Lettera al Direttore: Assurdo del certificado covid

Il mese di gennaio inizia a la Orotava con l’arrivo della guagua vaccino.

Una chiamata alla terza dose di vaccino invita gli utenti di internet, che seguono la pagina dell’ufficio stampa del comune de La Orotava, a vaccinarsi presso il punto vaccino dell’estesa calle nei pressi del centro di salute.

Poche le spiegazione, ma del resto c’è poco da capire, scrivono che se si ha più di 40 anni si può, senza una appuntamento riservato, accudire al pullman predisposto per fare la terza dose di vaccino. 

Specificano che si tratta della seconda per i vaccinati Janssen e Astrazeneca.

Il vaccino di rinforzo sarà moderna. Disponibilità di vaccinarsi dalle 9:00 del mattino alle 14:00 dei giorni 3,4,5 e 7 di Gennaio.

Mi presento all’appuntamento sapendo che sono passati i sei mesi richiesti per la dose di rinforzo.

Alle nove arrivo e trovo una fila immensa, ma della guagua nessuna traccia.

Passano i minuti, la fila aumenta e della guagua nessuna traccia.


L’attesa inizia a pesare.

Qualcuno tossisce, qualcuno starnutisce qualcuno commenta il “roscon dei re magi”, qualcuno parcheggia male che deva fare circa trecento manovre per parcheggiare bene, qualcuno sposta le transenne per arrivare a casa sua senza dover fare il giro della zona, la mattinata passa con distrazione, ma se è vero che sono giorni di festa, non tutti però sono in ferie: il mio telefono squilla in continuazione, il mio e quello di altri, ma in linea generale la tranquillità di non dover allontanarti molto dal proprio paese per vaccinarsi vale un pò di attesa.

Alle 10.00 arriva la (benedetta) guagua vaccino, la voce che è arrivato si passa da un punto all’altro della chilometrica fila.

Alle 10:15 la fila inizia a muoversi, lentamente però, piano pianissimo. Arrivo  fino  in prossimità del pullman alle 12:20.

Ebbene si, tre ore di attesa.

Arrivo alla porta della guagua. Un infermiere con la gioia dipinta sul viso di chi ti sta controllando il biglietto per salire sulla giostra, mi controlla il documento di identità, mi da il gel poi sale, sbriga qualche faccenda, scende dall’altra porta ritorna alla fila, che non si era mossa, e mi ripassa il gel richiedendomi il documento.

Laconicamente rispondo che sono la stessa di prima. Saranno stanchi, li comprendo.

Poi comprendo anche il perché del ritardo. I sei che passano dentro il pullman per vaccinarsi con le mani accuratamente disinfettate, si siedono, sediamo, su sedie che nessuno pulisce.

Un altro infermiere prima di chiedere il documento da una ciarla (spiegazione) sul vaccino moderna.

Utile? Per niente.

Siamo alla terza dose. A questo punto non bisogna indottrinare e né informare nessuno.

Dopo i minuti persi a spiegare del come e del perché un vaccinato Janssen o Astrazeneca possa fare la dose di rinforzo con moderna, anche se in quel momento tutti i presenti hanno avuto la dose Pfaizer, ma va beh una informazione in più non guasta, arriva il  turno e si preparano le siringhe.

Arrivato al mio braccio, l’infermiere si blocca non mi da la dose di vaccino perché, entro nel sesto mese dall’ultima dose di vaccino ma non ho compiuto i 180 giorni richiesti. Per la cronaca ne mancano 4 di giorni.

Chiedo il perché e la risposta è “per il certificato covid”. Allucino…

Però la cosa importante qual è? La chiamata al vaccino per evitare il diffondersi di omicron ecc.. o il certificado covid emesso a tempo? è il vaccino o il certificato?

Mi rispondono che se mi danno il vaccino oggi il certificato covid non registra la terza dose.

Così gli prospetto l’assurdo: fra 4 giorni vaccinate? No. Il primo giorno utile è il 28 di gennaio. E allora fino a quella data, a quando cioè non avrò un appuntamento presso una struttura ospedaliera che dia la terza dose di rinforzo io avrò il certificado covid scaduto, non avrò la copertura di fronte alla variante omicron perché nessuno vuole farmi il vaccino che voglio fare.

Racconto all’infermiere che forse è una assurdità visto che il certificato deve certificare che sono vaccinata non che sono in regola con una burocrazia di terminali computerizzati.

Non avrò il certificato covid in regola dall’8 gennaio. Cosa faccio? Io e tutte le altre prima o dopo di me nella mia stessa situazione?

Scendo dal pullman e osservo la gente tutta contenta di essere invece dentro i 180 giorni.

Non gli importa più vaccinarsi gli importa avere un privilegio.

Segnare la differenza tra l’escluso e il rifiutato. Questo ha portato il certificato covid.

Non lo ha portato il vaccino lo ha portato la ristrettezza mentale e la poca elasticità dei burocrati.

Ridicoli no? Ma forse più ridicoli erano i colleghi della stampa locale che con telecamere e microfono intervistavano i vaccinati con la terza dose.

Per ottenere cosa? È possibile che le iniziative sociali, sanitarie culturali, qualunque esse siano non riescano ad avere una impronta di giornalismo di inchiesta?

Non riescono a sollevare dubbi? A rispondere a domande? No, sono autocelebrativi.

Viva la terza dose, viva il comune che ha organizzato il pullman.

Senza chiedere agli operatori che cosa significa una vaccinazione senza appuntamento.

Cosa significa per i centri ospedalieri e i centri di salute. Che vantaggio hanno nella collettività operazione di questo tipo?

Nessuno che faccia questa domanda, tutti a chiedere solo “pensa che sia utile vaccinarsi?” A chi ha appena fatto tre ore di fila per la terza dose? Ovvio che è contento, ne ha già fatto due.

Perché non ha chiesto del ritardo di una ora. Mancavano i vaccini? Non erano pronti? Perché non chiedere se chi ha fatto la fila aveva già prenotato la terza dose presso l’ospedale e chiamerà per disdirla?

E perché comunicare solo al momento della salita al pullman il requisito minimo dei 180 giorni?

Perché? Mancano le dosi e l’uscita d’emergenza è stato un fantomatico decreto della sanità sul certificato covid?

Superficialità? Può essere.

Il motto “lo que hay” non basta più. Voglio che qualcuno mi spieghi perché un documento nato per regolare mi rende di fatto una irregolare con due dosi di vaccino e la volontà della terza.

Una motivazione in più per dire che il certificato covid è una grande e socialmente pericolosa cavolata.

Lettera firmata