, un uomo innamorato della propria gente, della migliore italianità, della democrazia, dei valori umani universali e trasversali che trascendono le opzioni valutative ideologiche o di parte.

Si tratta di Giuseppe Stabile, il quale per l’enorme esperienza maturata negli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero, ha ottime probabilità di venire eletto, e forse perfino di diventare ministro degli esteri, o perlomeno autorevole sottosegretario (sia chiaro che queste ultime ipotesi e/o aspettative, sono soltanto mie soggettivissime speranze, che Giuseppe Stabile non è tenuto a condividere).

I benefici che Giuseppe Stabile è riuscito a farci avere come semplice consigliere nei Comites, verrebbero aumentati non poco da queste cariche elettive più alte.

Ma procediamo con ordine, con intimismo e sincerità come è mia abitudine.

Io appoggerei lo Stabile comunque, in quanto è mio amico sul piano personale, lo dico con chiarezza perché amo “giocare” a carte scoperte.

Ma in ogni caso non potrei mai dimenticare che senza ancora conoscermi, anni fa, mi risolse un pesante problema (la burocrazia bolognese non mi concedeva un documento necessario per ottenere la residenza a Tenerife).

Fui indirizzato a lui.


Stabile venne apposta al Puerto per me, mi dedicò tempo, impegno ed energie, risolse il mio problema e non accettò nemmeno una consumazione al bar come modico compenso.

Più avanti nel tempo vidi in che modo si prese cura di una povera vedova priva di appoggi, rimasta sola all’improvviso, e di altri casi umani dai quali non gli poteva promanare alcun beneficio, né economico né di prestigio.

Essendo lo Stabile un cattolico come me (è questo forse l’unico tratto ideologico che abbiamo in comune), credo di poter affermare che interpreta ed applica alla perfezione il precetto evangelico “… mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto”.

Giuseppe pratica la carità di nascosto, ed io lo vengo a sapere talvolta, soltanto per caso.

Dio solo sa a quante persone bisognose lui abbia fatto del bene.

Pure la sua azione sociale, “politica” in senso lato, si è sempre svolta all’insegna della modestia, riservatezza e mancanza di personalismo, tanto che alcune grandi conquiste per noi italiani alle Canarie, come l’apertura di una sede consolare vera a Tenerife, in luogo del preesistente mostro onorario (alludo alla struttura e non alla persona che la incarnava, dedicandovi il suo personale impegno gratuitamente), sono farina del suo sacco e non di millantatori che si sono successivamente fatti avanti, a risultato già conseguito.

L’istituzione del vice-consolato ufficiale, che sia merito di Giuseppe Stabile appare ad una mia ricerca, compiuta indirettamente su documenti d’archivio del Comites.

Se qualcuno vorrà dimostrare il contrario, ovvero sostenere una diversa paternità di questa riforma, faccia le sue indagini storiche e potremo confrontarci, documenti alla mano.

Potrei elencare diversi altri meriti di Giuseppe come rappresentante degli italiani all’estero, ma non è lo scopo del presente articolo, quello di enfatizzare i meriti sociali di chicchessia, né di mitizzare un personaggio che ha la vocazione ad operare nell’ombra e senza strepito, per il bene della gente.

Mi muove a schierarmi ed a fare un po’ di propaganda, anche al di sopra dei motivi affettivi dichiarati nella prolusione, un fattore di convenienza nel senso alto e non gretto, un beneficio collettivo per gli italiani residenti alle Canarie: per la prima volta potremmo avere uno di noi in “alto loco”, un uomo capace pure di arrivare molto in alto.

Una occasione forse irripetibile.

Sta soltanto a noi metterlo in grado di giocare e vincere questa partita, per la giustizia e per il nostro benessere.

Davide Selis