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    Dal passato emerge un uccello gigante

    Questo mese l’arca del mistero si dirige in una delle isole più a est dell’arcipelago per far conoscere una scoperta archeologica recente, che aggiunge mistero a una delle leggende guanche considerate parte della mitologia religiosa.

    Gli antichi abitanti dell’isola di Lanzarote, chiamati “Majo”, narravano nelle loro leggende dell’esistenza di un demonio rappresentato come un uccello di grandi dimensioni, carnivoro e con la predilezione per alimentarsi di bambini.

    Questi esseri venivano descritti con un becco molto lungo e seghettato con lunghe piume bianche e nere, una coda larga e le zampe molto forti e con artigli potenti.

    I naturalisti sempre hanno relegato questi uccelli al mondo della criptozoologia comparandoli con altri uccelli mitologici come l’uccello del tuono degli indiani d’America, il serpente alato dei Maya o il Karuna dell’induismo.

    Intorno all’anno 2010, alcuni scavi archeologici realizzati nella zona di Orzola e nelle scogliere di Famara hanno portato alla luce vari gusci di uova di dimensioni notevoli tra gli stati di lava vulcanica risalenti alla fine del periodo cretacico.

    In quel periodo l’isola era realmente un insieme di terreno vulcanico che creava un piccolo arcipelago aggiungendo strati lavici uno sull’altro in un processo simile alle isole hawaiane fino a conformare l’isola che oggi possiamo ammirare.


    Inizialmente si pensò a uova di una specie di uccello simile a uno struzzo gigante originario dell’isola del Madagascar chiamato volgarmente uccello elefante.

    Questa teoria però creava un problema intrinseco insormontabile, come poteva essere arrivato sull’isola un uccello terrestre che non poteva volare?

    Un secondo gruppo di esperti per rispondere a questo quesito ha ripreso gli scavi dopo più di 10 anni e ha proposto la possibilità che queste uova siano di un animale appartenente alla specie degli pellagornitidi.

    Il miglior candidato sarebbe un uccello dall’aspetto simile a un gabbiano, con un becco particolarmente lungo e seghettato, con una apertura alare variabile tra i 5 e i 6 metri ed un peso approssimativo di 25 chili.

    Resti fossili di questi animali si sono trovati in varie zone del nord e centro Africa e questo potrebbe valorare la possibilità di una migrazione fino alle isole, ricche di rettili e pesci grazie alla fertilità della terra e delle acque circostanti.

    Le similitudini tra le leggende degli aborigeni e le descrizioni scientifiche sono evidenti ed innegabili ma contemporaneamente generano un problema temporale evidente.

    Come potevano conoscere queste popolazioni l’esistenza di un animale che gli archeologi situano milioni di anni prima dell’esistenza dell’essere umano?

    Un’ipotesi plausibile potrebbe essere che questi uccelli avessero trovato un habitat cambiante però che gli abbia permesso di sopravvivere sulle isole fino all’arrivo degli esseri umani e probabilmente iniziare una lotta per il predominio del territorio che inevitabilmente sarebbe finita con la loro estinzione.

    L’equipaggio dell’arca non propende per nessuna ipotesi però risulta affascinate che i “Majo” descrivessero degli esseri che la scienza oggi afferma potrebbero essere esistiti realmente.

    Loris Scroffernecher

     

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