Celo… celo… manca..

Arearea (Giocosità), Paul Gauguin, 1892

Un recente spot creato per pubblicizzare una valle del Trentino, invero poi criticato e tolto subito dalla rete perché, tra le righe, condannava il “modus vivendi” di Milano, diceva: “Tenetevi il miniappartamento in centro, tenetevi il traffico, tenetevi il cibo da asporto, tenetevi le metropolitane, la Smart, tenetevi l’aperitivo. Tenetevi i lettini abbronzanti, tenetevi la Settimana della Moda, i palazzi, il 5G, gli assembramenti, il distanziamento sociale, i Drive-in, i tutorial, la cyclette. Insomma tenetevi tutto o tenete a voi stessi”.

Lo scopo del video era di far capire che una vita meno convulsa, rispetto a quella metropolitana, non poteva che far del bene al fisico, al cervello e all’animo.

Il messaggio non era male, suggeriva la possibilità di una vita migliore come antitesi di una esagitata.

Shangri-Là vs Milano insomma.

Io credo di vivere, se mi va bene, ancora un 10/15 anni, e mi sto chiedendo che me ne faccio dei 35 cucchiaini che ho nel portaposate del cassetto in cucina e tutto il resto a seguire.


Quando traslochiamo, dopo anni che stavamo in un alloggio, ci accorgiamo di avere oggetti, vestiario, libri che non sapevamo di avere, che non avremmo mai più utilizzato, ci chiediamo cosa li tenevamo a fare e che poi, con una sorta di dispiacere senza senso, buttiamo via.

Guardiamo il corredo di lino ricamato a mano che si tramanda da tre generazioni e sta sempre nel l’ultimo cassetto dell’armadio, guardiamo i piatti mai usati disegnati da Paloma Picasso che ci hanno regalato al matrimonio, guardiamo i delicatissimi bicchieri di Murano ereditati dallo zio veneto, ma guai ad usarli che li rompiamo, guardiamo la maglia dell’Hard Rock Cafe che avevamo preso a New York, mai messa, e che ora ha quattro taglie in meno di come vestiamo.

Per non parlare della gondola Kitsch e delle bomboniere di chissà chi.

Intuiamo che in tutto ciò c’è qualcosa che non va, che qualcuno da fuori ci ha fregato, ci ha illuso che la felicità e il benessere fossero trovare la rara figurina del feroce Saladino.

Oltre che alle volte cercavamo l’amore nelle braccia sbagliate.

Dovremmo invece essere come una sorta di re Mida nel pensiero, cioè, ogni volta che “tocchiamo” una cosa, dovremmo chiederci a che ci serve veramente.

Come osservava Diogene: “ho buttato via la mia tazza quando ho visto un bambino bere con le mani direttamente dalla fonte”.

Andrea Maino

Arearea (Giocosità), Paul Gauguin, 1892