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    Denunciati i danni alla salute causati da 136 scarichi illegali a Tenerife

    L’Associazione imprenditoriale canaria dei consulenti ambientali mette in guardia sulle conseguenze per la salute dello scarico in mare di acque reflue “altamente inquinanti” senza alcun controllo.

    A Tenerife ci sono 200 punti di scarico in mare, di cui 136 non hanno alcuna autorizzazione.

    In luoghi come la capitale ce ne sono cinque, ma anche ad Arico, Candelaria, Granadilla, Garachico e Puerto de la Cruz, tutti inclusi nel Censimento delle Acque reflue del Governo delle Canarie realizzato nel 2017.

    L’impatto sulla salute umana di questi scarichi di acque reflue domestiche altamente inquinanti è al centro della petizione che l’Associazione imprenditoriale dei consulenti ambientali delle Isole Canarie ha rivolto al Parlamento delle Isole Canarie affinché apra una commissione per indagare e analizzare la situazione di questi scarichi “illegali”.

    Inoltre, si richiede che le conclusioni di questa commissione siano trasferite all’autorità giudiziaria competente, per la richiesta di responsabilità, se necessario.

    Come già comunicato dall’Ufficio di presidenza del Parlamento, la petizione è stata ammessa all’esame, quindi è già stata trasmessa alla Commissione per lo Statuto dei deputati e le petizioni per essere studiata.

    Nella lettera, l’associazione sottolinea che “la contaminazione delle spiagge balneari da parte di questi scarichi illegali nell’ambiente marino, attraverso collettori e scarichi non autorizzati, può provocare diverse malattie nella popolazione a causa della diffusione di virus e batteri provenienti dalle acque reflue, rappresentando un grave danno per la salute, per l’equilibrio dei sistemi naturali, oltre ad essere gravemente dannoso per il nostro aspetto sociale ed economico”.


    Ed è proprio questo aspetto, l’influenza sulla salute umana, che ha spinto la richiesta del gruppo di professionisti, presieduto da Juan Rumeu, che ha spiegato che “non siamo una normale associazione ambientalista, siamo un’associazione di professionisti, senza scopo di lucro, ma tutti professionisti della consulenza ambientale, in cui ci sono ingegneri, medici, farmacisti o laboratori con esperienza pluriennale”.

    Siamo un’associazione di professionisti con più di 30 anni di esperienza nel ciclo integrale dell’acqua, professionisti che hanno informazioni permanenti e reali su tutto ciò che sta accadendo sulla costa, e ciò che ci preoccupa davvero non è tanto la questione ambientale, ma la salute pubblica, perché tutti questi scarichi stanno contaminando le spiagge, gli spazi dove la gente fa il bagno”.

    Alla domanda su quali danni possano causare questi scarichi non autorizzati, Rumeu sottolinea che “non sappiamo con certezza cosa stiano causando perché non c’è un censimento delle patologie che possono provocare nelle persone”.

    Sappiamo cosa producono i batteri, ma non in che misura colpiscono chi fa il bagno in questi punti contaminati, ed è proprio per questo che chiediamo che la commissione studi e valuti le conseguenze di questi scarichi sulla salute”.

    Il presidente dei consulenti ambientali si rammarica della leggerezza con cui, a suo avviso, la questione viene trattata dalle amministrazioni pubbliche.

    “Trattano gli escherichia coli (batteri fecali) come se fossero tutti uguali, e invece ce ne sono di molti tipi; ma non solo gli escherichia coli, anche gli enterococchi o i virus presenti in queste acque reflue, perché tutto ciò che gli esseri umani espellono può causare malattie”.

    Rumeu capisce che, da lì, “basta andare sulle spiagge, in luoghi come El Médano o Puerto de la Cruz, e ascoltare le persone che raccontano ciò che sta accadendo loro”.

    Ma al di là di queste prove”, continua, “basiamo la nostra petizione sul fatto che questi scarichi non autorizzati sono anche definiti come provenienti da acque reflue domestiche.

    Quindi, chiediamo che venga stabilita una serie di controlli”.

    Insiste sul fatto che “è chiaro che gli scarichi causano malattie, quindi dobbiamo sapere perché non sono autorizzati e perché sono consentiti”.

    E, in secondo luogo, cosa si sta facendo per controllare tutto questo.

    Il presidente dei consulenti ambientali dubita inoltre che il sistema di grandi impianti di trattamento regionali auspicato dal Cabildo sia efficace in un territorio come quello delle Isole Canarie.

    “Si parla di grandi impianti di trattamento come se fossero la grande soluzione, quando la verità è che sono inutili, perché non hanno portata, dato che non ci sono reti fognarie nelle città da cui proviene l’acqua da trattare”.

    Rumeu cita come esempio l’impianto di depurazione recentemente inaugurato a Valle de Güímar, “che è finito, ma non può funzionare perché non ha flusso, perché non ci sono abbastanza reti fognarie ad Arafo, Candelaria o Güímar, cioè reti che dovrebbero alimentare parte di quell’impianto di depurazione”.

    “E quello che mi chiedo è perché non siano state realizzate prima le reti fognarie in queste popolazioni -continua- e, inoltre, siano state dotate di un impianto di trattamento per ognuna di esse.

    Non capisco perché ci debbano essere impianti di macrodepurazione, quando questa è un’orografia molto dispersa”.

    Inquinamento che non riguarda solo la costa, perché, ricorda Rumeu, nelle zone interne la mancanza di una rete fognaria fa sì che le acque reflue vengano scaricate in pozzi neri, che possono finire per raggiungere le falde acquifere.

    Questo consulente professionale sostiene che si tratta di una battaglia che “va combattuta, anche perché, quando arriverà la legge sanitaria delle Canarie, si dovrà stabilire un controllo e un censimento di tutti coloro che, mentre erano in spiaggia, sono stati ricoverati al pronto soccorso nel pomeriggio con diarrea, vomito e febbre, e si saprà perché”.

    Rumeu ha concluso dicendo che “non so quale sarà l’esito della nostra petizione, ma abbiamo creduto che fosse nostro dovere.

    Non stiamo andando contro nessuno, ognuno ha i suoi problemi, ogni assessore dovrà giustificare il motivo per cui non ha fatto le cose se qualcuno ha fatto una denuncia, e che a tempo debito saranno i residenti a dover fare causa al loro consiglio per il motivo per cui questa situazione appare sulle spiagge”.

    “E se c’è qualcuno che può dimostrare di essersi ammalato, allora si lamenterà, ma questa non è la nostra funzione, chiediamo che chi può e deve risolva il problema, e chiediamo che chi ne è a conoscenza ci dica perché non c’è un piano per evitarlo”, conclude.

    Bina Bianchini

     

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