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    Il futuro della superfajana: protezione ambientale o terreno agricolo

    Il Cabildo dovrà assumere, all’interno del Plan Insular de Ordenación, la destinazione della nuova terra creata dal vulcano.

    L’enorme distruzione del litorale nella regione occidentale, una delle zone con il maggior potenziale di sviluppo urbano prima della crisi vulcanica, e la creazione di una grande striscia di terra ancora in crescita, richiederà un nuovo piano regolatore in cui dovranno intervenire i comuni di Los Llanos de Aridane e Villa y Puerto de Tazacorte.

    Aspetti così distanti tra loro come l’eccezionalità della situazione generata dall’eruzione vulcanica e il diritto amministrativo e urbanistico in vigore dovranno essere combinati.

    “La legge non è immutabile, quindi può cambiare e possono essere prese decisioni straordinarie a causa della gravità di ciò che la popolazione ha vissuto”.

    Ángel Lobo Rodríguez, dottore in diritto amministrativo e docente all’Università di La Laguna, spiega che “si impone la Legge delle Coste, e qualsiasi terreno bonificato dal mare, come nel caso della striscia di terra che si è creata in questa zona della costa (fajana), diventa dominio pubblico marittimo-terrestre”.

    Lobo ritiene che, secondo le regole del diritto amministrativo, il futuro dello sviluppo di questa zona è soggetto all’apertura di un dossier che “determinerà il confine che segnerà la divisione tra il dominio pubblico marittimo-terrestre e la proprietà privata”.


    L’alterazione di questo litorale, che non ha niente a che vedere con quello che esisteva prima di questo disastro naturale e che offre uno spazio trasformato, ha il territorio più giovane del mondo, una striscia di 39 ettari che continua a crescere.

    “La pianificazione deve essere sempre strettamente legata alla realtà fisica del territorio, ora totalmente trasformato dall’eruzione vulcanica”, spiega Lobo.

    “La cosa naturale è che in futuro, questo terreno sarà classificato nel quadro del piano di sviluppo municipale (PGO) di Tazacorte e con il piano di sviluppo insulare di La Palma (PIOLP), nelle mani del Cabildo”.

    Il ruolo della corporazione insulare sarà fondamentale in questo processo, dato che “sarà lei a stabilire la vocazione del territorio, optando per la protezione ambientale o per altri tipi di protezione, ma chi ne determinerà in definitiva l’uso saranno gli stessi consigli comunali”.

    Il professor Lobo ritiene probabile che “a medio termine, la fajana sarà dichiarata protetta dal punto di vista ambientale, e a più lungo termine, una parte di essa sarà probabilmente classificata come protezione agricola”.

    Quello che succederà alla fajana è ancora un’incognita per gli avvocati e gli specialisti dell’urbanistica, anche se è chiaro che quando l’eruzione sarà finita e la lava smetterà di alimentare questa nuova piattaforma vulcanica che fa già parte del territorio dell’isola, i suoi primi 100 metri saranno inevitabilmente una linea di confine.

    Franco Leonardi

     

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