Fiat 500, anni ‘80

Ogni tanto vedo viaggiare vicino a me una 500 Fiat o un Maggiolino Volkswagen o altre automobili degli anni ’70. La cosa che mi fa stare a bocca aperta è che mi sembrano così piccole!

Nella Panda che guido oggi, mi sembra di essere seduto in un SUV!

Mi chiedo come potevano bastarci, come non trovavamo disagevole lo spazio, e poi come le consideravamo amiche d’importanti giochi, come trasmettevano l’entusiasmo alla vita!

Così mi rendo conto che ci hanno fatto cambiare opinione sul senso delle proporzioni vivibili e annullata la continua sorpresa che ci dava una qualsiasi cosa.

Possiamo parlare di progresso?

O di evoluzione della specie?


D’inevitabile conseguenza per le nostre scelte su desideri non ragionati?

Ci sentiamo adesso più appagati?

Comprendiamo che quelle vetture erano “umili”; erano, agli occhi di oggi, povere e sinceramente necessarie.

Quella povertà però che vivevamo come un segno distintivo infinitamente più ricco della ricchezza e poi semplicemente necessarie, mentre oggi paiono indispensabili gli orpelli che ci propongono di pura apparenza, esteriorità, lustro, finzione.

Il “sacrificio” di viaggiare in cinque sulla 500 era fonte di risate, di appagante appartenenza, di amicizia indelebile, la sensazione precisa che fosse una Caravella per arrivare con i nostri amici (veri) più in là del conosciuto.

Mi viene da esortarmi a riassaporare, per un attimo, per questo periodo pandemico, la gioia dell’abitabilità di dove siamo.

Approfittare di questo periodo di mancanza di vita nell’isola per ricordare com’era decine di anni fa e riscoprire le vecchie strade sterrate che passano vicino ad un vecchio rustico dismesso curiosando dentro per capire come vivevano un tempo.

Percorrere dunque la strada che porta ai normali giorni passati come guidando una piccola semplice utilitaria senza pretese che ci faccia gustare quanto abbiamo dimenticato; imboccare comunque una strada che, alla fine, ci porta dove vogliamo.

E se è vero che “tutte le strade portano a Roma” è anche vero che per arrivare a Roma non dobbiamo per forza andarci con una Ferrari veloce con i vetri oscurati e con il frigobar, l’importante è osservare il paesaggio ricordando sempre che il cammino è già tracciato e lo possiamo percorrere ridendo spensierati magari con qualche vero amico.

Andrea Maino