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    Poveri bimbi

    Questo mese l’arca del mistero si trova a navigare per tutto l’arcipelago per portare alla luce una verità nascosta delle isole.

    Dopo la conquista spagnola e la conseguente cristianizzazione delle isole, la visione dei peccati capitali e la paura dell’inferno creò situazioni sociali al limite dell’aberrante.

    Un evento molto comune in tutte le zone delle isole era l’abbandono di neonati nelle strade, davanti alle case di famiglie agiate, conventi e centri di carità.

    I motivi degli abbandoni realmente erano vari, dall’impossibilità di mantenerli per le famiglie povere, incesti o concepimenti fuori del matrimonio.

    Per tali motivi questi bambini venivano considerati impuri e portatori del peccato.

    Quando venivano accolti nei conventi e monasteri a questi bebè esposti alla strada veniva dato il cognome “Exposito” come marchio sociale per loro e i loro discendenti.


    Durante il secolo XVII in Gran Canaria la situazione era diventata incontrollabile e in un tentativo di nascondere il problema si decide di cambiare il cognome di tutti i nuovi bambini abbandonati utilizzando il nome del patrono che in quel caso era Sant’Anna.

    Per questa ragione si inizia a chiamare i neonati “Santana”.

    Anche la chiesa considerava l’abbandono dei figli come una trasgressione del quarto comandamento dove onorare il padre e la madre comporta la responsabilità di questi nel crescere e prendersi cura dei figli.

    Per dare una sorta di riduzione di pena divina decidono di considerare questi atti come un semplice peccato morale se l’abbandono era dato per l’impossibilità di prendersi cura dei neonati o fosse il frutto di relazioni peccaminose che potrebbero attentare all’onore delle famiglie.

    Lo stato nel tentativo di limitare la visione di questi neonati per le strade morendo di fame o freddo decide di creare delle istituzioni chiamate “casas-cuna” (case culle).

    In queste istituzioni si creavano cassetti giratori dove le famiglie potevano depositare i bebè, suonare una campanella e dall’interno le addette attivavano il meccanismo girevole che portava l’esserino all’interno dell’istituzione mantenendo l’anonimato dei genitori.

    Inoltre lo stato decide di cambiare le leggi considerando queste persone marchiate dal disonore assimilando le pene in caso di delitto a pene uguali a quelle degli altri cittadini, proibendo le bastonate pubbliche e le pene di morte per i delitti lievi.

    Tutte queste soluzioni però portavano a un problema ancora più grande, in quanto lo stato e la chiesa dovevano farsi carico di questi bambini assumendo donne per allattarli.

    Subito si rese palese che alcune famiglie senza risorse economiche decidevano di abbandonare i figli e poi le madri si offrivano per l’allattamento per così ricevere un aiuto economico.

    Per dissuadere da queste pratiche fraudolente le organizzazioni statali-religiose decidono di pagare le donne ogni 6 mesi e dando in molti casi meno soldi aggiungendo vestiti e prodotti necessari alla crescita di questi bambini.

    Durante gli anni la situazione non è migliorata e la quantità di abbandoni era così grande da non poter essere sostenuta e i dati dei registri ufficiali rivelano un tasso di mortalità all’interno delle istituzioni intorno al 70% ed in alcune isole intorno al 1800 arrivano al 96,6% dovuti quasi sempre per denutrizione in quanto ogni donna doveva alimentare fino a 6 bambini contemporaneamente.

    Questa situazione trovò una soluzione nella seconda metà del 1800 quando un’impresa scopre la forma di creare latte in polvere per neonati.

    Grazie alla produzione del latte che si iniziò ad impiegare in forma massiccia le case cuna poterono funzionare senza dipendere dalle donne donatrici di latte e garantendo l’alimentazione dei piccoli.

    Loris Scroffernecher

     

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