Dosi, il poliziotto eroe italiano

Dosi è il fautore di una polizia moderna invidiata dal mondo!

Il Nostro, l’orgoglio della Polizia Italiana, è stato investigatore, agente segreto, Questore, Regio Console. Anche autore e attore al cinema e a teatro, scrittore di gialli. La sua poliedrica vita è stata sangue, sudore e lacrime. Con una strabiliante carriera che lo ha portato dal manicomio a diventare capo dell’Interpol Italiana. Giuseppe Dosi è stato il più moderno poliziotto italiano fin dall’inizio della sua carriera nel 1913 come Delegato di Polizia. Ha risolto il caso del finto attentato contro il vate Gabriele D’Annunzio, liberando Mussolini da ogni sospetto. D’Annunzio era infatti il suo unico concorrente alla guida del movimento fascista. Il successo aveva risvegliato la fiducia del Duce, che gli affidò diverse missioni segrete, alcune riguardanti documenti compromettenti per lui. Dosi è anche riuscito a salvarlo da un attentato.

Ma non esiste la felicità duratura, infatti mentre raggiungeva la fama col caso Girolimoni, sono cominciati i suoi problemi col capo della polizia Arturo Bocchini, detto il “vice-duce”. Dosi ha disobbedito ai suoi ordini riuscendo a dimostrare l’innocenza di Gino Girolimoni, detto il Mostro di Roma. Secondo lo storico Mauro Canali, in quel momento della sua carriera si è evidenziata la sua eccessiva voglia di protagonismo. Invece io credo che Dosi sia stato fedele prima alla propria coscienza, dopo al capo. Lo scontro con lui poteva finire soltanto con la sua sconfitta. Questo uomo spavaldo si è anche opposto alla stampa colpevolista dell’epoca. Oggi, nel mondo del grande fratello, abbiamo una stampa che solitamente si mostra perdonista come giustificazione del politicamente corretto. Bocchini vedeva Dosi come un bravo poliziotto ma difficile da gestire, non sarebbe mai stato un poliziotto funzionale al regime. Cominciava per Dosi un decennio di emarginazione dove sarebbe stato inviato a svolgere indagini in località periferiche, molto al di sotto delle sue capacità. Nonostante tutto in quel periodo ha collaborato all’arresto, a Roma, del serial killer Cesare Serviatti, detto l’uomo col cadavere nella valigia.

Sapete che il Nostro è stato da sempre un amante del teatro? Nel 1934 ha composto la pièce L’Aurora. Ha anche scritto dei gialli, facendo irritare Bocchini, poiché rivelava alcuni meccanismi della polizia del regime. E tutto è peggiorato con la scritta delle sue memorie per Mussolini, dove descriveva il suo bel lavoro in servizio. Quelle saranno chiamate “Il Libro del Diavolo”, erano un atto di accusa pesante verso la polizia. Diventato ormai un elemento pericoloso, Bocchini lo fece rinchiudere prima al carcere di Regina Coeli e dopo nel manicomio di S. Maria della Pietà. Ma Dosi ha saputo resistere coraggiosamente. La vita di Dosi sembra una pièce di teatro. Con la moglie al suo fianco, che ha fatto del suo meglio per aiutarlo in un tempo in cui la famiglia soffriva la fame ed era pedinata dalla polizia, mentre Dosi era incarcerato. È un paradosso come abbia rischiato la vita con i criminali ma anche subito il pericolo di essere annientato dal regime. Con la morte del suo boia è stato liberato dal manicomio e licenziato dal lavoro. Nel tentativo di ricostruire la sua vita, si è occupato allora della sicurezza interna del E.I.A.R, Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche.

Nel giugno del 1940 l’Italia è entrata in guerra a fianco della Germania. Nel settembre del 1943 è nata la Repubblica Sociale Italiana, i fedeli di Mussolini si sono trasferiti al Nord mentre l’Italia meridionale veniva invasa dagli Alleati. Roma è stata occupata per 8 lunghi mesi da i tedeschi, i romani hanno sofferto fame e persecuzioni. Il 4 giugno del 1944 gli anglo americani sono entrati a Roma dove sono stati ricevuti come salvatori. Quella mattina Dosi, che abitava vicino, è arrivato al palazzo di Via Tasso 145, la caserma delle S.S. a Roma, un luogo di prigionia e torture. Ê stato provvidenziale poiché nel momento l’edificio stava subendo un saccheggio. Il Nostro conosceva differenti lingue straniere come il tedesco, ciò gli ha permesso di salvare dal rogo degli importanti documenti nazisti. Con quei documenti ha pubblicato un libro e li ha resi noti agli Alleati. È cominciata così la sua collaborazione con loro, diventando funzionario del controspionaggio americano.


Dosi torna al suo primo amore, infatti nei suoi esordi ha indagato sugli attentati degli anarchici. Anche sui comunisti che volevano stabilire il loro regime in Italia. In quel momento c’erano i primi segni della guerra fredda, quindi era necessario che la polizia rivedesse le sue strategie in base alle esigenze dell’anticomunismo. Dosi era un eccellente contatto della Polizia Italiana con la polizia degli altri paesi della NATO. Nel 1950 il Nostro propose l’acronimo Interpol alla sua assemblea, diventando il capo dell’Interpol Italiana.

Questo poliziotto in permanente aggiornamento, si è occupato della criminalità transnazionale, come la tratta delle bianche ed il traffico di stupefacenti. Anche della creazione della Polizia Femminile nel dicembre del 1959. Nonostante nel dopoguerra ci sia stata una crescita dei delitti, l’infaticabile attività del Nostro ha fatto dell’Interpol Italiana uno strumento di straordinaria efficacia. L’uomo che il fascismo ha voluto distruggere, in un’Italia democratica ha potuto finalmente occupare il posto che meritava, e mettere le sue abilità al servizio della società. La sua lunga carriera di poliziotto si è conclusa nel 1956 dopo 43 anni di servizio, ma lui non è andato in pensione. Con la sua vasta esperienza e le nuove tecnologie anticrimine, ha fondato a Roma l’agenzia internazionale di investigazioni Federpol.

Volete sapere quanto era abile nel travestirsi? Lui è stato scritturato dal Teatro Argentina come attore generico. Dopo è diventato un attore caratterista abile nell’arte dell’imitazione e del travestimento. Ciò gli ha permesso d’infiltrarsi tra i delinquenti: guardate questi suoi 12 personaggi. In quell’epoca aveva scritto già diverse pièce di teatro. La sua carriera si è fermata poiché la compagnia se n’è andata in America. Con lo scopo di ottenere un impiego sicuro ha cominciato presso l’Università i Corsi di Criminologia del medico Salvatore Ottolenghi. Lì è entrato in contatto con le più moderne tecniche della polizia scientifica. Nell’anno 1913 ha partecipato al concorso come alunno Delegato di Polizia, cominciando la sua carriera.

Non è giusto parlare di Giuseppe Dosi come dello Sherlock Holmes italiano, come qualcuno ha fatto, e non mi parlate di Montalbano. Se faccio un paragone con Montalbano, concludo che lui non va bene nemmeno per allacciare le scarpe a Dosi. Dosi potrebbe far arrossire di vergogna Sherlock Holmes oppure Nero Wolfe. Ha rischiato la sua vita, mentre è sicuramente più facile stare come Holmes sdraiato sul divano. Mi considero IL diletto alunno di Nero Wolfe, parlo sul serio. Nonostante questo, vi dico che lui stava sempre a casa sua a fare le inchieste tramite i suoi aiutanti. Aggiungo che dopo l’11 settembre è cresciuta l’importanza della pubblica sicurezza. Adesso la polizia ha un altro strumento che non esisteva all’epoca di Dosi: pedinare le persone su internet. Nel caso qualche distratto non si fosse reso conto siamo nel grande fratello, cioè siamo indagati tutto il tempo.

Ps. A marzo vi aspetto con “Ugo Tognazzi, il detective che lavora in famiglia”.

Commissario Steneri