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    SCAVO ARCHEOLOGICO a La Orotava

    Spesse volte ci lamentiamo per la mancanza di cultura nelle isole.

    Avvertiamo questa assenza perchè poco visibile per le strade cittadine.

    In realtà c’è, è presente, semplicemente non risponde ai canoni ai quali siamo abituati.

    Le isole non hanno vissuto il rinascimento, come il nostro, per cui mancano le statue che adornano e arricchiscono piazze e strade, monumenti di valore storico, i pochi che ci sono sono legati al franchismo.

    Le isole però sono ricche di musei e la sensibilità alla cultura scientifica è diffusa in tutte le isole.

    Fondazioni, musei, associazioni, sono presenti in ogni cittadina, le isole ospitano anche una discreta popolazione di scrittori contemporanei, artisti e fra poco la storia delle isole, e di Tenerife, vedrà il debutto dell’archeologia urbana.


    Una forma a cui noi italiani siamo abbastanza abituati, opere architettoniche di un tempo che fu immerso nella realtà contemporanea.

    Sarà così a breve a la Orotava.

    Superiamo la fase archeologica legata all’antropologia, superiamo cioè l’archeologia dei guanchi  degli aborigeni, la grotta di Bencomo, e passiamo già all’archeologia urbana.

    Si sta scavando nel centro storico de la Orotava per riproporre una memoria storica perduta per un incendio.

    Un po’ di mistero. Si scava nel convento di san Lorenzo, nel 1519 chiamato “El Escorial” per la sua magnitudine, logistica e importanza sociopolitica. 

    In epoche di conquiste e di missioni la terra canaria, e Tenerife ovviamente, vedeva la sua cristianizzazione.

    L’ordine dei francescani fu, non solo il primo ma, il più importante degli ordini ad insediarsi nel territorio.

    Le zone più ampie, strategicamente importanti delle città erano donate all’ordine francescano.

    Così scopriamo qualcosa in più sull’importanza sociale del secolo XVI che legava a un doppio filo i feudatari locali e i religiosi.

    Nella città de La Orotava, importante centro, un’intera piazza di discreti ettari, nella parte centrica e leggermente rialzata, una intera area dai mulini a Casa Lercaro, fu donata all’ordine da Bartolomeo Benitez de Lugo, nome che riecheggia in strade e case storiche di Tenerife, con il fine di costruire un convento.

    I capitali economici che venivano reinvestiti nella società tinerfeña provenivano dai feudatari locali.

    Nella città de la Orotava la combinazione di responsabilità ecclesiastiche e una disponibilità economica autoalimentata dai possedimenti ecclesiastici, fusero gli interessi della  borghesia con quelli del clero.

    Stiamo parlando di una epoca nella quale il clero era l’unico con potere politico derivato dall’uso privativo della cultura.

    L’accesso alla scuola era privilegio ecclesiastico e in conseguenza la elite colta “militava” nelle file dei terziari dei canonici e della borghesia legata a doppio filo con il clero.

    Oltre alla cultura esercitava un potere giudiziale e percepiva somme di denaro dalla rendita agricola.

    La società stava al punto di subire una evoluzione e una immediata fermata a cavallo proprio di quegli anni abbiamo l’esportazione della cochinilla, la denominazione di porto franco, la presenza di stranieri sull’isola e una promessa di sviluppo anche nella società civile poi una battuta d’arresto con l’assolutismo di Ferdinando VII.

    Nel 1801, però, un incendio distrusse una parte del convento.

    Sono anni convulsi questi: la società sta cambiando, i movimenti politici paventava l’idea di una necessaria espropriazione dei beni ecclesiastici a favore della proprietà statale.

    In questi convulsi anni si verifica l’evento misterioso dell’incendio al convento dei francescani. Le cause non furono mai ricercate.

    Nel 1836 viene poi promulgata una legge di esproprio di terreni agricoli in possesso alla chiesa, in quella data 28 erano i conventi dislocati a Tenerife più del triplo di quelli presenti nelle altre isole.

    Solo un anno prima, nel 1835, venne ordinata la soppressione della comunità francescana operante nel convento e la espropriazione di ció che restava dell’intero immobile.

    Nel 1840 il comune de la Orotava chiede alla Corona la cessione dell’intero terreno, comprese le rovine del convento e tutta l’area denominata Llano de San Sebastian.

    Nel 1841 la Corona accoglie l’istanza: la regina Isabella II concede al comune la titolarità dell’immobile con la preghiera di mantenere attivo il culto nella chiesa.

    Nel 1868 nel registro di propietà del comune de la Orotava viene iscritta la parcella del convento francescano, tuta la sua area e possessione.

    Ma già l’ordine non era quello di prima. L’ordine francescano fu il primo stabilitosi, fu il più rifocillato dalle sovvenzione religiose e private, fu quello che subì un incendio e dopo dell’incendio i suoi spazi furono ridotti e la sua esperienza una anonima da condividere con altri ordini religiosi.

    Gli anni passano, anche i secoli, e la superficie rimane sepolta sotto un orto. Un po’ di mistero no?

    Nel 2021 si presenta agli uffici di patrimonio del comune la richiesta di sondaggi per avviare scavi archeologici per il recupero a fini storici dell’area distrutta dall’incendio.

    Abbiamo incontrato il responsabile di Patrimonio de la Orotava, Pablo Torres e l’assessore a cultura e turismo, Delia Escobar, per spiegarci e orientarci nella proposta ricevuta.

    L’intera area oggetto del sondaggio è catalogata come bene di protezione integrale di interesse culturale tutta l’area così come ciascun immobile su di esso costruito e soggetto a ripristino di tutte le strutture in esso edificate e/o distrutte.

    Seguendo quindi i passi di conservazione e restauro, tanto degli spazi identificati come pati interni tanto come quelli esterni, considerando come viabile da un punto di vista tecnico si approva la richiesta di sondaggio archeologico avanzata dalla società PRORED, Archeologia, patrimonio e società di Santa Cruz di Tenerife, esperta in scavi.

    La volontà socio politica di oggi spinge per una cultura più rappresentata e viva e quindi quell’arco che si vedeva metà interrato nell’orto dell’ex convento francescano di San Lorenzo insieme ad una canalizzazione di colonne intravista in una retta nella parete, hanno alimentato una curiosità archeologica.

    Con il parere favorevole dell’ufficio di Patrimonio del Governo di Canaria si è proceduto all’avio della ricognizione archeologica.

    A gironi si dará conclusa l’opera di ricognizione il periodo dato per il sondaggio e i rilievi e si procederá all’apertura dello scavo archeologico vero e proprio nell’area identificata come interessante per il processo di scavi.

    A realizzare lo scavo sarà la già citata impresa PRORED per un presupposto iniziale di 15mila euro circa per la ricognizione e le opere di sondaggio.

    Dalle prime analisi si legge nel progetto che la Prored ha presentato al comune, che lo spazio è stato completamente trasformato.

    Un orto sopra quella che doveva essere un’ala del convento.

    Probabilmente anche la parte del cimitero è interessata e non si esclude la possibilità di ritrovare anche i resti di San Lorenzo. 

    Gli archeologici che dirigeranno il lavori ovviamente presenteranno la memoria corrispondente ai ritrovamenti e permetteranno lo studio e ricerca sui reperti.

    Dato per concluso, nel nostro secolo la venerazione alle ossa dei Santi, probabilmente l’interesse che attirerà studiosi e storici verterá sullo stile architettonico, sulla vita da convento e sui materiali a disposizione del fortissimo ordine francescano oltre le colonne d’ercole.

    L’università è ovviamente interessata e certamente storici dell’arte religiosa o storici sulla presenza dell’ordine francescano nell’isola, avranno un richiamo interessante.

    Motivo per cui risulta importante recuperare ció che si suppone sia rilevante e sepolto dalla macerie.

    La PRORED ha proceduto a un registro fotografico della superficie interessata, ad una pulizia dell’area per rimuovere la vegetazione che ostruisce la visibilità dell’area, un registro fotogrammetrico dell’area sulla quale intervenire con la scavo vero e proprio; ovviamente il ritiro del materiale, lo sgombro per terra smossa, uno scavo archeo stratigrafico, classificazione e studio dei reperti, planimetria e disegno dell’area e il conclusivo registro fotogrammetrico.

    Il comune de la Orotava mantiene il diritto di pubblicazione e divulgazione del materiale ritrovato oltre alla società direttrice degli scavi e i reperti saranno donati al museo archeologico di Tenerife.

    di Giovanna Lenti

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