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    Il governo delle Canarie ha buttato via il macro-progetto di hotel di lusso a Punta de Abona

    Il governo delle Canarie ha approvato oggi, nel Consiglio di Governo, il rifiuto dell’iniziativa della validità del regolamento urbanistico sussidiario di Arico, nella zona di Punta de Abona, per la modifica del suo contenuto e l’istituzione di norme sostanziali transitorie di gestione.

    La proposta di modificare il regolamento è stata promossa dal Cabildo di Tenerife nel 2018, dopo che è stato dichiarato di interesse strategico il progetto “Punta de Abona”, promosso dalla società Playa de Arico S.A., che mira a realizzare un complesso turistico composto da quattro hotel a cinque stelle con 3.000 posti letto.

    Il ministro per la transizione ecologica, José Antonio Valbuena, ha detto che “abbiamo presentato un rifiuto al Consiglio di Governo per ospitare questi hotel perché l’ambiente è seriamente compromesso, dato che ci sono fino a trenta specie che sono incluse nella lista delle specie spagnole che hanno bisogno di qualche tipo di protezione, ma c’è anche un livello comunitario di dune che è l’unico a Tenerife, e una varietà di fauna e diverse specie di piante, così come gli uccelli migratori.

    Tutto questo rende necessario riconsiderare questo progetto alberghiero, che non solo non porta alcun tipo di beneficio all’ambiente, per quanto molte misure compensative possano essere proposte, ma scatena anche una serie di danni che sarebbero irreparabili per una zona così piena di diversità come Punta de Abona, per Tenerife in particolare e per le isole Canarie in generale”.

    Il governo delle Canarie spiega che questa decisione di blocco si basa, tra le altre ragioni, sulla proposta di sospensione e gestione transitoria che potenzialmente colpisce specie in pericolo (Pimelia canariensis e Atractylis preauxiana) o vulnerabili (Polygonum maritimum e Traganum moquinii), così come tre habitat di interesse comunitario.

    In particolare, si riferisce a scogliere con vegetazione endemica delle coste, dune costiere mobili e macchie termo-mediterranee e pre-stepiche.


    Tutto questo si riflette in un rapporto pubblicato dal Vice-Ministero per la lotta contro il cambiamento climatico nell’aprile 2021.

    D’altra parte, una delle giustificazioni fondamentali per avviare il procedimento è stata la situazione di paralisi della procedura di approvazione del Piano Generale di Pianificazione Integrativa di Arico, situazione che “è cambiata” perché è stato firmato un accordo tra il Comune di Arico e il Ministero Regionale della Transizione Ecologica per la redazione, elaborazione e approvazione del Plan General de Ordenación Supletoria de Arico, che “non giustifica la continuità nell’approvazione di un provvedimento eccezionale” quando può essere risolto con mezzi ordinari.

    Nel gennaio 2020, il presidente del consiglio di amministrazione di Playa de Arico SA, Alessandro Cortesi, ha presentato il progetto turistico che intende realizzare ad Arico, tra Punta de Abona e Abades, che non comporterebbe solo un utilizzo alberghiero di quasi 3.000 posti letto, ma il “più importante progetto di turismo ecosostenibile in Europa”.

    Secondo Alessandro Cortesi, il progetto originale, ideato da suo nonno tra gli anni ’80 e ’90, è cambiato radicalmente e ora è un progetto innovativo per un turismo responsabile ed ecosostenibile.

    L’area prevista per il progetto è di 1,7 milioni di metri quadrati, con un uso alberghiero “che occupa solo il 17% dell’area totale”, ha osservato Cortesi all’epoca.

    I restanti 1,3 milioni di metri quadrati saranno divisi in una passeggiata costiera di 400.000 metri quadrati, un’area di rigenerazione ambientale (560.000), piazze e parchi pubblici (50.000), e varie infrastrutture per attività alberghiere e ricreative.

    Il complesso turistico utilizzerà diverse energie rinnovabili: eolica, solare, idroelettrica, geotermica, marina e aerotermica, combinate con sistemi di gestione e controllo, che forniranno tassi di autoconsumo tra il 70 e il 90%.

    Il progetto Punta de Abona è valutato a più di 300 milioni di euro, richiederebbe tre anni per essere completato e creerebbe 1.550 posti di lavoro diretti.

     

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