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    Diritto alla casa: cosa dice il progetto di legge

    Si stima che il progetto di legge per il diritto alla casa verrà approvato nel terzo trimestre del 2022 ed entrerà in vigore dopo 18 mesi dalla sua pubblicazione nel BOE.

    Ciò significa che vedremo gli effetti di questa controversa normativa solo all’inizio del 2024.

    Anticipiamo i punti salienti:

    -I grandi proprietari, cioè persone fisiche o giuridiche con più di 10 immobili di proprietà (esclusi garage e magazzini) o con una superficie costruita superiore a 1.500 m2, dovranno adeguare il prezzo di locazione degli immobili siti in aree cosiddette tensionali, all’indice di riferimento stabilito dall’Amministrazione locale.

    Cosa si intende per area tensionale?

    A logica si tratterà di una zona con un’elevata percentuale di popolazione a rischio di esclusione sociale e conseguentemente un’elevata richiesta di alloggi popolari.


    In ogni caso la dichiarazione di un quartiere o Comune come zona tensionale dipenderà dalla combinazione dei criteri stabiliti dal Governo e da ciascuna Comunità Autonoma.

    Qual è l’indice di riferimento?

    In queste aree il canone medio di locazione non potrà essere superiore al 30% del reddito medio degli abitanti del quartiere in questione.

    Ad esempio se il reddito medio annuale di un quartiere è di 20.000 euro, il prezzo di locazione non dovrà superare i 6.000 euro all’anno (500 euro al mese).

    -Negli edifici di nuova costruzione il 30% degli alloggi entreranno a far parte del patrimonio pubblico ed almeno la metà di questa percentuale dovrà essere destinata all’affitto sociale, cioè con prezzi calmierati.

    -Accanto al classico concetto di “vivienda protegida”, direttamente gestita dall’Amministrazione Pubblica, si affianca il nuovo concetto di “vivienda asequible incentivada”.

    Infatti i piccoli proprietari (persone fisiche o giuridiche con meno di 10 immobili) che decidano di abbassare il canone di locazione delle loro proprietà di almeno il 5% rispetto al contratto precedente potranno beneficiare di una riduzione del 50% della base imponibile nella dichiarazione dei redditi.

    Nel caso in cui in cui oggetto della locazione sia un immobile recentemente riformato (nei due anni precedenti) la riduzione sarà del 60%, mentre nel caso in cui il contratto di affitto coinvolga giovani tra i 18 e i 35 anni o faccia parte di un qualsiasi programma di edilizia popolare che limiti il ​​reddito da locazione sarà del 70%.

    Se poi l’immobile si trovasse ubicato in un’area classificata come tensionale la riduzione arriverebbe al 90%.

    Il progetto di legge lascia in ogni caso spazio all’Amministrazione competente riguardo la concessione di benefici anche di altra natura, ad esempio urbanistica.

    -Per favorire l’affitto di case lasciate vuote da più di due anni, il Governo consentirà all’Amministrazione locale di incrementare l’aliquota IBI (sino ad un massimo del 150%) ai proprietari con più di quattro immobili nello stesso Comune. 

    -La riforma prevede un aiuto di 250 euro durante 2 anni per i giovani tra i 18 e i 35 anni con reddito annuo inferiore a 23.725 euro e titolari di affitti per un valore massimo di 600 euro.

    Nel caso delle famiglie più vulnerabili questo aiuto sarà compatibile con ulteriori aiuti diretti alla locazione.

    -Al fine di promuovere l’intervento dei servizi sociali per fornire una risposta abitativa alle famiglie vulnerabili colpite da un ordine di sfratto, il termine per l’avvio degli sgomberi sarà prorogato da uno a due mesi quando il proprietario dell’abitazione sia una persona fisica e da tre a quattro mesi quando il proprietario sia una società.

    -Gli alloggi classificati come viviendas públicas (altresì chiamate viviendas sociales) saranno considerati patrimonio dello Stato a tutti gli effetti e come tali sottoposti ad uno stretto regime di protezione soprattutto relativamente alla loro inalienabilità.

    Il testo in discussione è oggetto di critiche ed è tacciato dai suoi detrattori di essere uno strumento di propaganda politica più che la concretizzazione dell’impegno sociale promesso dal Governo.

    Particolarmente controversi sono i punti riguardanti la definizione delle aree tensionali, i criteri per stabilire cosa s’intende per alloggi vuoti al fine di applicare l’eventuale maggiorazione IBI e l’efficacia del bonus di 250 euro per i più giovani, considerando l’assenza di specifiche politiche per il lavoro che garantiscano la stabilità lavorativa a lungo termine.

    Avv. Elena Oldani

    Fonti:

    https://www.lamoncloa.gob.es – sezione Consejo de Ministros

     

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