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    Un tradimento che valse un regno

    Questo mese, l’arca del mistero approda in una delle isole orientali per far conoscere una leggenda poco nota ma degna di essere ricordata.

    Tutto inizia durante l’epoca della conquista spagnola delle Canarie alla fine del 1300.

    Un navigante chiamato Martín Ruiz de Avendaño approda a Lanzarote.

    Gli abitanti vedendo arrivare i conquistatori si preparano per la guerra organizzando rituali ancestrali di buon auspicio per i giovani scelti per lottare.

    Questa volta però i naviganti sbarcarono senza dare segno di bellicosità e addirittura portando vari doni per la popolazione e soprattutto per il sovrano di Lanzarote Zonzamas.

    Un po’ sconcertati dall’attitudine amabile dei visitatori il re accettò i doni e scelse il paese di Acatife come luogo dove questi potessero riposare dal viaggio e si sentissero come a casa loro.


    Con il passare dei giorni i viaggiatori ebbero la possibilità di conoscere la famiglia reale dell’isola con la quale compartirono esperienze, culture e modi di vita.

    Quando le navi terminarono di essere rifornite di viveri arrivò il momento della partenza e i marinai ripresero il viaggio verso la penisola iberica.

    Nove mesi dopo l’evento, la regina Fayna moglie di Zonzamas dà alla luce una splendida bambina dalla pelle bianca e i capelli biondi a cui dettero il nome di Ico.

    Fin dal momento della presentazione ufficiale al popolo della nuova principessa iniziarono ad emergere dubbi sulla paternità della piccola in quanto non aveva nessuna somiglianza con il padre mentre ne aveva con il giovane Martín. Con il passare degli anni la neonata si convertì in una delle ragazze più belle del regno e tra la schiera di pretendenti fu deciso che doveva sposarsi con un giovane nobile chiamato Guanarteme.

    Nel frattempo il padre muore e dopo una riunione dell’assemblea generale dei nobili dell’isola il titolo di re passa al fratello della giovane, Timanfaya.

    Poco tempo dopo gli abitanti di Lanzarote tornano a vedere le vele spagnole avvicinarsi all’isola, però questa volta in cerca di schiavi.

    La battaglia tra le due fazioni fu cruenta e la differenza di armamenti cruciale per definire i vincitori.

    Come dimostrazione di forza gli spagnoli decisero di catturare e schiavizzare Timanfaya, portandolo con loro insieme a vari altri giovani.

    Senza un capo, gli abitanti si trovarono nella condizione di dover eleggere Guanarteme come nuovo re, però i dubbi sulla reale paternità della giovane Ico impedivano loro di raggiungere un accordo unanime.

    Seguendo le tradizioni il popolo decide di mettere alla prova la principessa per dimostrare che in lei vi sia sangue reale e non dei conquistatori, per questo decisero di rinchiudere Ico in una grotta accompagnata da tre ragazze plebee durante vari giorni, dopodiché si sarebbe riempita la grotta di fumo.

    Se alla fine della prova la giovane fosse sopravvissuta sarebbe stata riconosciuta come figlia dell’anteriore re.

    La notte precedente alla prova la bambinaia e tutrice della giovane le consiglia di cercare all’interno della grotta una spugna di mare e di coprirsi naso e bocca con essa.

    Il giorno successivo le giovani vennero accompagnate alla grotta.

    Quando il fumo inizia ad invadere il luogo, Ico segue il consiglio datole.

    Nel momento in cui i paesani considerano finito il rituale, entrano nella grotta trovandosi le tre giovani morte mentre Ico era ancora viva.

    Da quel momento nessuno ebbe più il dubbio sulla regalità del suo sangue ed accettarono la coppia come i nuovi regnanti dell’isola nonostante l’aspetto europeo della giovane.

    Loris Scroffernecher

     

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