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    Sembra il film l’esorcista…

    Questo mese l’arca del mistero approda in una delle isole dell’arcipelago più ricche di vegetazione, La Palma, per far conoscere uno dei più antichi casi paranormali riportati ufficialmente nei registri di Canaria.

    Tutto ha inizio nell’anno 1628 in una casa di campagna costruita con pietre nere vulcaniche nascosta tra gli alberi della frazione di Tacande che è parte del municipio di “El Paso”.

    La storia ha per protagonisti una famiglia che si trasferisce nella casa sopracitata.

    La madre fin da subito si accorge che durante la notte nella stanza del figlio adottivo di soli tre anni si sentono riecheggiare strani rumori simili a un cantico e a volte il letto del piccolo sembrava muoversi da solo.

    La donna spaventata dai fenomeni chiede aiuto al frate Juan Montiel di LLano de Aridanes, unico rappresentante della chiesa della zona.

    Il frate pensando a una possibile presenza demoniaca decide di passare varie notti nella stanza del bambino cercando possibili spiegazioni.

    Quando il rappresentante della chiesa entra nella casa, lo spirito inizia una conversazione scusandosi per il lavoro extra che gli sta causando e lo rassicura dicendo che Dio lo ricompenserà per gli sforzi.


    Secondo le dichiarazioni del chierico la presenza in realtà era lo spirito di Ana González la madre del bambino, morta di parto e che continuava a proteggere il figlio ed i fratelli maggiori, adottati anch’essi.

    Con il passare del tempo i fenomeni soprannaturali sembrano aumentare di intensità passando da semplici intonazioni di ninnenanne iniziali e una comunicazione rispettosa con il religioso per arrivare a veri e propri cori recitando preghiere e cantici sacri, apparizioni di crocifissi fabbricati con vari materiali sopra a una cassa di legno situata in un angolo della stanza e utilizzate dalla gente che accudiva al posto come talismani portafortuna.

    Dopo varie settimane in cui il religioso era in contatto con l’anima in pena iniziano le possessioni dove la donna utilizza il corpo e la voce del frate per comunicarsi con la cugina, madre adottiva del bambino e dei suoi fratelli.

    In queste sessioni la defunta chiede che si realizzino tre processioni in onore ai tre figli che aveva lasciato e chiede a una delle vicine, moglie del signor Domingo Francisco, che paghi il costo di una forbice che lei le aveva prestato e che quest’ultima aveva perso.

    Dopo aver visto esaudite tutte le richieste e passati quasi 90 giorni dall’inizio del fenomeno, la donna dice di aver concluso la sua missione e che l’angelo Auril che aveva interceduto per offrirle la possibilità di comunicarsi con i vivi la obbligava a tornare al purgatorio per scontare le sue pene.

    Quando lo spirito lascia il corpo del religioso tutti i presenti possono sentire come una pietra cade dal tetto vicino alla porta d’entrata della casa che si apre di colpo.

    Nel luogo dov’era precipitata la pietra iniziò a crescere una pianta di ulivo che si trasformò nel simbolo degli eventi accaduti nella casa.

    Alcune ricerche effettuate recentemente hanno dimostrato che i protagonisti del racconto erano effettivamente persone reali vissute all’epoca dei fatti e le relazioni famigliari tra loro sembrerebbero coincidere e nei registri del Vaticano risulta esserci un manoscritto redatto dal frate che andava descrivendo nei dettagli tutti gli incontri avvenuti con l’entità.

    Loris Scroffernecher

     

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